<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309</id><updated>2012-01-11T07:15:37.441+01:00</updated><category term='Musica'/><category term='Pensieri leggermente ubriachi'/><category term='Poesie'/><category term='Buonanotte'/><category term='Narrativa'/><category term='Cinema'/><category term='Gollum'/><category term='Racconti Brevi'/><category term='Fotografie'/><category term='Pensieri'/><category term='Second Life'/><title type='text'>AltreStorie</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>91</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-4433048236302135419</id><published>2010-04-17T00:42:00.004+02:00</published><updated>2010-04-17T00:46:49.487+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><title type='text'>a volte basta affacciarsi alla finestra...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/S8joGDmfWBI/AAAAAAAAC78/8lZovRDdD9E/s1600/P4152827_5.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; 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display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/S4pSkWZj_iI/AAAAAAAACpQ/GIMr-YfE0VQ/s320/sala.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5443253884072230434" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La voce nell’altoparlante lo svegliò da una sonnacchiosa attesa. Una voce calda e femminile.&lt;br /&gt;- Il signor Shiffrin è atteso nella sala esperimenti.&lt;br /&gt;Presente, Shiffrin sono io, pensò mentre si alzava dalla sedia scomoda sulla quale si stupiva di essersi addirittura appisolato.&lt;br /&gt;Imboccò l’unico corridoio che aveva di fronte voltando la testa ora a destra ora a sinistra, per cercare con lo sguardo una targhetta che indicasse la sala esperimenti. L’ambiente non lo aiutava a ridestarsi, si sentiva immerso in un oceano bianco, leggermente fluorescente per via del riflesso delle luci al neon sulle pareti. In fondo al corridoio scorgeva una sagoma completamente bianca, come tutto il resto, e decise di dirigersi verso di essa.&lt;br /&gt;Pensò che poteva essere anche in paradiso per quanto ne sapeva.&lt;br /&gt;Il dottore che lo accolse, in effetti, aveva molto di angelico. Si trattava di un uomo estremamente alto, almeno dieci centimetri più di lui, gli occhi d’un azzurro intenso ed i capelli argentati, come se la vecchiaia lo avesse colto di sorpresa molto prima del tempo. L’uomo in realtà non dimostrava più di trentacinque anni.&lt;br /&gt;Nel mezzo del cammin di nostra vita pensò Shiffrin che pressappoco aveva la stessa età.&lt;br /&gt;Si fermò di fronte a lui ammiccando verso la porta, l’ultima a sinistra, che portava scritto a chiare lettere su di un cartello: “Sala esperimenti”&lt;br /&gt;- Bene, eccomi qui. – disse.&lt;br /&gt;- Già eccoci qui. – fu il laconico commento dell’arcangelo dottore. Davvero Shiffrin si aspettava di vedergli spuntare un paio di ali da un momento all’altro. Sperò che anche le dottoresse fossero della stessa pasta in quell’edificio. E sperò di poterne vedere qualcuna.&lt;br /&gt;- entriamo? – domandò una volta passati cinque secondi di silenzio imbarazzato.&lt;br /&gt;- certamente. – rispose l’uomo, e poi spinse la maniglia della porta spostandola di pochi centimetri verso l’interno della stanza. Si fermò di colpo, interrotto forse da un pensiero balenatogli nella mente o da un improvvisa dimenticanza.&lt;br /&gt;- può aspettare un attimo, per cortesia? – chiese senza incrinare la voce neppure di una virgola.&lt;br /&gt;- certamente. – Shiffrin si ritrovò a rispondere come il dottore poco prima, nel frattempo pensò che l’accoglienza non era il pezzo forte di quell’uomo che scompariva dietro la porta.&lt;br /&gt;Rimase in attesa qualche minuto, fin quando una vocina nella sua testa non iniziò a sussurrare: dov’è finito?&lt;br /&gt;Si guardò attorno. Nessuno. Solo il baluginare bianco etereo nel corridoio. Si immaginò di trovarsi sull’astronave della principessa Leyla nel film “guerre stellari”. Unico passeggero di una nave improvvisamente attaccata dall’impero, costretto a correre all’infinito lungo corridoi accecanti nell’attesa di schiantarsi contro qualche pianeta colonia.&lt;br /&gt;La vocina alzò il volume: dove cazzo è finito?&lt;br /&gt;Probabilmente si era addormentato come lui mentre aspettava. Oppure se ne stava a sbirciare dalla serratura le sue reazioni. Magari l’esperimento era proprio su quello. Volevano vedere dopo quanto tempo avrebbe iniziato a tirare calci contro la porta.&lt;br /&gt;Intanto la vocina nella testa assomigliava sempre più a quella di sua madre che lo derideva: “ non sai neppure mostrare i coglioni, guardati, solo in un corridoio vuoto e una porta che non hai nemmeno il coraggio di aprire”&lt;br /&gt;No, mamma, vedrai che i coglioni ce li ho, pensò. Ma si limitò a bussare timidamente.&lt;br /&gt;Nulla.&lt;br /&gt;Se da un lato il desiderio era quello di aprire la porta, d’altra parte la sua naturale timidezza gli impediva di farlo. Di sicuro avranno chiuso a chiave, si disse, io proverò ad abbassare la maniglia ma non succederà nulla.&lt;br /&gt;Si immaginò il dottore angelico, sempre più diabolico, che lo sbirciava col sorriso sulle labbra o magari ridendo a crepapelle.&lt;br /&gt;La vocina stava per riattaccare quando decise che era troppo. Con uno scatto afferrò la maniglia ed aprì. La porta non oppose alcuna resistenza, si spalancò docilmente rivelando una sala quadrata, bianca come tutto il resto, persino più luminescente, se possibile.&lt;br /&gt;Quello che lo stupì, però, fu il fatto che era vuota.&lt;br /&gt;Non vedeva nessuno all’interno, solo quattro pareti ed il nulla che contenevano. Avanzò di un passo, poi di un altro. Tanto valeva entrare a quel punto.&lt;br /&gt;Quando fu al centro della stanza si girò su se stesso in direzione della porta e la vide.&lt;br /&gt;Stava accanto allo stipite. Alta, altissima, con i capelli d’argento pure lei ed una serie di curve da far impallidire un curvilineo. Indossava un camice simile a quello del dottore di prima, ma più attillato, e sbottonato sul davanti come nel più classico dei sogni erotici.&lt;br /&gt;- salve dottoressa. – fu l’unica cosa che riuscì a dire senza ingoiare la lingua.&lt;br /&gt;- era ora – disse la donna per tutta risposta.&lt;br /&gt;- mi stava aspettando? Ma… ma io non sapevo, il suo collega mi aveva detto di...&lt;br /&gt;- non importa cosa le aveva detto il mio collega…&lt;br /&gt;Shiffrin aspettò che lei finisse la frase ma si rese conto che non c’era più nulla da dire.&lt;br /&gt;- l’esperimento? – domandò alla fine.&lt;br /&gt;- è questo! - Rispose lei.&lt;br /&gt;Se il dottore di prima era un angelo, la dottoressa era addirittura una dea. La sua pelle sembrava quella di una scultura d’alabastro, e non solo la pelle, pensò Shiffrin: ha un seno che neppure a martellate…&lt;br /&gt;Si sentiva decisamente in imbarazzo. La dea aveva detto che l’esperimento era quello, ma quello cosa? Ed era finito quello? O doveva ancora cominciare?&lt;br /&gt;Si impose di parlarle senza fissarla nel mezzo delle tette. Si accorse che era impossibile.&lt;br /&gt;- ma in cosa consiste esattamente questo QUESTO?&lt;br /&gt;- ma in QUESTO naturalmente. È lei che mi ha voluta qui, ed io sono arrivata.&lt;br /&gt;- e il dottore?&lt;br /&gt;- voleva anche lui?&lt;br /&gt;Shiffrin non riuscì ad impedirsi di vedere una scena alquanto sconcia di lui con la dea e l’angelo che…&lt;br /&gt;S’affretto a dire:&lt;br /&gt;- no, no, non volevo anche lui, lei va più che bene.&lt;br /&gt;Sì ma per cosa, si domandò.&lt;br /&gt;- è importante rispondere a questa domanda lo sa vero? – la dea aveva preso a parlare di colpo senza che nessuno lo avesse chiesto. – ne va del destino di molte persone. Questa stanza è stata creata appositamente per trovare una risposta al quesito più importante di tutti. lei dovrebbe essere davvero orgoglioso di partecipare ad un esperimento simile.&lt;br /&gt;L’uomo la guardò con aria interrogativa. Non aveva la più pallida idea di quanto stesse dicendo e per di più non riusciva a smettere di immaginarla in abiti sempre più succinti. La parte antica ed animalesca del suo cervello continuava impazzita a produrre ormoni. Si impegnò al massimo per evitare un’erezione imbarazzantissima.&lt;br /&gt;Quando lei prese a sbottonare il camice rivelando la biancheria intima, Shiffrin avvampò in volto, con il corpo tutto contratto ed i denti digrignati. Sembrava un cane bastonato folle dalla paura di venire bastonato ancora.&lt;br /&gt;Non gli piaceva quella situazione, o meglio, gli piaceva da matti, d’altronde come avrebbe potuto non piacergli quanto vedeva. Ma, certamente era tutta una presa per i fondelli e non era il caso di lasciarsi andare. Desiderò ardentemente non essere lì, in quella sala asettica e angosciante. Quanto avrebbe voluto che tutto quello succedesse veramente: una donna bellissima solamente per lui, pronta a donarglisi, e magari attorno a loro uno chalet di montagna, un camino ed un letto caldo, con le coperte già scostate. Un letto pronto ad accogliere corpi caldi e voluttà a non finire.&lt;br /&gt;Ma ora, ora che fare?&lt;br /&gt;- signorina, cosa fa? – cercò di dire.&lt;br /&gt;- quello che mi hai chiesto – rispose lei, poi gli si avvicinò posandogli una mano sugli occhi.&lt;br /&gt;Gli sussurrò nell’orecchio:&lt;br /&gt;- solo quello che mi hai chiesto.&lt;br /&gt;Quando si scostò e lui riaprì gli occhi lei era nuda. Completamente. Eppure Shiffrin la degnò di un solo, singolo sguardo; era piuttosto quello che stava dietro di lei che ora lo stava facendo impallidire.&lt;br /&gt;Indietreggiò di un passo nel vedere il camino, gli cascò la mascella per terra nel vedere il letto.&lt;br /&gt;Cosa stava succedendo?&lt;br /&gt;La dea sfoderò il migliore sguardo malizioso, e gli si rivolse indicando il letto.&lt;br /&gt;- andiamo?&lt;br /&gt;Sembrava un ordine, non una domanda.&lt;br /&gt;Shiffrin cercò istintivamente una risposta nella vocina odiosa della madre, ma scoprì che neppure lei aveva una risposta per una simile situazione. Lasciarsi andare allo stimolo, alla voglia, al desiderio o fermarsi a ponderare i fatti? Avrebbe voluto sapere; sapere qualcosa di più riguardo tutta quella storia. Che razza di esperimento era?&lt;br /&gt;- ma come, non lo hai ancora capito? – disse la dea.&lt;br /&gt;Aveva le tette più belle dell’universo fu costretto ad ammettere Shiffrin, e il culo? Ah che culo…&lt;br /&gt;- cosa? – si ridestò, - cosa non ho capito?&lt;br /&gt;- l’esperimento. Davvero non hai capito di cosa si tratta?&lt;br /&gt;- beh, no. - Disse lui abbassando gli occhi. Si sentiva come alle elementari quando il maestro lo prendeva in castagna.&lt;br /&gt;- la risposta alla domanda, è questo che cerchiamo.&lt;br /&gt;- e qual è questa benedetta domanda, si può sapere?&lt;br /&gt;La dea lo guardò come un folle, o come un bambino, Shiffrin non avrebbe saputo dire quale dei due.&lt;br /&gt;- ma cosa vogliamo veramente, no? Non te ne sei accorto? quando hai incontrato il dottore hai desiderato di vedere una donna altrettanto bella, poi quando mi hai vista hai desiderato di fare l’amore con me, fin dal primo momento. Volevi essere in questo posto, ed ora ci siamo, infine hai desiderato di sapere cosa ci facevi qui ed io te l’ho detto.&lt;br /&gt;- vuoi dire che tu realizzerai tutti i miei desideri?&lt;br /&gt;- tutti! ma non io. Come posso? Io stessa sono un tuo desiderio.&lt;br /&gt;- ma a che serve tutto questo?&lt;br /&gt;- vogliamo vedere cosa vuoi veramente. Quando ti fermerai e non avrai più nuovi desideri allora avremo trovato quello che cerchiamo.&lt;br /&gt;Shiffrin era incredulo. La cosa non aveva senso ma pensò che se avesse desiderato la cosa più assurda e impossibile avrebbe certamente avuto una conferma di quanto stava succedendo. Eppure aveva già visto apparire una stanza dal nulla, come avevano fatto? E chi?&lt;br /&gt;- è un ologramma tutto questo vero? - Domando alla dea.&lt;br /&gt;- adesso apro la porta e mi ritrovo nel corridoio da ospedale di prima.– nel dirlo già si era diretto alla porta e l’aveva aperta. Fuori scendeva la neve, lenta e regolare. Aveva già imbiancato i rami degli alberi.&lt;br /&gt;Richiuse la porta.&lt;br /&gt;- ah ecco.&lt;br /&gt;La dea gli si avvicinò. Sembrava pronta ad afferrargli i fianchi e tirarselo addosso per giocare a cavalluccio. Poi si arrestò a metà della strada che la divideva da lui.&lt;br /&gt;- mi vuoi allora, Si o no?&lt;br /&gt;- sì certo che sì, ma… ma anche no. – disse.&lt;br /&gt;La dea pareva confusa.&lt;br /&gt;- insomma quello che vorrei davvero adesso è sapere come avete fatto a leggermi nei pensieri.&lt;br /&gt;- oh – esclamò la donna. – abbiamo solo ascoltato. Certo che fai delle domande strane tu. E hai anche dei desideri strani.&lt;br /&gt;Il sorriso di lei fu l’ultima cosa che Shiffrin riuscì a vedere prima del calore avvampante che gli riempi il corpo. Non importava più di nulla ormai, né di dove si trovava né di come o quando. Prese la dea tra le proprie mani e si immagino scultore nel rimodellarne le linee con le proprie mani avide. Fece l’amore con lei e tutto sommato ne usci estremamente soddisfatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scoprì in breve che desiderare le cose era piuttosto facile. Non uno dei suoi desideri era rimasto inesaudito. Che fosse a riguardo del sesso - e ne aveva avuti molti da esprimere in tal senso - o che fosse una semplice voglia bislacca. Voleva una torta di ciliegie e questa appariva, si immaginava spaparanzato su una sdraio al sole dei Caraibi ed ecco che già era là. Bastava chiudere gli occhi per un secondo.&lt;br /&gt;La dottoressa era venuta e poi andata, ricomparsa, sparita di nuovo, scambiata con altre donne, rosse o more, bionde, coi capelli tinti di viola, a pois. Non importava perché ogni cosa era possibile, bastava volerla.&lt;br /&gt;Si era reso conto che cercare il desiderio più strano lo riempiva di gioia. Si trattava di una sensazione estremamente semplice eppure eccitante più ancora della cosa desiderata. Coma da ragazzo erano le piccole trasgressioni a catalizzare le sue voglie, e acquistarne la consapevolezza lo aveva divertito come se ora fosse lui stesso a condurre l’esperimento. Era curioso di vedere fino a che punto sarebbe arrivato. Non si preoccupava più di coloro che, sicuramente, lo stavano guardando nascosti da qualche parte.&lt;br /&gt;Probabilmente il suo era solo un sogno ed, in effetti, non poteva essere altrimenti, come spiegare se no le mutazioni apparentemente magiche di quella stanza? Poteva tramutarsi in qualsiasi luogo, lo aveva accuratamente constatato. Aveva pranzato al ristorante sulla cima della Tour Eiffel, mangiato un gelato in galleria Vittorio Emanuele a Milano, poi passeggiato lungo Oxford street e fatto shopping a New York. Infine era passato a luoghi più esotici scoprendo che Matchu Pitchu in estate è davvero favolosa, che la primavera olandese riempie il cuore di colori, che la pampa argentina è un luogo stupendo per cavalcare in solitaria. Si era fatto traghettare sul Nilo in compagnia delle donne più belle e con loro era giaciuto all’ombra delle piramidi. Non aveva mai desiderato di diventare ricco, in fondo lo era già. E nemmeno aveva desiderato tornare alla vita normale anche se da qualche parte nel fondo della sua coscienza rimaneva il dubbio che tutto prima o poi sarebbe dovuto finire. Non aveva idea però di quando questo dovesse avvenire ed in quale modo.&lt;br /&gt;Passò un mese, o perlomeno gli parve che il tempo fosse quello. D’altronde gli bastava desiderare che fosse notte per dormire e immaginare un sole caldo al suo risveglio, e se a pranzo gli veniva voglia di fare il romantico poteva benissimo desiderare di cenare con la luna piena per poi tornare in pieno pomeriggio in riva al lago a leggere poesie.&lt;br /&gt;Quando si rese conto che il tempo stesso era piegato al suo volere gli tremarono le gambe. Era in quella stanza da un mese ma non se ne era mai reso conto. Si domandò se fosse immortale e desiderò parlare con la dea.&lt;br /&gt;Voleva sempre lei quando aveva bisogno di spiegazioni, non che vi fosse un motivo particolare ma, per così dire, le si era affezionato.&lt;br /&gt;- ciao – la salutò.&lt;br /&gt;- ciao – gli rispose la donna.&lt;br /&gt;Lui aveva preso a chiamarla Eva, immaginando di essere il suo Adamo. Si trattava di uno stupido gioco, uno come un altro che aveva inventato per passare una giornata.&lt;br /&gt;- Eva, dimmi. Io sono immortale?&lt;br /&gt;- cosa vuoi dire? – Eva non era sicura di avere inteso bene la domanda, spesso succedeva quando lui era troppo diretto e non le lasciava il tempo di leggere i suoi pensieri&lt;br /&gt;- beh, ho notato che posso desiderare di vivere la notte o il giorno indifferentemente, per cui il tempo segue le mie regole. Insomma non sono più in suo potere.&lt;br /&gt;- in effetti è così, puoi comandare il tempo ma non puoi fermare il suo scorrere. Il tempo passa comunque che tu lo voglia o no.&lt;br /&gt;- quindi sto invecchiando comunque da quando sono qui dentro? - Domandò, anche se non era rivoltò ad Eva, la domanda era più che altro una sua constatazione personale.&lt;br /&gt;- sì, stai invecchiando – rispose la dea.&lt;br /&gt;Era sempre più bella pensò lui. Poteva desiderare qualsiasi donna ma Eva era diventata senza che lo volesse la sola persona con cui si sentiva bene.&lt;br /&gt;Le persone d’altronde gli mancavano. Le persone vere, quelle che non erano frutto della magia o del potere della stanza. Le persone da cui si sarebbe potuto aspettare qualsiasi cosa, quelle che non erano sottoposte alla sua volontà ed anzi, spesso lo stupivano perché non era mai stato bravo a comprendere gli altri.&lt;br /&gt;Era “solo” nella sala degli esperimenti, ma non desiderò nulla a riguardò, per ora Eva gli bastava. Accantonò il pensiero in un angolo della mente e si rimise a ragionare sul tempo.&lt;br /&gt;- dimmi Eva. Posso desiderare di diventare immortale, di fermare il tempo?&lt;br /&gt;- Provaci – fu l’unica risposta di Eva.&lt;br /&gt;Era facile prevedere le risposte di Eva o degli altri personaggi della sala. Erano sempre brevi, coincise e perfette. “Ovvie” era il termine giusto.&lt;br /&gt;- già hai ragione, ci proverò – disse Shiffrin, e nel medesimo momento desiderò di essere l’assoluto padrone del tempo, di poterlo fermare a suo piacimento e di non dover mai più invecchiare.&lt;br /&gt;Non successe nulla, ma in fondo che doveva succedere? Si era immaginato l’altissimo scendere dai cieli e fustigarlo col fuoco sacro della divinità ma in fondo quello era un sogno no? O per lo meno, credere che fosse tutto un sogno gli evitava di porsi troppi problemi.&lt;br /&gt;- ebbene? – chiese ad Eva.&lt;br /&gt;- cosa?&lt;br /&gt;- sono immortale ora?&lt;br /&gt;- sì, lo sei. – pronunciò Eva, con un sorriso compiacente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui si ritenne soddisfatto e desiderò di fare l’amore come la prima volta che l’aveva vista. Fu un attimo e lo Chalet di montagna ritornò a circondarli con la propria atmosfera calda e accogliente. Il camino sfrigolava da un lato ed il letto aveva le coperte leggermente scostate per accogliere i loro corpi.&lt;br /&gt;Fecero l’amore. Quando fu finito lui si ritrovò a pensare che non era propriamente quella la cosa che intendeva dicendo che voleva fare l’amore con lei come la prima volta. Si trattava di altro che voleva anche se non riusciva a definirlo esattamente, a dargli un nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essere immortale aveva i suoi lati positivi. Oltre al fatto di non dover morire mai, che non era poca cosa, il fatto che il tempo per lui non passasse portava con se altre opportunità. Per esempio la barba non cresceva più e non c’era bisogno di radersi, o ancora non sentiva il bisogno di dormire anche se a volte lo faceva per pura abitudine. Molte delle cose che nella sua vita normale sembravano obbligate ora erano semplicemente dei suoi capricci da bambino. Dormire, veder crescere la barba, mangiare non erano più un passaggio obbligato. Erano cose che faceva per abitudine, solo perché per tanto tempo le aveva fatte che, ora, rinunciarvi gli costava fatica.&lt;br /&gt;La cosa buffa era che da quando era diventato padrone del tempo aveva scoperto di averne moltissimo a disposizione senza sapere bene che farci. Desiderava poter parlare con qualcuno ma le persone che gli apparivano non erano quelle che davvero si immaginava. Erano solo altri personaggi dell’esperimento che sarebbero spariti appena lui lo avesse desiderato. Si sentì disorientato di fronte a questa nuova scoperta. Come era successo per il tempo, si trattava di una cosa a cui mai aveva pensato veramente, tranne una volta in cui, però, aveva abbandonato il pensiero quasi per paura di affrontarlo.&lt;br /&gt;Come suo solito chiamò Eva.&lt;br /&gt;Quando la donna apparve nella sua solita bellezza, lui pensò che in qualche modo l’amava. Era diventata la sua compagna d’avventura e la consapevolezza che anche lei fosse solo un personaggio della sala lo opprimeva ed angustiava prepotentemente. Scacciò il pensiero un’altra volta. Infine le chiese:&lt;br /&gt;- Eva, vorrei parlare con qualcuno&lt;br /&gt;- dimmi, sono qui.&lt;br /&gt;- no, non è con te che volevo parlare – disse Shiffrin con la voce un po’ incrinata&lt;br /&gt;- allora perché mi hai voluta? Domandò lei.&lt;br /&gt;- perché… no, senti. Non è questo che volevo. A dire la verità non è che sappia bene cosa voglio. È che ho un pensiero.&lt;br /&gt;- quale? - Cercò d’informarsi Eva.&lt;br /&gt;- allora, non è facile spiegarmi sai? Quello che voglio è parlare con qualcuno, ma non qualcuno qualunque, cioè sì. Ma non come succede sempre. –  Si sentiva desolato per la sua incapacità ad esprimersi, eppure il pensiero gli pareva così chiaro solo un attimo prima.&lt;br /&gt;- non ti capisco – disse Eva, accorgendosi che lui non aveva le idee chiare.&lt;br /&gt;- Eva, cazzo! Sentimi, se io parlo con te non è come parlare con una persona vera. – dirlo gli era costato una enorme fatica.&lt;br /&gt;Non a lei, non avrebbe dovuto dirlo a lei.&lt;br /&gt;Desiderò parlare con qualcun altro ma appena Eva sparì comprese che il suo desiderio non era reale. Non desiderava DAVVERO che Eva se ne andasse.&lt;br /&gt;Eva tornò.&lt;br /&gt;- insomma, non ti capisco, cosa succede? – disse appena riapparsa dal nulla.&lt;br /&gt;Lui rise. Rise proprio di gusto, sentendosi per la prima volta prigioniero in una gabbia dorata.&lt;br /&gt;- no, senti. Sai cosa voglio? Voglio andarmene da qua!&lt;br /&gt;- e dove vuoi andare? – domandò Eva.&lt;br /&gt;- come dove voglio andare. Via. Via da qui. Voglio tornare a casa.&lt;br /&gt;- ok!&lt;br /&gt;Eva sorrise ancora una volta con quel suo fare compiacente che lui trovava delizioso. Questa volta però la sensazione che ne ebbe fu meno idilliaca. Sporcata dalla verità che infine aveva dovuto accettare: si era innamorato di una donna che non esisteva.&lt;br /&gt;La poltrona di casa sua lo avvolse improvvisamente. Si ritrovò seduto di fronte al televisore acceso che trasmetteva il Grande Fratello. Lo spense immediatamente pensando che se era tornato al suo mondo non era certo per imbottirsi il cervello di stupidaggini.&lt;br /&gt;Vagò per un attimo con la mente nei ricordi. Aveva abbandonato il sogno di qualunque essere umano. Avere tutto. Tutto ciò che desiderava. E aveva rinunciato. Non capiva se doveva provare sollievo o prendere a testate il muro.&lt;br /&gt;Al momento però, l’unica cosa che desiderava era un bagno caldo per schiarire la mente.&lt;br /&gt;Andò in bagno e aprì il rubinetto della vasca. L’acqua era deliziosamente tiepida. Né troppo calda né troppo fredda. Strano pensò. A casa sua non era mai successo che l’acqua uscisse alla temperatura giusta, e per forza con il boiler vecchio di cinquant’anni che si ritrovava.&lt;br /&gt;Ma che importa si disse, mentre entrava nell’acqua. Per una volta che le cose andavano bene non era il caso di rovinarle con sciocchi pensieri. Si sentiva sollevato alla fin fine. Ripensandoci era tutta una pazzia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si era trattato davvero di un sogno. Certo, mentre guardava la televisione si era appisolato e aveva sognato tutto. Ecco cosa succede a guardare tv spazzatura si disse. Si fanno gli incubi.&lt;br /&gt;Quando riemerse, un’ora più tardi, allungò la mano verso l’ampio asciugamano che teneva a bordo vasca. Era tiepido e non intirizzito come sempre per l’umidità del bagno.&lt;br /&gt;Era proprio alla temperatura che avrebbe desiderato.&lt;br /&gt;Il pensiero lo fulminò all’istante.&lt;br /&gt;- Eva? – chiamò a mezza voce.&lt;br /&gt;La donna apparve in mezzo alla stanza, era seminuda come al solito e come sempre bellissima.&lt;br /&gt;- che c’è? – rispose alla chiamata.&lt;br /&gt;Lui avrebbe voluto sprofondare nell’oceano più profondo, ma si ricordò in tempo di rimangiarsi il desiderio.&lt;br /&gt;Scoprì di essere infinitamente triste.&lt;br /&gt;- Eva perché sei qui? – domandò implorante.&lt;br /&gt;- perché mi hai chiamato, e io sono venuta.&lt;br /&gt;Lui si ricordò che Eva aveva già detto quella parole, la prima volta che l’aveva veduta.&lt;br /&gt;Quanto tempo era passato dall’inizio dell’esperimento? Forse qualche secolo, ma non importava perché era padrone del tempo, per lui il tempo non esisteva, era come se non fosse passato un solo secondo. Allora perché si sentiva così stanco?&lt;br /&gt;Eva rimaneva ferma in mezzo al bagno in attesa che lui le parlasse. Sembrava che attendesse di venire desiderata come donna. Come se fosse pronta a gettarsi tra le sue braccia e baciarlo e darsi a lui con tutto il corpo, ma non potesse farlo fino a quando lui non l’avesse desiderata. Si riempì di rabbia. Avrebbe tanto voluto vederla prendere a testate la porta solo per il gusto di farglielo fare.&lt;br /&gt;Lei lo fece senza battere ciglio.&lt;br /&gt;Osservò attentamente quella donna bellissima obbedire al suo comando e ne provò pietà.&lt;br /&gt;- fermati Eva – disse sconsolato.&lt;br /&gt;- non c’è bisogno che tu faccia sempre quello che io desidero. Lo capisci questo?&lt;br /&gt;- devo farlo – rispose lei – è l’esperimento. Tu sei fortunato perché ci permetterai di rispondere alla domanda più importante, cioè…&lt;br /&gt;- basta Eva! Lo so. – stava urlando, nudo e bagnato in mezzo alla stanza con l’asciugamano gettato da un lato, ancora tiepido, così come lui lo aveva desiderato.&lt;br /&gt;- non capisci Eva? Non capisci cosa desidero REALMENTE?&lt;br /&gt;- dimmelo e sarai esaudito.&lt;br /&gt;Lui rise.&lt;br /&gt;- bene, vediamo se sarò esaudito allora. L’ho chiesto prima ma non ci siamo capiti a quanto pare. Eva, io desidero…&lt;br /&gt;si fermò, certo, lui desiderava che tutto finisse ma d’altra parte desiderava anche rimanere accanto ad Eva. Lei era lì di fronte a lui con quel suo sguardo smarrito, ed era bellissima.&lt;br /&gt;Guardò il suo corpo di donna. Pieno e maturo come un frutto imbevuto di sole. I suoi occhi profondi. Anche il naso di Eva gli pareva un miracolo del cielo, bello come una goccia d’acqua che cola dalle piante in un mattino di rugiada.&lt;br /&gt;Come avrebbe dovuto fare?&lt;br /&gt;- Eva, sai che non so cosa desidero?&lt;br /&gt;- eppure sento che c’è qualcosa che vuoi – ammiccò Eva cominciando a togliersi di dosso quei pochi indumenti che le restavano.&lt;br /&gt;- Oddio Eva – rise tra i denti guardandola. – sì ti voglio, ma per dio… non ora, non è questo che voglio adesso capisci? Adesso quello che vorrei è trovare una soluzione.&lt;br /&gt;- a cosa? – gli chiese Eva.&lt;br /&gt;- A te, per esempio.&lt;br /&gt;- cosa c’è in me che non va? Mi vorresti diversa?&lt;br /&gt;- ti vorrei vera. – disse lui, ma in qualche modo già sapeva che non era possibile. Anche se, forse… bastava provare.&lt;br /&gt;- Eva – disse, - ora voglio che mi ascolti attentamente. Desidero che tu faccia parte del mondo reale. Il mondo, mi hai inteso? Quello vero, quello che non ha a che vedere con l’esperimento. Quello dove le persone non ottengono tutto quello che desiderano se non a costo di enormi sacrifici, e dove spesso, a dire il vero, nemmeno così lo ottengono. Voglio che tu smetta di essere solo un personaggio di questo stupido gioco o esperimento o qualunque cosa sia. Voglio che tu smetta di fare parte della sala esperimenti e diventi una persona reale, come lo sono io. Come lo ero almeno prima che iniziasse l’esperimento. Hai capito?&lt;br /&gt;- sì disse lei – il suo sorriso era il solito, compiacente, felice di obbedire. Eppure era anche triste. Lui ne era quasi certo. Eva era triste di doversene andare. Forse il suo desiderio era già stato esaudito. Poi Eva scomparve.&lt;br /&gt;Ed ora, pensò, veniamo a noi.&lt;br /&gt;- desidero, - disse ad alta voce per dare maggior risalto alle parole, - desidero smettere anche io come Eva di fare parte di questo esperimento e tornare nel mondo reale. Hai capito? Non so chi tu sia che tiri le fila di questa cosa, ma io desidero così.&lt;br /&gt;Il bagno sembrò dissolversi nel nulla. Si ritrovò nella sala esperimenti così come l’aveva vista la prima volta. Bianca e piena di luce. Abbacinate come un sole pallido d’inverno.&lt;br /&gt;Sono a casa? Si chiese fra se e se.&lt;br /&gt;- sono a casa? - Urlò a nessuno.&lt;br /&gt;- non lo so.&lt;br /&gt;Il dottore arcangelo. Era di nuovo lui.&lt;br /&gt;- allora è tutto finito! – gioì. – è davvero tutto finito. Adesso uscirò da quella porta e sarò libero.&lt;br /&gt;- libero? Da cosa? – chiese l’arcangelo.&lt;br /&gt;- ma da tutto questo, da tutto questo desiderare e volere e ottenere e… da tutto questo insomma.&lt;br /&gt;- e smetterai di desiderare? - Chiese l’arcangelo. I suoi capelli argentei riflettevano la luce della stanza. Era quasi doloroso per gli occhi guardarlo dritto in volto.&lt;br /&gt;- cosa? – non capiva il senso della domanda che gli era stata rivolta. -  che ti importa se desidererò ancora dottore?&lt;br /&gt;- se desidererai allora l’esperimento non sarà finito. Ricordi? Per sapere cosa vuoi davvero abbiamo solo un modo. Aspettare che tu non abbia più altri desideri.&lt;br /&gt;Rimase di sasso. Allora non era finito nulla. Sarebbe potuto uscire da quella stanza ma non sarebbe cambiato assolutamente nulla. Il mondo reale non era certo più reale che la sala degli esperimenti. avrebbe continuato a desiderare, già adesso desiderava di nuovo Eva. Gli mancava tantissimo. E continuando a desiderare l’esperimento non sarebbe mai terminato.&lt;br /&gt;Sarebbe rimasto per sempre prigioniero del suo potere immenso e nessuno sarebbe stato davvero reale di fronte a lui. Solo una espressione delle sue voglie, solo un personaggio, un contorno, un abitudine, un passatempo.&lt;br /&gt;- cosa vorresti ora, dimmi. Sento un pensiero ma non riesco ad ascoltarlo. Dimmi e verrà esaudito. –&lt;br /&gt;l’arcangelo sembrava una statua con le mani rivolte al cielo, un angelo accondiscendente alla volontà del signore. La sua assomigliava tanto ad una preghiera.&lt;br /&gt;Ma che razza di dio sono io, pensò Shiffrin, un dio a cui chiedere dei desideri.&lt;br /&gt;No. Lui non era dio né poteva esserlo. Non aveva senso sostituirvisi. Gli era rimasto un solo modo per far terminare l’esperimento. Ma davvero quella era la risposta? Si sorprese a pensare quasi divertito.&lt;br /&gt;Gli sembrò un’enorme beffa. Guardò il dottore arcangelo con un sorriso pieno di cinica rassegnazione.&lt;br /&gt;- sai cosa desidero dottore? – disse con odio e nello stesso tempo con amore, perché quell’arcangelo dai capelli argentei era come Eva, della stessa pasta come aveva desiderato lui qualche millennio prima. Adesso Eva era nel mondo, in mezzo a miliardi di altre persone e questo lo rendeva felice anche se non l’avrebbe mai raggiunta. Che importa, pensò, non importa più nulla. Però sono felice si ripeté, sono felice per lei.&lt;br /&gt;– sai cosa desidero, davvero? – chiese infine.&lt;br /&gt;L’arcangelo lo guardò stupito. Aveva già letto nella sua mente ed aveva capito.&lt;br /&gt;- sarà così, allora.&lt;br /&gt;Shiffrin si accasciò a terra, morto.&lt;br /&gt;La sala degli esperimenti si oscurò, le luci si spensero, la porta scomparve. Rimase solo il buio.&lt;br /&gt;L’esperimento era finito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Zani Ettore – Febbraio 2006&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-7919590376489267819?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/7919590376489267819/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=7919590376489267819&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7919590376489267819'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7919590376489267819'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2010/02/la-sala-esperimenti.html' title='La sala esperimenti'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/S4pSkWZj_iI/AAAAAAAACpQ/GIMr-YfE0VQ/s72-c/sala.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-4969635610707381908</id><published>2010-01-18T12:26:00.004+01:00</published><updated>2010-01-18T12:32:43.245+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><title type='text'>Ecco, comincia a mancarmi il calduccio dell'estate.</title><content type='html'>In fervida attesa che arrivi la nuova macchina fotografica, qualche scatto da Barcellona...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/S1RGbcM5x4I/AAAAAAAACkc/5Mdl1lOP-o0/s1600-h/DSCN0742.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; 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float: left; cursor: pointer; width: 320px; height: 185px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/S0vBakIDAUI/AAAAAAAACkE/lEJy19FWLlw/s320/Immagine.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5425642838216081730" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; Certi giorni aveva la sensazione di non poter fare altro, in quella città, che contare i passi tra un albero e l’altro, percorrendo il controviale come sempre, diretto ad una casa dal sapore stantio. Una casa che non lo è del tutto, ma che per lo meno si avvicina all’idea. Sette, otto, nove, dieci, undici. E poi di nuovo: uno, due, tre, quattro e via così. L’aria stanca della sera tra i capelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amare la città è un brutto segno, indice di una relazione difficile fin dal principio. Come con certe donne, o ragazze, preferiva ancora chiamarle ragazze, che riescono ad attirarti come sirene nonostante tutto, nonostante quel no che senti crescere dentro. Non è il caso, non sarebbe, ma che importa. E così lui camminava. A volte a testa bassa seguendo il profilo dei palazzi con la coda dell’occhio, certe altre più spedito. Erano le volte che inforcava le cuffie e qualche musica gli infondeva una sicurezza, tanto ipocrita quanto melodrammatica, di piacere a qualcuno, per forza, come un assioma della vita che tra quel brulicare di persone ce ne fosse una, una speciale, da riassumere anche in un solo sguardo e poi bearsene per i prossimi dieci passi. Per questo contava. Trovava interessante poter suddividere, senza sapere bene cosa. La vita? L’esistenza? L’amore? Procedere lungo il cammino frazionando ogni cosa. Se ne fosse valsa la pena si sarebbe fermato, in una di quelle sere, a guardare in alto, oltre i tetti delle case, immaginandosi di calare da lassù come un velo nero di rancore. Perché amare la città vuol dire rimanerne delusi. Viaggio dopo viaggio, albero dopo albero, e poi sotto terra, dove lo sferragliare dei treni ti assorda, e poi sopra, dove la puzza degli autobus ti infiamma le narici, e poi in mezzo al nulla, in quello spazio tra l’anima e l’uccello, dove una prostituta ti chiede da accendere guardando di sottecchi se val la pena di abbassare la lampo della giacca o tenerla chiusa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tenne chiusa. Lui aveva già ripreso la strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La verità è che non sempre vedeva tutto così buio, anzi il più delle volte erano i sorrisi ad arrivargli agli occhi, per la strada, sugli autobus, erano i padri soli che delicatamente svegliavano la figlioletta per dirle che era ora di scendere, la madri sbuffanti in attesa di un aiuto per salire quei maledetti gradini con la carrozzella ed il soffio di un grazie tra le labbra quando l’ottenevano. O i ragazzini all’uscita dalle scuole, capaci di mescolare tutti i loro accenti, come le loro puzze adolescenziali, in un enorme melting-pot al retrogusto di big bubble.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, quella sera dei sorrisi non rimaneva un gran ricordo. Si erano persi senza fare troppo rumore, come assopiti, e lui non se ne curava. In metropolitana aveva assistito ad una scena che gli dava da pensare. Non lo aveva urtato e nemmeno indignato, si chiedeva se dovesse esserlo, però non era quello il punto. Non riusciva a giudicare del bene o del male di quanto aveva visto. Sentiva, come si sente un sassolino nella scarpa, che semplicemente non avrebbe potuto. No, non era quello il punto. Non era una morale che sinceramente si stava scordando di innaffiare, era piuttosto la consapevolezza della solitudine ad avvinghiarlo, a prenderlo letteralmente per le palle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa che aveva fatto quella donna non la rendeva buona o cattiva; la rendeva sola, dannatamente sola in mezzo ad un mare di altre donne o uomini pronti a fare lo stesso, o simili, in qualche altra dimensione di quella stessa città. Come se non ci fossero due angoli in tutto il creato che condividessero lo stesso piano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevano un qualche futile valore, allora, tutte le motivazioni, i perché, i pregressi sconosciuti che l’avevano portata là, dietro quella colonna, a infilarsi un sacchetto di cellophane, raccattato in fretta dai rifiuti, sotto i pantaloni, dentro le mutandine, fin dentro la vagina, riempito in fretta di dio solo sa quale droga?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più se lo domandava e più si rendeva conto che non gli interessava sapere se avesse bisogno di soldi, se fosse povera o ricca, se dovesse sfamare una crisi d’astinenza o semplicemente la propria avidità, se avesse a casa un figlio a cui dare da mangiare o un marito dalla mano pesante. A lui non fregava un cazzo di tutto questo. L’unica cosa importante era sentirne la solitudine e rendersi conto che anche lui la condivideva, che non c’era motivo al mondo per cui le parti non potessero essere invertite. Che tutte quelle condizioni su cui si stava interrogando erano come fiocchi di neve caduti da un cielo di vetro, la cui violenta casualità nel cadere era dovuta a null’altro che a quella fottuta solitudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sette, otto, nove… e poi un ultimo passo fino al cancello. Si chiese se avrebbe potuto fare qualcosa, non per quella donna o forse anche. In generale, ma poi infilò la chiave e i pensieri scomparvero. Qualunque cosa facesse non era comunque abbastanza. Quasi mai. Il segreto era continuare a farla e sperare, nel frattempo, che i sorrisi si svegliassero in fretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ettore Zani – Gennaio 2010&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-1037050028413685319?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/1037050028413685319/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=1037050028413685319&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/1037050028413685319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/1037050028413685319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2010/01/cielo-di-vetro.html' title='Cielo di vetro'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/S0vBakIDAUI/AAAAAAAACkE/lEJy19FWLlw/s72-c/Immagine.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-7032944769256117696</id><published>2009-11-28T02:22:00.002+01:00</published><updated>2009-11-28T02:26:35.252+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Arrivano</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_hoox5UZKdTU/SERpu82bu_I/AAAAAAAAAPw/CJWTebXLVa0/s400/palude.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 186px; height: 250px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_hoox5UZKdTU/SERpu82bu_I/AAAAAAAAAPw/CJWTebXLVa0/s400/palude.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Filippo fischiò dalla strada alle tre del pomeriggio.&lt;br /&gt;Mi affacciai alla finestra. Gridò: “Arrivano”.&lt;br /&gt;Fu come osservare un quadro al museo. Un cielo azzurro da sbatterci la testa e sul fondo qualche puntino nero che, non sai perché, immagini denso di significati.&lt;br /&gt;Come ogni anno. Arrivano. Gridò.&lt;br /&gt;Non ristetti molto al davanzale e presi le scale per correre alla palude con Filippo. Pochi istanti e i tuoni sarebbero esplosi dentro le nostre orecchie. Lunghe fucilate provenienti dalle casupole nascoste sotto le frasche. Filippo ed Io ci mettemmo a gridare con tutta la forza. “Qua qua qua, via di qua anatre! Via di qua stupide.” Attorno, i colpi di fucile come fiori che sbocciassero troppo in fretta, petali rossi che si aprivano nei petti delle anatre lassù nel cielo. E per terra noi due. Dieci anni. Dieci secondi. Ci rincorremmo in tondo aprendo le ali piumate spuntate tra le braccia, attenti a non farci scorgere dai cacciatori appostati più avanti.&lt;br /&gt;Poi gridai: “Se ne vanno”. Filippo fece di sì col capo e mi sorrise.&lt;br /&gt;Prendemmo la via verso la foce del fiume prima che qualcuno potesse vederci. Verso il mare. Si vedeva da lontano il mare, oltre lo specchio dell’acqua che scivolava sotto i nostri piedi. Piedi giganti ed enormi di bambini soddisfatti, persi fra i giunchi e i batuffoli di vegetazione della palude.&lt;br /&gt;Il sole sembrava calare in fretta. Invece rimaneva appeso lì per delle ore.&lt;br /&gt;“Domani stai di guardia tu”, mi disse Filippo.&lt;br /&gt;Io feci di sì col capo.&lt;br /&gt;Non c’era bisogno di aggiungere altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zani Ettore - Aprile 2006&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-7032944769256117696?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/7032944769256117696/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=7032944769256117696&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7032944769256117696'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7032944769256117696'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/11/arrivano.html' title='Arrivano'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_hoox5UZKdTU/SERpu82bu_I/AAAAAAAAAPw/CJWTebXLVa0/s72-c/palude.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-3753000486338054076</id><published>2009-11-20T00:27:00.003+01:00</published><updated>2009-11-20T00:33:25.495+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Quando credi di dover levare un sassolino dalla scarpa e poi scopri che è un macigno.</title><content type='html'>da: Republicamilano.it:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1734491"&gt;Milano, vigili a caccia degli immigrati&lt;br /&gt;il bus-galera imprigiona i clandestini&lt;br /&gt;Gli stranieri senza documenti vengono fatti salire su un bus con grate sui vetri: è il “bus-galera” usato per gli ultrà, utilizzato per bloccare i presunti clandestini e poi identificarli. A effettuare le operazioni sono i vigili del nucleo Trasporto pubblico, istituito per garantire la sicurezza su tram e bus, ma che di fatto si è specializzato in questi mesi nella caccia ai clandestini in città&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mio dio... questo non c'entra nulla con la sicurezza, solo con il creare odio, paura e insicurezza nella gente. Dove vanno a finire i diritti civili, dove va a finire il principio di presunzione d'innocenza?&lt;br /&gt;Perché una persona dovrebbe aver paura di prendere i mezzi pubblici solo per il fatto di avere la pelle più scura... e dover controllare ogni momento: ce li ho i documenti? e se li ho dimenticati che mi succede? o se non li ho, sono un criminale solo per questo?&lt;br /&gt;Io, se avessi la pelle scura, avrei paura in questo momento.&lt;br /&gt;Ma ce l'ho chiara... però, non riesco proprio a considerarla una fortuna...&lt;br /&gt;La polizia esiste per garantire i diritti e le libertà delle persone, impedendo a chi vuole ledere questi diritti di farlo, è per questo che esiste il concetto di presunzione d'innocenza, se la polizia dovesse per un errore calpestare i diritti di un innocente si troverebbe in un paradosso, cioè di fare quanto dovrebbe invece impedire. E' vero, questo rende il loro lavoro più difficile, ma più giusto. E non è solo questione del colore della pelle, perché quando un principio viene meno, la tendenza purtroppo e che molti altri principi lo seguano a ruota.&lt;br /&gt;Avere la pelle bianca non ci permette di voltare lo sguardo da un'altra parte. Oggi va persa la presunzione d'innocenza per le persone di colore o con un accento strano, domani potrebbe capitare a quelle che parlano troppo, o a quelle che indossano un certo tipo di vestiti, o a chissà chi.&lt;br /&gt;Un principio esiste per garantire se stesso, nella sua totalità. Se ne viene meno una parte, viene meno tutto.&lt;br /&gt;E' un castello troppo fragile questa nostra società, questa democrazia, per permetterci di vedercelo crollare tra le mani.&lt;br /&gt;Anche se ho la pelle bianca, dopo tutto, sento che un po' di paura ce l'ho anche io, perché negli ultimi due anni ho visto l'odio crescere e i principi vacillare, più e più volte, e mi ricordo i racconti sulla guerra e sulla povertà che mi faceva mia nonna, o quelli di una tenera novantenne che incontrai una volta con mia madre, quelli di un vecchio che era scampato ai campi di lavoro in russia, mio nonno no. E ancora, tutti i libri che sono stati scritti nella storia, tanti, troppi.&lt;br /&gt;Qui, adesso non c'è la guerra, e la povertà la teniamo ben nascosta, come una parola scomoda, ma anche l'ultima volta è iniziato tutto così. Un principio che avevamo appena afferrato ha preso a vacillare ed in men che non si dica sono morte milioni di persone attorno a noi.&lt;br /&gt;Che catastrofismo direte voi, beh, io non mi spavento quando vedo un coltello, un coltello è solo uno strumento, mi spavento quando vedo che il mondo di principi e certezze di chi lo impugna è andato in pezzi, perchè allora non c'è più nessun motivo o nessuna ragione per la quale questa persona non dovrebbe usarlo contro di me.&lt;br /&gt;Credo che sia arrivato il momento in cui le persone debbano cominciare a parlare tra loro di questo, di come poter ancora garantire e come dare nuova linfa a questi principi alla base della società, ora che il mondo è di nuovo in rapida evoluzione, perché i sintomi di una malattia cominciano ad essere evidenti. Questi sono i principi della nostra costituzione, che non è quel pezzo di carta diviso in articoli che sta chiuso in qualche bacheca non so dove, quello è solo un riassunto scritto per comodità, la vera costituzione sta scritta nelle nostre teste e se si inizia a dimenticarla non è affatto una cattiva idea ricordarcela l'un l'altro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-3753000486338054076?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/3753000486338054076/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=3753000486338054076&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3753000486338054076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3753000486338054076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/11/quando-credi-di-dover-levare-un.html' title='Quando credi di dover levare un sassolino dalla scarpa e poi scopri che è un macigno.'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8637769662908960425</id><published>2009-10-01T23:17:00.004+02:00</published><updated>2009-10-01T23:25:14.055+02:00</updated><title type='text'>Pavor Nocturnus</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SsUdqVEVxKI/AAAAAAAAChQ/TepGSq6YJ_4/s1600-h/rotto.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 238px; height: 160px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SsUdqVEVxKI/AAAAAAAAChQ/TepGSq6YJ_4/s200/rotto.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5387745142265726114" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CUsers%5CEttore%5CAppData%5CLocal%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:595.3pt 841.9pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:35.4pt; 	mso-footer-margin:35.4pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:#0400; 	mso-fareast-language:#0400; 	mso-bidi-language:#0400;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono sempre stato una di quelle persone che, quando si arrabbiano con qualcuno o qualcosa, hanno bisogno di girare sui tacchi, sbattere la porta e andarsene via per qualche minuto. Fuggire col corpo là dove farlo con la mente non è possibile, non più almeno, e illudersi in un appagante lontananza solo per un poco. Non mi ci vuole molto. Di solito mi basta mettere qualche metro tra me e la fonte dei miei problemi, fumarmi una sigaretta o ascoltare una canzone di quelle giuste e poi sono pronto per tornare sui miei passi.&lt;br /&gt;In questi giorni, invece, mi sento come se dovessi camminare fino al Polo prima di voltarmi indietro e muovere il primo passo verso casa.&lt;br /&gt;Da troppo tempo non sbatto qualche porta ed è per questo che il viaggio si allunga. Le porte che sbatto sono invece quelle sbagliate, quelle di cui, in verità, non m’importa nulla. Non posso continuare a comportarmi come chi non vuole rompere niente. Non sono un elefante e questa vita, per dio, non è una cristalleria!&lt;br /&gt;È la vecchia teoria del cambiamento: non può avvenire senza traumi. Tutto il resto è solo un’utopia, una bella favoletta che ci piace raccontarci per dormire tranquilli la sera. Ma arriva il momento in cui, nonostante tutto, continui a girarti e rigirarti sotto quelle stramaledette coperte ed allora non puoi fare altro. Apri gli occhi e ti guardi attorno. Una solo pensiero ha davvero importanza: capire quale, tra le tante, è la cosa che dovrai spaccare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: italic; text-align: right;"&gt;Ettore Zani – Ottobre 2009&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:16;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8637769662908960425?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8637769662908960425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8637769662908960425&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8637769662908960425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8637769662908960425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/10/pavor-nocturnus.html' title='Pavor Nocturnus'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SsUdqVEVxKI/AAAAAAAAChQ/TepGSq6YJ_4/s72-c/rotto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-4169207430237012664</id><published>2009-07-19T01:55:00.002+02:00</published><updated>2009-07-19T01:59:27.637+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.vgs-programming.it/arpie/images/gericault_pazza.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 310px;" src="http://www.vgs-programming.it/arpie/images/gericault_pazza.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;style&gt;/  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal  {mso-style-parent:"";  margin:0cm;  margin-bottom:.0001pt;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:12.0pt;  font-family:"Times New Roman";  mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1  {size:595.3pt 841.9pt;  margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;  mso-header-margin:35.4pt;  mso-footer-margin:35.4pt;  mso-paper-source:0;} div.Section1  {page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable  {mso-style-name:"Tabella normale";  mso-tstyle-rowband-size:0;  mso-tstyle-colband-size:0;  mso-style-noshow:yes;  mso-style-parent:"";  mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;  mso-para-margin:0cm;  mso-para-margin-bottom:.0001pt;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:10.0pt;  font-family:"Times New Roman";  mso-ansi-language:#0400;  mso-fareast-language:#0400;  mso-bidi-language:#0400;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La vecchia pazza è sul marciapiede accanto alla strada, come al solito. È quasi la una di notte, ma la luce dei lampioni è forte e la posso seguire distintamente con lo sguardo. La vedo dalla mia finestra, quassù al quarto piano di questa casa del cavolo, protetto dalle mura uterine del mio normalissimo appartamento. Urla: “faccia di cazzo! Sei solo una Faccia di caaaazzzoooo!” con quella sua voce rauca e calda come un brodo di pollo. Sembra di sentire il suono di una corda troppo tesa, uno stridore di freni, come quelli del treno sulle rotaie.&lt;br /&gt;Fa scintille con quella sua voce.&lt;br /&gt;Urla alle macchine che si fermano al semaforo di fronte. Quando scatta il verde si calma per qualche minuto, poi riprende. È metodica come un operaio durante il turno. “faccia di cazzo! Faccia di caaaazzzoooo!”.&lt;br /&gt;La guardo perché non vorrei che qualcuno le facesse del male. Se ne sta tutta sola, lì sul bordo della strada, portandosi appresso un carretto di quelli per la spesa pieno di bambole più spettinate di lei. È vestita in malo modo, trasandata come una befana.&lt;br /&gt;La pazza abita nel condominio di fronte al mio. Se mi affaccio dalla cucina vedo il suo balcone popolato di bambole e peluche dallo sguardo stralunato.&lt;br /&gt;Non le ho mai parlato. A volte l’ho incrociata per strada, sta spesso alla stazione durante il giorno, ma quando è successo ho abbassato gli occhi, oppure ho sorriso rintanando il cervello dentro le cuffie del lettore Mp3. Però mi sta simpatica. Qualche tempo fa il suo balcone era stato svuotato, le tapparelle erano abbassate e per la strada, la notte, era calato il silenzio. Ho pensato che fosse morta. Mi è spiaciuto.&lt;br /&gt;Quando è tornata invece ho pensato a un TSO.  TSO sta per trattamento sanitario obbligato: la polizia ti prende e ti obbliga a farti qualche giorno in casa di cura. Di solito ti imbottiscono di farmaci e poi ti rimandano fuori. Non è che ci sia molto altro da fare se si è soli. Non ho mai visto nessuno con lei, nessuno va mai a trovarla o si prende cura che non si faccia del male. Non so nemmeno se abbia dei figli.&lt;br /&gt;Adesso il suo balcone è di nuovo pieno e, in qualche modo, di nuovo vivo. Chissà che si dicono quelle bambole nel buio? Forse loro vogliono bene alla pazza.&lt;br /&gt;Questa notte è particolarmente agitata. Sembra che ci goda a urlare alle macchine. Io intanto continuo a guardarla. C’è quello stridore nella sua voce che mi attira. Provo a immaginare che farei se qualcuno la minacciasse, se si trovasse in pericolo. Potrei urlare. Potrei correre in strada e portarla via, so dove abita ma non son sicuro che mi seguirebbe. Sarei solo un’altra faccia di caaaazzzooo.&lt;br /&gt;No, in verità so benissimo quello che dovrei fare. lo so bene perché c’è una voce dentro di me che me lo dice, quasi mi chiama per nome. Dovrei uscire di casa così come sono ora, in ciabatte e pantaloncini, scendere tranquillamente le scale, uscire dalla porta e camminare verso di lei guardando la strada. Dovrei arrivarle di fianco senza nemmeno salutarla e poi mettermi a urlare. Non so cosa dovrei urlare, immagino che ognuno abbia le proprie bestemmie da scoprire. Potrei cominciare dicendo le sue stesse cose, urlare anche io faccia di cazzo agli automobilisti per qualche minuto. Dopo un po’ è probabile che mi verrebbe in mente quello che devo urlare io. Ognuno ha i suoi fantasmi, basta solo farli venire a galla. Potrei urlare: “puttana! Puttaaaanaaaaa!” oppure, “che cazzo vuoi? Vatteneee” ma penso proprio che dovrei farlo sul serio per scoprirlo. Non è una cosa che possa venire così, non si può certo impazzire per finta, nemmeno per qualche minuto.&lt;br /&gt;La pazza è sempre per strada. Io faccio il solletico alla mia tentazione di raggiungerla. Sarebbe bello urlare alle macchine. Quei fantasmi che abbiamo dentro la testa grattano perché, in fondo, loro vogliono venire a galla. Sono come la merda, non può sempre andare a fondo, prima o poi riemerge.&lt;br /&gt;Chissà come facciamo noi, la gente normale? Dovrei saperlo io, faccio lo psicologo, ma non è mica così facile come si crede, nessuno sa dove abbiamo il merdaio e come lo teniamo chiuso. Immaginatevi che bella atmosfera là dentro, col caldo. Quintali di merda che suppurano e che continuano a lievitare sotto il peso di altra merda. Non ci resta che preparare degli sfoghi, delle valvole di sicurezza da cui lasciar sfiatare. Scoreggiare l’anima. Io lo faccio sul foglio bianco. O ancora, nella musica dentro la mia testa. Quando sono davvero triste faccio l’amore con “Stairway to heaven”. A parte un paio che a ricordarle mi viene da piangere, eh l’amore fa così, devo dire che resta la scopata migliore della mia vita.&lt;br /&gt;Potessi raggiungerla davvero farei scintille anche io. Caverei gli occhi alla gente col fuoco delle mie parole, metterei in croce l’universo intero, getterei negli abissi l’umanità. Solo che l’umanità non se ne accorgerebbe. Mi passerebbe semplicemente&lt;br /&gt;accanto, diretta dio solo sa dove. Come sempre, come ha sempre fatto.&lt;br /&gt;Su questa grande arca qualcuno cade sempre fuori dal bordo, penso.&lt;br /&gt;Nel frattempo la pazza se n’è andata e i semafori sono diventati gialli intermittenti. potrebbero anche rimanere gialli intermittenti in eterno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Ettore Zani – Luglio 2009&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-4169207430237012664?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/4169207430237012664/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=4169207430237012664&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4169207430237012664'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4169207430237012664'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/07/style-definitions-table.html' title=''/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-7098514100841015214</id><published>2009-07-16T02:02:00.003+02:00</published><updated>2009-07-16T02:07:28.566+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Baciami, o mandami a cagare</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://principekamar.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/25789/scale.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 213px; height: 206px;" src="http://principekamar.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/25789/scale.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non credevo di dover corteggiare anche la vita. Ero più dell'idea: baciami, o mandami a cagare!&lt;br /&gt;Il fatto è che una simile stronzata me la sarei dovuta tatuare tempo fa, ma avevo la testa tra le nuvole e forse ho fatto male a non sbagliare quando ancora ero in tempo, quando c’era tutto lo spazio per raccattare qualche schiaffo in più.&lt;br /&gt;Quindi bella, perché lo sai che sto parlando a te, non sono mica uno di quelli che fa discorsi ai muri, il più delle volte almeno. Bella, ti dicevo, baciami o mandami a cagare perché non ho tempo di corteggiare te più di quanto abbia fatto con la vita. Ormai lo avrai capito che sono uno di quelli che bruciano più del fuoco, ma solo quando il resto del mondo è già una brace, lo avrai capito che sono uno che ama fino in fondo, ma solo quando non c’è rimasto molto di cui godere. Sono uno che arriva in ritardo fin dalla nascita, uno stronzo buono. Ce ne sono pochi in giro, o accetti o molli il colpo.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alzo il bicchiere e brindo al vuoto. Tanto non mi ha sentito nessuno con questo fracasso. Sono in una specie di villa che fa da discoteca un po’ all’aperto e un po’ al chiuso. Un posto da fighetti per intenderci. Ma che ci faccio qui? Lei è ancora lì che balla, saranno otto o nove metri da me. Il suo vestito viola urla vendetta, i capelli le cadono sul collo attaccandosi alla pelle. Lei è una di quelle troppo belle, il classico caso in cui passi un mese a dirti che non è una buona idea e poi ci caschi comunque. È in mezzo al gruppo a ballare sulle note dei Ramones e intanto io sorrido perché so che sto facendo una cazzata. I wanna be sedated, ma ormai non c’è più tempo e svuoto il bicchiere con un ultimo sorso.&lt;br /&gt;Prendi l’onda mi dico, prendi l’onda. Comincio a dondolarmi a ritmo, aspetto che le gambe abbiano compreso l’andazzo che mi circonda, devo lasciare il tempo al mio corpo di tornare a questa realtà che pare troppo accelerata. Ci vuole un poco perché i legamenti si scaldino, forse è solo l’alcool che entra in circolo. Quando muovo il primo passo non mi pare di essere in me, sono solo il tocco di tante braccia, e gambe, in questa mischia, sono lo sfiorarsi di pelle contro pelle tra perfetti sconosciuti. Vivo nella mia pelle per un po’, tra un passo e l’altro fino a quando non le sono di fronte e capisco che è ora di trasferirsi. Mentre ballo come uno scemo mi stampo una faccia idiota addosso e mi concentro. Ora vivo sulle mie labbra, sono interamente lì. Sento addirittura fresco.&lt;br /&gt;Quando la bacio mi godo il momento dalla prima fila. Ne valeva la pena perché sento il suo sapore adagiarsi attorno a me. Io sono le mie labbra e le mie labbra sono il mio corpo, ed è come se avessi tutta lei sulla mia schiena, se il suo sudore mi colasse giù per il petto, se il suo fiato mi scompigliasse i capelli. È stato facile, senza parole e senza perché. Probabilmente non se l’aspettava ed è per questo che si è lasciata condurre in questo gioco senza ritrarsi. Quando ci guardiamo lascio andare il momento, il resto deve venire dopo, se verrà. Dico addio alle labbra e scappo verso i piedi. Abbasso gli occhi e mi sposto velocemente verso la fine della sala. Ecco c’è una porta, la imbocco e mi ritrovo su una terrazza all’aperto. Qui c’è un po’ d’aria. Là dentro mi sembrava di soffocare, ma non credo che fosse il caldo. Ora ho fatto la cazzata. Scendo da delle scale che non so perché sono lì, forse era scritto. C’è un giardino, piccolo e poco illuminato. Mi nascondo addirittura a me stesso.&lt;br /&gt;Adesso non mi resta che aspettare. Vorrei non aver lasciato dentro il bicchiere. Tanto era vuoto. Accendo una sigaretta e conto i secondi. Arrivato a cento mi dico: guarda che non viene, ma che ti credevi. Ma poi rido. Non so se me ne importa davvero. Rido cazzo, rido come uno scemo e poi mi volto. Lei mi guarda dalla terrazza. Mi sa che crede che sia pazzo. E io rido, non riesco proprio a fermarmi. Rido, cazzo se rido. Sono piegato in due ormai. I suoi occhi sono sbarrati, sembra piangere. C’è una luce strana che riempie la sua figura, proviene dalla sala che le sta alle spalle. Mi fermo, il pensiero di averle fatto del male mi blocca e torno serio, mi faccio più sotto per non averla in controluce ma quando finalmente mi avvicino mi accorgo che sta ridendo pure lei. Ma va a cagare mi dico. Divento rosso ma tanto è buio. È piegata in due, non riesce a trattenersi la stronza. Salgo le scale a quattro a quattro. La prendo tra le braccia. “Scusa ma credo di non esser mai uscito dall’adolescenza”, le dico, “continuano a bocciarmi”. Mi guarda davvero strano. “Senti”, questa me la sono preparata da un po’ lo ammetto, mi prude pure il naso mentre gliela dico, “ti prego baciami, o mandami a cagare”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non le so corteggiare le ragazze, è come con la vita, è che credevo che le cose andassero diversamente, che ci fosse il bianco e il nero e che tutti i grigi venissero dopo, non prima. Credevo che la vita potesse davvero essere come una canzone, che la potessi racchiudere in cinque minuti di follia, che potessi saltarle addosso e farla mia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono arrivato a cento, mi volto e sul terrazzo non c’è nessuno. La sigaretta è finita. Mi domando se l’ho baciata o se no… mi domando se lei è davvero in quella sala o solo in una qualche stanzetta chiusa della mia mente, esiste davvero? Sono davvero qui? Confondo la realtà con la fantasia, passo dall’una all’altra come da una finestra piccola e vecchia, come nella mia vecchia casa di campagna, quando da bambino giocavo al mondo fantastico. No, non l’ho baciata. Sono uscito subito dopo aver bevuto il cocktail, le ho lanciato appena uno sguardo di sfuggita.&lt;br /&gt;Mi costringo a rimanere nella realtà.&lt;br /&gt;Forse per lei ne vale la pena.&lt;br /&gt;Forse no.&lt;br /&gt;Ma che importa.&lt;br /&gt;È ora.&lt;br /&gt;Rido.&lt;br /&gt;Mentre salgo di nuovo le scale e vado verso di lei penso che sto per fare una cazzata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Ettore Zani – Luglio 2009&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-7098514100841015214?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/7098514100841015214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=7098514100841015214&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7098514100841015214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7098514100841015214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/07/baciami-o-mandami-cagare.html' title='Baciami, o mandami a cagare'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-4777396627562325773</id><published>2009-07-09T20:48:00.002+02:00</published><updated>2009-07-09T20:51:41.178+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri leggermente ubriachi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Wash Machine</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://happyhomemaker88.files.wordpress.com/2007/11/washing-machine.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 298px; height: 298px;" src="http://happyhomemaker88.files.wordpress.com/2007/11/washing-machine.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sono troppo pulito,&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;troppo arido&lt;br /&gt;nel mio esoscheletro di frac,&lt;br /&gt;cucito su misura&lt;br /&gt;per non lasciar passare&lt;br /&gt;un filo d'aria&lt;br /&gt;né di rassegnazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei sporcarmi un po',&lt;br /&gt;andare al fiume&lt;br /&gt;e fare dighe con il fango,&lt;br /&gt;o pitturarmi il muso&lt;br /&gt;come un indiano&lt;br /&gt;cherokee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sporcarmi un po'&lt;br /&gt;sporcarmi un po'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sporcarmi un po' l'anima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E fare poi&lt;br /&gt;i giochi degli adulti.&lt;br /&gt;Quelli più pericolosi,&lt;br /&gt;ma farli per davvero&lt;br /&gt;e non con l'aria&lt;br /&gt;d'aver fatto chissà ché&lt;br /&gt;se tutto era per finta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo dopo aver sporcato,&lt;br /&gt;anche l'angolo più piccolo&lt;br /&gt;e imbrattato pure i sogni,&lt;br /&gt;solo allora, poi, pulirmi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pulirmi un po'&lt;br /&gt;pulirmi un po'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;pulirmi un po' l'anima.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Ettore Zani - Giugno 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-4777396627562325773?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/4777396627562325773/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=4777396627562325773&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4777396627562325773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4777396627562325773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/07/wash-machine.html' title='Wash Machine'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-4699180222234939391</id><published>2009-05-12T14:25:00.002+02:00</published><updated>2009-05-12T14:28:21.105+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Piombo, sangue e fuoco</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.modelguns-worldwide.com/images/ak47ts10.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 187px; height: 134px;" src="http://www.modelguns-worldwide.com/images/ak47ts10.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho visto una particolare simmetria nei tuoi occhi, lo stesso odio che io provo per te! Un odio senza nome, un po' ebete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono un grosso pezzo di cacca io, lo sai? Sedici anni col fucile in spalla e tanti volti, come il tuo, che mi hanno guardato senza pietà. A volte con stupore. In Somalia, in Yugoslavia, Medio Oriente ed ora qui, Rwanda, di nuovo, dopo quattro anni...&lt;br /&gt;Il mio volto, nero come il tuo, come la pece ed il fango, ma pulito, il mio volto. Pulito perché sono il dannato figlio di una società più pulita, o almeno cosi dicono. Ma sono tutte storie da musi bianchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Papà è dottore. Mamma casalinga. Sapessi com'è buono il suo profumo quando sono a casa e mi sveglia il mattino. Mi coccola, perché sono il suo piccolo, sono Martin che è partito militare e sta coi caschi blu, sono Martin che salva il mondo ogni giorno rischiando la vita. E porca puttana è vero che rischio la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a mamma non lo dico che non è tutto oro quello che luccica, che in fondo non mi dispiacerebbe tanto se fossi tu quello che spara per primo, con quel ferro vecchio che porti in spalla, ma che è? Un Kalashnikov, russo eh, come c'è arrivato qui? L'avrà portato un nostro fratello da New York. La sai la storia di Caino e Abele? Te l'hanno insegnata al campo? Padre Mario è un buon diavolo, italiano, pizza e mandolino o che cazzo, ma un buon diavolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma mi sa che a te di Caino e Abele non importa un fico secco. Te ne stai li, con quei due fanali bianchi sotto una fronte ampia e scarna, una T-shirt color fango con la scritta Nike che quasi mi fa ridere e pantaloncini da ragazzino californiano. Mi viene voglia di bestemmiare, cazzo, bestemmiare ad alta voce, urlare. Ma che ci facciamo qua io e te?! Che ci facciamo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi vuoi dire perché sei scappato quando abbiamo fermato il camion sul quale viaggiavi, beh per il fucile, e me lo dici che ci fai con quel fucile? Che bisogno hai di ammazzare quanti più tutsis ti trovi tra i piedi? Ma lo sai perché vi odiate, lo sai? La sai la storia dei coloni belgi che vi hanno detto tu sei Hutus, e tu sei Tutsis? Tu hai dieci vacche e allora sei ricco tu invece sei un pezzo di cacca. Ma porco di un mondo ti vedi? Siete tutti poveri adesso ma andate in giro a giustiziare a sangue freddo per i quartieri di Kigali tutti i genocideurs e neppure possiamo fare nulla per fermarvi. Il terrore è finito hanno detto i giornali, ma è cominciato più di prima, è sottile e ti entra nelle carni, si nasconde questo nuovo terrore. Nessuno più ne parla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardo quei due occhi, che sono cosi grandi e tanto belli. I miei occhi li vedi, non sono più così, sarà stata la tv o i cartoni animati, nel mio sguardo non c'è più quella vita che vedo nei tuoi, solo l'odio che provo per te perché mi punti un fucile contro e porca miseria l'odio che provo per te perché ti dovrò ammazzare! Lo sai che ci scommetterei cento dollari che quella carretta s'incepperà e io ti sparerò con un fucile a ripetizione nuovo nuovo? Lo sai che appena fai solo finta di premere il grilletto il sergente Granger ti fredda da dietro quell'albero dove sta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da dove arriva quest'abitudine al massacro, da quale girone dell'inferno sono spuntati i vostri machetes dalle lame rosse del sangue di dieci anni di pulizia etnica? E quanta rabbia c'è ancora nel corpo di gente che dovrebbe essere sfinita dal dolore d'ogni giorno.&lt;br /&gt;Anche io ho la mia rabbia, ma è rabbia di parole non dette, di una ragazza dai capelli rossi il cui padre non mi voleva perché ero nero, rabbia consumata da cuba libre e cocaina, da prostitute bianche, prostitute nere, prostitute asiatiche...&lt;br /&gt;E anche io non sono molto di più, tu lo vedi con quei tuoi occhioni; una prostituta grande e grossa al soldo di un magnaccia che fa più paura del diavolo. Il sistema lo hanno chiamato una trentina d'anni fa, non so se come nome vada bene, ma rende l'idea, uno stato di cose di cui non sono più il controllore, nessuno sa più chi è il controllore. E ti odio, per dio ti odio perché mi dici tutte queste cose con quel tuo fottuto fucile appresso e quel tuo odore da animale braccato, e lo fai senza neppure bisogno di aprire bocca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed io, ma che cazzo ti devo dire per farti capire che forse una scelta tu la puoi fare, alla faccia mia e di tutti quanti? Non ho parlato perché se lo faccio mi spari. E già sento la puzza di piombo e sangue e fuoco che ci sarà qui tra un paio di minuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ospedale da campo è pieno di bambini, tra loro c'è il tuo fratellino? Si sono sicuro che hai un fratellino. Magari non è in questo campo ma in un altro; durante l'esodo vi siete persi tutti, madri e figli, fratelli e sorelle, mogli e mariti, un intero popolo spezzettato tra i rimasugli di una patria che non capite neppure.&lt;br /&gt;E tutte quelle armi che avevate tra le mani, ma vi siete mai domandati chi ve le dava e perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta facciamola finita, tu sei la preda e io il predatore, non c'è altro modo, ma non sarò io a sparare per primo, non questa volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giochiamo a mosca cieca? Io chiudo gli occhi vedi? Non ti guardo, Granger comincia ad urlare ma non me ne frega.&lt;br /&gt;Se vuoi sparare fallo tu, ma non ti conviene, io non guardo, e se lasci il fucile sono sicuro che avrai abbastanza vantaggio da scappare in qualche cunicolo, o che al villaggio ti copriranno.&lt;br /&gt;Sono sicuro che l'hai un fratellino da qualche parte, vallo a cercare ti prego. Vai. Io chiudo gli occhi, non vedo, prendi la tua strada. Io ho gli occhi chiusi. Scappa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti urlo: "Vattene!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sento lo sparo da dietro l'albero e nell'aria c'è odore di piombo, di sangue e di fuoco...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Zani Ettore - Gennaio 2003&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-4699180222234939391?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/4699180222234939391/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=4699180222234939391&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4699180222234939391'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4699180222234939391'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/05/piombo-sangue-e-fuoco.html' title='Piombo, sangue e fuoco'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-2480823298838080273</id><published>2009-05-10T15:13:00.003+02:00</published><updated>2009-05-10T15:18:17.292+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Il giorno del giudizio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://nutrireilcorpoelanima.files.wordpress.com/2008/02/5136-12servizio-da-te-giapponese-ii-posters.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 244px; height: 244px;" src="http://nutrireilcorpoelanima.files.wordpress.com/2008/02/5136-12servizio-da-te-giapponese-ii-posters.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ecco io adesso non vorrei che questo disagio, risvegliato in me dal suo apparirmi davanti repentino e inaspettato, possa venir notato dal signor K che mi è sempre stato così caro, un secondo padre per me, dopo che il primo s’è eclissato nelle pieghe della colpa e del rimorso. Non vorrei che questa ruga, mia compagna fedele da qualche anno ormai, si ricurvi ancor di più dentro se stessa, strizzando l’occhio, quasi, ai sospetti ed alle ansie del signor K. Lui mi vuole bene, io lo so. Mi adora. Una mattina di qualche tempo fa me lo disse, mi prese da parte sotto il portico della casa mentre un raggio di sole lo importunava furbesco rimbalzando su un occhio, ma il signor K non lo dava a vedere e rimaneva ritto come un soldato impettito di fronte al proprio dovere, fosse anche la morte; ma era la vita, la vita per lui e lo si vedeva nel modo in cui gesticolava febbrilmente, nella piega strana presa dalle labbra, quel sorriso imbarazzato di chi sa cosa vuol dire ma non ha il coraggio e lo si vedeva nell’occhio rimasto all’ombra, luminoso più dell’altro.&lt;br /&gt;- Sei un fiore sbocciato in inverno mia cara - mi disse, - un oggetto raro e prezioso. Tu sai che io sono solo un vecchio che ha perso tutto e che nulla si poteva aspettare più dalla vita, finito il tempo dei sospiri e delle vaghe promesse era già iniziato per me un lungo e lento declinare, un tramonto che nessun colore addolciva ma solo uno spegnersi silenzioso, un raggrinzirsi di ogni stimolo e di ogni felicità. Ero una terra arida e fredda che aspettava solo l’ultimo alito di vento per venir spazzata via.&lt;br /&gt;Eppure non sapevo che un piccolo seme resisteva ancora, che una scintilla di vita cresceva inesorabile, ancora lontana, ancora inconsapevole di me come io di lei, ma cresceva e ogni secondo che passava si avvicinava di un passo. Quale congiura del cielo ci ha fatti incontrare mia cara, quale destino inaspettato, che Dio sia ringraziato, quando ho aperto la porta di questa casa, un giorno, e tu mi sei apparsa davanti orfana della vita che ti era stata tolta, tu come morta indirizzata al cospetto di un cadavere più freddo del tuo. Eri senza una casa e io te l’ho data ma tu mi hai donato molto di più, mi hai donato una figlia, un cuore da ascoltare la notte, da vegliare ed amare teneramente, quel lascito che mi era stato a lungo negato, da lasciare al mondo perché ne gioisca come ne gioisco io.&lt;br /&gt;Ti guardavo rinascere, guardavo ogni tuo sorriso, i primi più timidi, come un alba, fino a quelli più grandi e splendenti. Io ti ho vista tornare al mezzogiorno e brillare nella tua luce sopra le teste della gente ed ora il tuo tepore ridà vita anche a queste stanche membra, guardami, che cigolano, vecchie e stanche, ma cigolano felici. Mi sto sbriciolando nella mia vecchiaia ma so che se le mie gambe malate o le mie braccia deboli e magre potessero parlare, ora riderebbero, riderebbero con gusto e con una tenacia che non hanno mai avuto nemmeno quando erano forti e sane. Forse non sai quale gioia sia per me il vederti allegra e contenta quando sotto questo tetto regali un fiore, una tua perla, al mondo, scherzando e chiacchierando spensierata, così che anche la casa, con saggezza, sembra approfittare dei tuoi momenti d’euforia per prepararsi ad una festa, riempirsi di ghirlande colorate e nastri e coriandoli e… -&lt;br /&gt;Solo allora lo zittii, con le lacrime agli occhi, poggiando due dita sulle sue labbra, sentendole così sottili da farmi mancare il respiro per paura di spezzarle e vederne uscire l’anima, candida e pura in un ultimo bacio. Presi il signor K per mano e lo condussi fuori sul prato, seguendo con la lentezza necessaria i suoi passi in modo da assaporare la vita fino in fondo, per gustarne la bontà e la sincerità come mai prima le avevo potute conoscere.&lt;br /&gt;Ed è con questo passo che abbiamo camminato insieme fino ad oggi, quando lei è riapparsa ed io mi sento come se sognassi, se nulla più fosse reale, se non fossi mai rinata né mai giunta in questa casa che mi ha accolta e ridato la vita.&lt;br /&gt;Siamo in tre, qui ed ora, e prendiamo un tè discorrendo falsamente ed io la guardo, poi volgo il viso e incontro il signor K e ne l’una, né l’altro, mi sembrano più reali dei demoni e degli angeli che mi venivano raccontati da bambina: pagine di un libro dall’odore stantio con la carta fine e antica, preso da un cassetto logoro col solo scopo di educarmi alle gioie ed ai dolori che avrei patito e poi riposto nuovamente. Fino alla prossima lezione.&lt;br /&gt;Ecco questa è la mia ultima lezione, non ne accetterò altre perché ho imparato abbastanza, nel bene e nel male. Appoggio la tazza e guardo mia sorella negli occhi mentre lei ancora sorseggia facendo finta di nulla, senza che nessun segreto che possa turbarle il sonno torni a galla arrossandole le gote o appannandole lo sguardo, lei no, lei non ne è capace, come nostro padre non ha mai conosciuto il rimorso.&lt;br /&gt;Avevo scordato il mio amore per lei, lo avevo sepolto per non seppellire me stessa, ma certi morti risorgono prima che il signore possa chiamarli a se per il giorno del giudizio, essi si giudicano da soli e nella propria colpa trovano la forza per risorgere, se ne nutrono avidi come quei vampiri, quei mostri di cui si racconta per gioco la sera, per spaventarsi un poco al solo scopo di sentirsi più vivi e meno infreddoliti. Succhiano il calore da chi gli sta attorno, senza cattiveria né malizia, senza sentir nulla in effetti, né piacere, né dolore.&lt;br /&gt;E come amo il signor K. Anche lui amo, senza mai dimenticarlo da quando mi accolse con sé. Amo per quel suo dolore pacato che mi ha porto in dono, siccome non aveva altro, ed io che sono vampira come mia sorella ho bevuto fino in fondo ed è stato solo un caso, un fortunato incidente, che nel farlo agli abbia alleggerito il cuore e rigenerato lo spazio per qualche grammo di felicità.&lt;br /&gt;Solo me stessa odio, per non essere mai stata altra che me stessa.&lt;br /&gt;Beviamo il tè, tutti assieme, ma la mia tazza è posata sul tavolino e non un sorso ne ho versato. Sorrido e rimango a guardare mentre il veleno produce i suoi effetti.&lt;br /&gt;Ho ucciso un padre per troppo amore, e ora ne ucciderò un secondo, e poi una sorella, e li seppellirò in giardino per farmi compagnia e su una tomba pianterò la rosa rossa del peccato mentre sull’altra il giglio bianco della purezza e rimarrò a guardarle fino a quando non calerà il tramonto e poi ancora, fino a quando non cesserà il mondo e si disferà il creato, rimarrò a guardare quando finalmente arriverà il giorno dell’apocalisse e loro usciranno dalla tomba, per vedere se il giudizio di Dio è davvero come mi hanno detto, per una volta, una sola, la più importante: giusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Ettore Zani – Aprile 2009&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-2480823298838080273?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/2480823298838080273/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=2480823298838080273&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2480823298838080273'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2480823298838080273'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/05/il-giorno-del-giudizio.html' title='Il giorno del giudizio'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-534387793078396054</id><published>2009-04-19T00:05:00.001+02:00</published><updated>2009-04-19T00:08:26.309+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>E a questa... che foto ci metto??</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img45.imageshack.us/img45/3849/1390portaaperta3mg2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 350px; height: 319px;" src="http://img45.imageshack.us/img45/3849/1390portaaperta3mg2.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima volta che ho amato&lt;br /&gt;e così l'ultima&lt;br /&gt;non è stato l'orgasmo&lt;br /&gt;il mio piacere&lt;br /&gt;ma l'incontro,&lt;br /&gt;quel breve momento&lt;br /&gt;quando l'attesa&lt;br /&gt;s'è fatta soffice e calda,&lt;br /&gt;quando il pensiero&lt;br /&gt;e non solo il mio corpo&lt;br /&gt;ha chiesto permesso&lt;br /&gt;prima di entrare&lt;br /&gt;e subito s'è detto:&lt;br /&gt;- Sono a casa -&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Ettore Zani - Aprile 2009&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-534387793078396054?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/534387793078396054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=534387793078396054&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/534387793078396054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/534387793078396054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/04/e-questa-che-foto-ci-metto.html' title='E a questa... che foto ci metto??'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-2573905384553310245</id><published>2009-03-25T00:51:00.002+01:00</published><updated>2009-03-25T00:53:47.126+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>The rebel don't lie forever</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.currenticalamo.com/CURRENTICALAMO/VECCHIO-SECCHIO-2004.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 380px; height: 462px;" src="http://www.currenticalamo.com/CURRENTICALAMO/VECCHIO-SECCHIO-2004.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;C'era un ragazzo&lt;br /&gt;chiuso in una stanza buia&lt;br /&gt;a contare i giorni&lt;br /&gt;senza sapere per cosa contare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;con la testa china&lt;br /&gt;e nel cuore poche domande&lt;br /&gt;ma quante bastavano&lt;br /&gt;a farne un uomo&lt;br /&gt;- col tempo&lt;br /&gt;questo è certo -&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e i capelli arruffati&lt;br /&gt;tra le mani&lt;br /&gt;come l'erba secca dell'estate&lt;br /&gt;prima che piova&lt;br /&gt;e gli occhi vuoti&lt;br /&gt;secchi ribelli&lt;br /&gt;da riempire di acqua salata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ha costruito castelli di sabbia&lt;br /&gt;quel ragazzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;poi col piede li ha spazzati via&lt;br /&gt;perché non si impara in fretta&lt;br /&gt;la felicità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Ettore Zani - Marzo 2009&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-2573905384553310245?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/2573905384553310245/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=2573905384553310245&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2573905384553310245'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2573905384553310245'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/03/rebel-dont-lie-forever.html' title='The rebel don&apos;t lie forever'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-7852987626171330404</id><published>2009-03-10T23:05:00.003+01:00</published><updated>2009-03-10T23:43:45.666+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Buonanotte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cinema'/><title type='text'>antichi rimedi contro l'insonnia e pomate anti scazzimperio</title><content type='html'>&lt;object width="353" height="132"&gt;&lt;embed src="http://www.goear.com/files/external.swf?file=a067d94" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" quality="high" width="353" height="132"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Capita certi giorni di non avere voglia di fare un cazzo. Io ormai devo dire certi mesi perché la mia unita di misura del tempo si sta pericolosamente allargando. Se tendo l'orecchio posso sentire la radiazione di fondo dell'universo: un galattico OHMMMMerda.&lt;br /&gt;Senza star qui a tediarvi, il succo del discorso è che ho un sacco di cose da dover fare e nessuna voglia di farle. Ora ci si mette anche l'insonnia, il che vuol dire molto tempo in più da riempire di scuse per non fare quanto devo. Capite ora perché sto scrivendo?&lt;br /&gt;Se proprio devo fare qualcosa, allora mi metto a parlare di due film che ho visto nei giorni scorsi. No, tranquili nessun film indipendente di nessuna remota repubblica dimenticata da Dio, anzì, due dei film più chiacchierati degli ultimi tempi.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Slumdog Millionaire&lt;/span&gt;, pluripremiato agli oscar è il primo. Dire che mi è piaciuto parrebbe banale ma è un buon punto per partire (del secondo per esempio non sarei in grado di dire la stessa cosa anche se brutto non l'ho trovato, ma non anticipiamo). Bello quindi, sì bello, nel suo essere favola moderna e nel contempo espressione di una società in evoluzione, a partire dallo slittamento geografico anche se parziale della cinematografia che conta, che fa soldi per lo meno. E bello perché  racconta un popolo così lontano dal nostro immaginario mostrandocene i punti di contatto e di diversità con un linguaggio che segue le stesse regole, si avvicina e si allontana nello stesso momento da quello a cui siamo abituati. Un bel mix per intenderci, o fusione che dir si voglia. C'ho trovato molto del buon vecchio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Forrest Gump&lt;/span&gt; nella prima parte, cioè proprio di quel modo di narrare favole di parte del cinema di oggi attraverso un iperrealtà che si fa tragicomica e poi l'idea dell'intreccio narrativo è proprio una genialata.&lt;br /&gt;Il milionario come un mago di Oz dell'era moderna al quale ci rivolgiamo per avere le risposte a tutti i nostri quesiti ma che in realtà è solo un povero vecchio imbroglione. Il mago catodico alla fine opera il miracolo ma come Babbo Natale premia solo chi ha scritto la letterina più corta.&lt;br /&gt;Il secondo è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Wrestler. &lt;/span&gt;Di questo oltre a dire che mi ha angosciato per tutta la sua durata e che mi ha lasciato addosso una tristezza infinita quasi non saprei... cerca di allontanarsi dalle trappole della morale facile per raccontarci un uomo, così come è, come è stato forgiato dalla sua vita e che nel momento del cambiamento, quando rimane solo con quel se stesso che è diventato, non riesce a tenere assieme le fila di tutto quello che è costretto a recuperare da un passato e da un presente che sanno di cacca più di quanto si vorrebbe ammettere. Il finale, beh il finale non so proprio come considerarlo, ve lo vedrete poi voi e vi farete la vostra idea. Io me la sono fatta ma credo di averla già rimossa. Viva i meccanismi di difesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi sarete accorti che qui sopra, in cima al post, c'è un bellissimo ministereo virtuale che canta con la voce della cara e vecchia Ani DiFranco. Ora, Ani non ha molto a che spartire con tutto quello che ho detto ma ho scoperto proprio stasera questo servizio di catering musicale (chiamiamolo così) e ho voluto ficcarcelo dentro per forza con la prima cosa che mi è venuto in mente di cercare, non abbiatene a male, anzì, ringraziatemi che ascoltarsi Ani è sicuramete un affare migliore che leggersi Ettore...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Good night, voi che potete.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="353" height="132"&gt;&lt;embed src="http://www.goear.com/files/external.swf?file=20813df" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" quality="high" width="353" height="132"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-7852987626171330404?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/7852987626171330404/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=7852987626171330404&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7852987626171330404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7852987626171330404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/03/antichi-rimedi-contro-linsonnia-e.html' title='antichi rimedi contro l&apos;insonnia e pomate anti scazzimperio'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-5229368711172029158</id><published>2009-03-07T01:18:00.002+01:00</published><updated>2009-03-07T01:23:29.337+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Colorami</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.sinistra-democratica.it/files/images/image/Volantini-Manchette/arcobaleno.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 290px; height: 293px;" src="http://www.sinistra-democratica.it/files/images/image/Volantini-Manchette/arcobaleno.gif" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se dovessi chiederti qualcosa&lt;br /&gt;ora,&lt;br /&gt;sarebbe di colorarmi tutto&lt;br /&gt;che non ho più arcobaleni tra le mani&lt;br /&gt;per guarire questa malattia del grigio.&lt;br /&gt;E sai,&lt;br /&gt;potresti farlo coi pastelli&lt;br /&gt;come un bimbo che disegna il sole,&lt;br /&gt;o mescolare polveri sottili&lt;br /&gt;come i pittori di altri tempi,&lt;br /&gt;potresti far magie con i gessetti&lt;br /&gt;come fanno i maghi&lt;br /&gt;le streghe e i fannulloni.&lt;br /&gt;Ad essere sinceri&lt;br /&gt;mi accontenterei delle matite.&lt;br /&gt;Eppure, se devo dirla tutta,&lt;br /&gt;quel che voglio in verità&lt;br /&gt;è che il tuo colore sia olio sulle dita&lt;br /&gt;per passeggiare la mia pelle,&lt;br /&gt;come i prati quando vien l’estate&lt;br /&gt;e uno dopo l’altro&lt;br /&gt;i passi sono gialli, rossi, verdi e blu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È una tavolozza in petto&lt;br /&gt;che ti chiedo in dono,&lt;br /&gt;un fiore caldo che mi esploda fra le mani,&lt;br /&gt;e che, diamine,&lt;br /&gt;deflagri anche il cielo&lt;br /&gt;per avere il proprio nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ettore Zani – Marzo 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-5229368711172029158?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/5229368711172029158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=5229368711172029158&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5229368711172029158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5229368711172029158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/03/colorami.html' title='Colorami'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-2682755057553514063</id><published>2009-02-19T21:40:00.003+01:00</published><updated>2009-02-19T21:46:57.911+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Il viaggiatore stanco</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.capurromrc.it/ebreosue/013viaggiatore.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 220px; height: 276px;" src="http://www.capurromrc.it/ebreosue/013viaggiatore.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nell’ora che sta quasi per salutare il sole, quando sul profilo più lontano del mare comincia a spargersi un’ombra arancione, la marea sale verso il porto della grande e antica città. L’acqua sommerge lentamente i pali di legno a cui sono attraccate le numerose barche e s’infiltra in tutte le piccole insenature spoglie della costa frastagliata. Scaccia i granchi dalle loro tane, quasi volesse avvertirli che è ormai giunta l’ora di uscire allo scoperto per andare a procacciarsi il cibo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In quell’ora soffia il vento dal mare e come un grande esercito, unito nell’attacco, si abbatte contro ogni muro e contro ogni bastione. C’è però un refolo ribelle tra quelle fila, poco più di un alito che insubordinato fugge via dall’avanzata. S’intrufola tra due grandi e ripide scogliere poste in parallelo, ad est della baia sulla quale si affaccia la città, ed in quella stretta via percorre molta strada, gioendo della calma conquistata. Accarezza la barba verde della terra, che in quei luoghi cresce rigogliosa, protetta dalla salinità del mare e dall’impeto dei venti più burberi. Poi risale in alto spinto dal riverbero del sole sopra una zona rocciosa ed infine, raccogliendo le forze per un ultima corsa, si lancia in picchiata oltre le mura sud della città, che s’affacciano sull’entroterra.&lt;br /&gt;Lui, piccolo ed insignificante ribelle, l’unico ad aver attraversato quell’impedimento che ancora continua la sua dura lotta contro le armate che vengono dal mare.&lt;br /&gt;Giunge infine alle porte del palazzo reale, e ad esso si inchina, spegnendosi pian piano contro i terrazzi più alti, appena sotto la torre. Entra in una finestra già esangue, alla ricerca di un bel cantuccio polveroso dove morire felice guardando i batuffoli rotolare sul pavimento ma poi si accorge del dolce letto che lo aspetta annidato tra le chiome corvine di una fanciulla.&lt;br /&gt;È, questa, la figlia del Marajà che con sguardo accigliato veglia un vecchio nel suo letto. Il refolo le scompiglia un ciuffo facendolo ricadere sugli occhi e mentre la giovane se li riaggiusta con una mano il soffio ride per un’ultima volta ripensando al proprio viaggio libero e felice. Ha finalmente trovato la pace in quei capelli ed esala il suo ultimo respiro contento.&lt;br /&gt;La figlia del Marajà, invece, non trova pace perché quel vecchio stanco che le si trova innanzi è il padre del suo innamorato, che tante volte quando era ancora bambina l’aveva tenuta sulle ginocchia raccontandole una storia incredibile. Quelle storie che solo lui poteva conoscere, l’ambasciatore del Marajà presso tutti i popoli del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Entra, non stare dietro la porta ti prego – sussurra la ragazza rivolgendosi verso lo stipite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il battente si scosta un poco, sembra provare ritrosia esso stesso per chi nasconde dietro di se. Poi invece si spalanca di colpo rivelando la figura slanciata di un giovanotto nel pieno del proprio vigore. Questi porta sul viso i segni della sofferenza ma non riescono, né le rughe del pianto, né le borse sotto gli occhi o quel sorriso forzato appeso sciattamente sopra il mento ad attutire l’impatto della sua bellezza. Egli è degno della figlia del Marajà ed è degno del padre morente che con pudore guarda soltanto ora, incapace di accettare una sorte che, ben sa, si devono aspettare tutti e che, sorniona, rimane nascosta dal battente di una porta, com’era lui poco innanzi; sebbene questa sia una porta ben più misteriosa di quelle quattro assi che nascondevano lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Come hai fatto a sentirmi? - Domanda alla figlia del Marajà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Forse il tuo dolore ti ha turato le orecchie, ma i tuoi singhiozzi sembravano il mare quando s’infrange sugli scogli – risponde la ragazza accennando un sorriso – e poi, saperti la dietro, nascosto, mi faceva sentire angosciata… come se fossi in attesa, come se anche tu…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;China il viso tra le mani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Javanna…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Oh Amed, perché deve morire?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Javanna, cosa direbbe tuo padre se vedesse la tua bellezza sciuparsi in tante lacrime. Lascia a me il pianto e torna nelle tue stanze dove le ancelle ti potranno rincuorare con i canti e le danze. Per favore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Javanna non risponde neppure, si avvicina ancora più al letto del vecchio e ne stringe la mano. La sente ancora calda, ma le pare anche che ogni secondo che passa quel calore si allontani dal corpo del vecchio ambasciatore, da lei, da Amed e da tutto quanto li circonda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Che figura magnifica quella del viaggiatore – esclama d’un tratto, gli occhi illuminati da una nuova luce. - Quand’ero soltanto una bambina tuo padre sapeva stupirmi sempre con quel suo raccontare allegro e spensierato. Mi prendeva sulle ginocchia e stava ore a parlarmi dei cinesi con i loro buffi codini e le barbette, o dei veneziani e della loro città sospesa sull’acqua. È pensando a questo che mi rincuoro, non con le danze delle mie ancelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Scusami – ribatte il giovane Amed – anche tu eri come una figlia per lui ed hai il mio stesso diritto di piangerlo e lo stesso diritto di ricordarlo nei giorni felici.&lt;br /&gt;Sì mio padre è sempre stato un viaggiatore, un errabondo che vagava di città in città portandosi appresso la parola del suo padrone, tuo padre il Marajà, ed amava questo mestiere come amava la vita stessa. Quando era qui al palazzo i suoi piedi battevano sui pavimenti scalpitanti dalla voglia di ripartire e sebbene il suo cuore lo legasse a me, e a te, ancora in giovane età, ogni altra parte del suo corpo era sempre pronta a ripartire. Come se sentisse che sotto i suoi piedi il mondo non si era mai fermato e non volesse essere da meno. Come le stelle in cielo, e i pianeti, come tutto nell’universo è in movimento così doveva essere anche lui. Libero, lontano dalle strade più battute, sempre solo in quella sua folle corsa anche tra le migliaia di persone di una città, che per quanto lontana fosse, non lo era mai abbastanza.&lt;br /&gt;Ma ora è stanco, o forse solo appagato, perché di due tipologie ben distinte sono i viaggiatori: quella di chi si sazia del mondo fino a nausearsene, nel bene e nel male, e quella di chi lascia che sia il mondo a saziarsi di lui, senza mai porsi domande inutili…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- A quale di queste appartiene tuo padre, amed?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- E come faccio a saperlo? Non gliel’ho mai domandato né mai ne ho avuto il tempo siccome non c’era mai.&lt;br /&gt;Forse alla seconda, quella che alla fine si stanca e basta, non del mondo o dei viaggi, ma si stanca perché semplicemente invecchia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Javanna si gira per scrutare sul volto del vecchio i segni della sua stanchezza, come se volesse indovinare che tipo di viaggiatore sia quell’uomo dalle rughe che raccontano le sue avventure.&lt;br /&gt;In effetti la pelle, lisa dal tempo come una tela più e più volte ripiegata, è sottile e pallida, ma i tratti del viso rimangono sereni e da essi non traspare alcun ombra di quella nausea o quella insofferenza che accennava prima Amed. Il vecchio ambasciatore è solamente un uomo vecchio e stanco le cui gambe non ubbidiscono più al richiamo naturale che le aveva sempre fatte muovere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- sai Javanna, alcuni degli astronomi del Marajà dicono che anche le stelle muoiono, sembra impossibile, ed anzi tutti li deridono, ma se davvero fosse così allora penso che una ne stia morendo proprio ora, che si stia fermando. La stella di mio padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Ma davvero il mondo può portare a quella noia che dicevi prima? Amed, com’è possibile che le meraviglie che mi raccontava tuo padre possano infine stancare, se nemmeno tuo padre che ne ha viste a milioni se ne è mai lamentato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Il mondo non è pieno solo di quelle meraviglie che mio padre raccontava a te Javanna, c’è ben altro ed a volte è terribile. Mio padre ha visto guerre e malattie, ha visto gli occhi affamati dei bambini, le piaghe purulente dei lebbrosi, le rovine degli imperi caduti. Stancarsene o meno, però, non credo che sia una scelta. Alcuni hanno fede nella bellezza e continuano a cercarla, altri invece non vogliono più correre il rischio di imbattersi in quanto di più brutto c’è  mentre si tenta di trovarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Javanna è incredula di fronte agli occhi di Amed ed alla sua fronte alta che sembra una mezzaluna rigonfia di verità. Quando il vecchio morirà sarà il giovane a prendere il suo posto, sarà il suo Amed a partire per viaggi lunghi e pericolosi.&lt;br /&gt;È già così saggio eppure ancora così giovane, pensa la ragazza, chissà che tipo di viaggiatore sarà? Se come suo padre si spegnerà pian piano senza mai lagnarsi dell’indigesta crudeltà nel mondo, o se invece ne soffrirà, incapace di avere fede nel futuro o nella provvidenza. E chissà se mai avrà la forza di cambiare le cose? Se una volta stanco ed annoiato del mondo combatterà la sua battaglia o scivolerà via indifferente? Quante possibilità che lo aspettano e con lui aspettano lei, si domanda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Perché ci spostiamo sempre Amed? A cosa serve non piantare mai in profondità i pali su cui costruire la propria casa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- E a cosa serve rimanere fermi Javanna? Se sapessi rispondere a una sola di queste due domande sarei un uomo contento, ma non ne sono in grado così come non sono in grado di trattenere mio padre ora che sta partendo per un viaggio ancora più grande di tutti i suoi altri viaggi. Non avrà più bisogno delle gambe per camminare, né degli occhi per vedere la strada.&lt;br /&gt;Mi sbagliavo prima Javanna, un viaggiatore non è mai stanco, né mai angustiato dalle sue peripezie – anche il giovane si avvicina al letto e finalmente stringe la mano del padre – solamente, ad un certo punto, va oltre i confini che lo avevano sempre circondato, dove la bellezza non è più solo una parola e dove le cose che la ispirano non sono più fatte di grezza materia. Ed anche se davvero fosse stanco, ci sono viaggi a cui non ci si può opporre, così come questa notte che è ormai scesa ed a cui non mi posso ribellare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mare ha inghiottito tutto ciò che doveva, lasciando l’altra metà del creato al buio. Il vento che spazzava verso la costa si è finalmente quietato.&lt;br /&gt;In una finestra lontana, sotto la torre del palazzo reale, un vecchio morente ha preso con se poche cose, le ha private della sostanza e le ha chiamate ricordi, poi è partito come un viaggiatore stanco rinfrancato dalla frescura notturna. Si è diretto verso un altro mondo lasciando in questo quel vento insolente che ogni sera combatte la propria battaglia conto le mura della città, ha preso con sé solo un alito già morto, rannicchiato felice tra i capelli di una bellissima ragazza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zani Ettore – Gennaio 2005&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-2682755057553514063?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/2682755057553514063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=2682755057553514063&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2682755057553514063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2682755057553514063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/02/il-viaggiatore-stanco.html' title='Il viaggiatore stanco'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8405189275322323689</id><published>2009-01-16T01:21:00.003+01:00</published><updated>2009-01-16T01:29:06.273+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri leggermente ubriachi'/><title type='text'>Sonar</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.sambenedettoggi.it/wp-content/uploads/2007/11/buio.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://www.sambenedettoggi.it/wp-content/uploads/2007/11/buio.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se ti siedi dentro te stesso puoi misurare lo spazio che ti dà forma, basta urlare e poi sederti, nel buio della tua mente, ad aspettare l'eco. Basta credere che il suono della tua voce sia uno scandaglio per i recessi dell'anima, che possa navigare oltre i pensieri, le idee e poi la carne e la sostanza con la stessa intensità di una verità rubata.&lt;br /&gt;Solo allora potrai immaginare di quale sconfinatezza stiamo parlando, di quale grotta inaudita e di quali stalagmiti e stalactiti, come veli penduli, stai per farti gola e risuonare.&lt;br /&gt;Perché tu sei strumento di te stesso nell'atto di cercarti, e chissà, magari pure trovarti, da qualche parte, in qualche suono, in qualche tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siediti e ascolta.&lt;br /&gt;Urla e ascolta. Non hai comunque molto altro da fare...&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Ettore Zani - Gennaio 2009&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8405189275322323689?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8405189275322323689/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8405189275322323689&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8405189275322323689'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8405189275322323689'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/01/se-ti-siedi-dentro-te-stesso-puoi.html' title='Sonar'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-6483143188771664243</id><published>2009-01-07T22:09:00.003+01:00</published><updated>2009-01-07T22:15:12.925+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Portrait of a lady</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.giacomosonaglia.it/immagini/243/big.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 300px; height: 420px;" src="http://www.giacomosonaglia.it/immagini/243/big.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se avessi alzato lo sguardo&lt;br /&gt;- una sola volta -&lt;br /&gt;oh quale mirabile visione&lt;br /&gt;avrei avuto dell'ardore di una regina,&lt;br /&gt;di quel fuoco sopito&lt;br /&gt;spinto a forza dentro al camino&lt;br /&gt;da non vederne il fumo,&lt;br /&gt;da non lasciarne scappare un’oncia&lt;br /&gt;a riempire le stanze:&lt;br /&gt;grandi stanze&lt;br /&gt;così vuote&lt;br /&gt;e così fredde.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se avessi lasciato le dita&lt;br /&gt;strette alle mie&lt;br /&gt;- un solo secondo -&lt;br /&gt;così che il gelo potesse trasfondersi&lt;br /&gt;e il malanimo del mondo&lt;br /&gt;gettato alle spalle&lt;br /&gt;come uno scialle caduto per caso&lt;br /&gt;sul ciglio della strada&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e se io fossi stato la stessa neve&lt;br /&gt;che mi ha ucciso&lt;br /&gt;per baciarti un’unica volta&lt;br /&gt;col tocco gentile&lt;br /&gt;di un amante intimidito,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;se il pennello avesse reciso il tratto&lt;br /&gt;e fosse tornato sui propri passi&lt;br /&gt;e la tavolozza si fosse infranta&lt;br /&gt;i colori smarriti e la tela strappata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;se solo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;se solo il mondo fosse meno vile&lt;br /&gt;e la mia viltà non l'alimentasse&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;avrei avuto l'onore d'essere uomo&lt;br /&gt;per dipingere il tuo vero ritratto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Zani Ettore – Gennaio 2009&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-6483143188771664243?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/6483143188771664243/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=6483143188771664243&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6483143188771664243'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6483143188771664243'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2009/01/portrait-of-lady.html' title='Portrait of a lady'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-5266182461343577668</id><published>2008-12-23T14:57:00.003+01:00</published><updated>2008-12-23T15:00:03.223+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>AltreStorie va in montagna</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SVDuiOUFDzI/AAAAAAAAB0k/iU7dHWIm7hA/s1600-h/WALLE+natale.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 415px; height: 251px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SVDuiOUFDzI/AAAAAAAAB0k/iU7dHWIm7hA/s400/WALLE+natale.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5282984634630868786" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ma vi lascia con degli auguri spaziali ;-)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-5266182461343577668?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/5266182461343577668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=5266182461343577668&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5266182461343577668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5266182461343577668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/12/altrestorie-va-in-montagna.html' title='AltreStorie va in montagna'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SVDuiOUFDzI/AAAAAAAAB0k/iU7dHWIm7hA/s72-c/WALLE+natale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-1085589684658733534</id><published>2008-12-19T00:20:00.002+01:00</published><updated>2008-12-19T00:29:30.347+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Plop</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://italy.indymedia.org/uploads/2004/06/bolle-di-sapone.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 256px; height: 292px;" src="http://italy.indymedia.org/uploads/2004/06/bolle-di-sapone.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il bambino era nascosto sotto la scala esterna, in quel piccolo andito scuro che si veniva a creare, riparato dal vento e dal sole. Rideva con gli occhi sopraffatto dalla gioia di quell’intrattenersi infantile, solo un poco oltre la soglia del lecito. Solo un poco in più, che fosse eccitante.&lt;br /&gt;Sentiva la voce che lo chiamava: - Alessio, Alessio dai, vieni fuori -. I piedi fremevano. C’era la voglia di correre, di farsi vedere ma si costringeva a rimanere fermo. Nella testa l’immagine di ciò che sarebbe venuto. Di tutto quello che sarebbe stato. Il futuro.&lt;br /&gt;Un futuro molto prossimo di lui che balzava felino proprio davanti a Sara, prima che voltasse l’angolo. Lo spavento e subito le risa. La gioia. Piccola ma dura. Inattaccabile.&lt;br /&gt;Invece: - Ehi, sei qui! -. Carlo gli era quasi caduto addosso mentre correva chissà dove e il futuro di Alessio era esploso come una bolla di sapone. Plop.&lt;br /&gt;- Sì -, rispose.&lt;br /&gt;- Vieni con noi? Stiamo andando al fiume.&lt;br /&gt;- Ma la maestra?&lt;br /&gt;Sara aveva smesso di chiamarlo. Doveva aver sentito le voci ed ora il gioco aveva perso di senso, per via dell’intrusione.&lt;br /&gt;- La maestra è con Enrico e Valeria, devono girare la scena del tesoro, non se ne accorge, dai.&lt;br /&gt;La classe era uscita per le riprese del film. Anche per quell’anno la passione della giovane maestra li aveva coinvolti in quella pazza idea. Avevano scritto il soggetto, preparato la sceneggiatura, distribuito le parti e fatto le prove. Ora si girava in esterno.&lt;br /&gt;Era maggio. Il sole pallido scaldava la terra quel tanto che bastava a far spuntare i primi fiori colorati. Più sotto c’era ancora l’umidità dell’inverno, rintanata in basso nel sottosuolo.&lt;br /&gt;I due bambini presero la strada verso sud, riparati dai cespugli. Si erano chinati un poco per non farsi scorgere e già correvano a perdifiato. Due puntolini a valle si allargarono sempre più fino a mostrare le sagome di Giulio e Riccardo. Giulio era obeso per i suoi dieci anni ma nessuno lo prendeva mai in giro apertamente. Quando Alessio gli si avvicinava sentiva un odore dolciastro che gli ricordava il prosciutto.&lt;br /&gt;Gli stava simpatico anche se spesso faceva il gradasso. Era l’unico bambino con cui avesse mai fatto a botte.&lt;br /&gt;- Ciao Alessio, ci sei anche tu. Dai corriamo alla diga!&lt;br /&gt;- Che diga?&lt;br /&gt;- L’ho fatta io -, esclamò Riccardo gonfiando il petto. - Ieri -.&lt;br /&gt;- E dove?&lt;br /&gt;- Qui vicino, dove ci sono quegli alberi, vedi? Io abito là sopra -, fece indicando oltre un boschetto di pini. Si scorgeva il tetto rosso di una casa.&lt;br /&gt;La diga era stata edificata ai margini del fiume. C’era un punto nel quale il terreno era franato ed aveva creato un piccolo anfratto naturale nel quale l’acqua entrava liberamente, ristagnava per un po’ e poi usciva, schiumando nel ricongiungersi alla corrente. Riccardo aveva riempito di sassi l’uscita cosicché il livello dell’acqua era salito. Ora stava spiegando a tutti gli altri come da principio l’acqua continuasse a salire fino a scavalcare il suo muro ma poi aveva creato un canale in ingresso, sempre con i sassi. Ora l’anfratto era più riparato e l’acqua che vi entrava era molto più calma, come in un laghetto. Ne fuoriusciva solo quel tanto che bastava a tenere il livello costante.&lt;br /&gt;La superficie era liscia e si scorgeva il fondo sabbioso. Giulio voleva spostare dei sassi ma Riccardo lo fermò urlandogli contro. Ci sarebbero volute ore poi affinché l’acqua tornasse limpida.&lt;br /&gt;- Che siamo venuti a fare allora? - Chiese Carlo.&lt;br /&gt;- A vederla. L’ho fatta io, non è bella?&lt;br /&gt;- Ma non vuoi che ci giochiamo.&lt;br /&gt;- Ma è  finita.&lt;br /&gt;- E allora?&lt;br /&gt;Alessio rimaneva in disparte. Guardava il pelo dell’acqua così immobile. Solo un metro più in là c’era il tumulto della corrente.&lt;br /&gt;Quando si voltò vide Carlo e Giulio che risalivano per la stessa strada da cui erano arrivati. Riccardo era per terra. I pantaloni tutti sporchi. Giulio lo aveva spinto ma Alessio non aveva registrato nulla di quanto successo. Gli veniva da ridere perché sembrava impossibile che non avesse sentito il bisticcio. Sapeva che c’era stato ma non se ne ricordava.&lt;br /&gt;- Che ti ridi! Aiutami. – disse Riccardo ferito nell’orgoglio.&lt;br /&gt;- Sì, scusami.&lt;br /&gt;Alessio gli diede la mano e lo aiutò a rialzarsi guardando l’amico mentre si puliva i pantaloni come meglio poteva. - Chi lo dice alla maestra adesso - mugugnava.&lt;br /&gt;- Beh, la diga è salva almeno -, fece Alessio sorridendo.&lt;br /&gt;L’ombra di un Vaffanculo passò sul viso di Riccardo per qualche istante, poi, dopo aver deciso che la frase dell’altro era sincera, sorrise anche lui.&lt;br /&gt;Si misero a ridere e ripresero la strada verso la casa dove stavano tutti.&lt;br /&gt;- Avranno finito le riprese ormai. Dobbiamo sbrigarci.&lt;br /&gt;Mentre risalivano il pendio Alessio vide un’ombra dietro un albero. Era lei, era Sara. Lo aveva seguito allora.&lt;br /&gt;Non disse nulla, però. Sara guardava Riccardo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Zani Ettore - Dicembre 2008&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-1085589684658733534?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/1085589684658733534/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=1085589684658733534&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/1085589684658733534'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/1085589684658733534'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/12/plop.html' title='Plop'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-4098218830814169764</id><published>2008-12-13T23:44:00.002+01:00</published><updated>2008-12-14T00:01:24.255+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Quando ero un cazzone</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa sera sono inciampato, quasi casualmente, in un serie di resoconti, mezze pagine di diario, che ho scritto tra i 18 e i 22 anni. Vi dirò, sono morto dal ridere nel rileggerle! io che non son mai riuscito a tenere un diario, ho sempre scritto un po' alla cazzo quando mi girava, con ellissi di mesi e a volte anni interi. Siccome le storie intime sono un po' come il diritto d'autore che dopo 70 anni decade (hai voglia ad aspettare, io me ne faccio bastare 8 o 9) mi son detto perché non postarne un estratto? è giusto che il mondo sappia con che razza di idiota ha a che fare ;-)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.corriereuniv.it/cms/wp-content/uploads/2008/07/tocco.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 410px; height: 360px;" src="http://www.corriereuniv.it/cms/wp-content/uploads/2008/07/tocco.gif" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Hai studiato inglese?"&lt;br /&gt;"No."&lt;br /&gt;"hai studiato info?"&lt;br /&gt;"No."&lt;br /&gt;"hai studiato statistica?"&lt;br /&gt;"No."&lt;br /&gt;"Che hai fatto ieri?"&lt;br /&gt;"Un cazzo."&lt;br /&gt;"Ah ecco!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oh Dio. Cazzo vuoi che faccia, non è che abbia una grande idea al momento di ciò che è la mia vita. Ci vorrebbe un coffee di quelli schifosi della macchinetta, ma l'ho già bevuto. Merda questa notte potrei rimanere alzato a scrivere, certo ma a che mi servirebbe. Scusate le parole gratuite, è che sono un po'  arrabbiatello.&lt;br /&gt;Non ci sono mai riuscito in fondo, dico a stare sveglio una notte solo per scrivere, non l'ho mai voluto a dire il vero. Sarà per questo che di tanto in tanto mi ritrovo a sparare cagate senza senso. Oh si, un senso ce l'hanno, ma ho il coraggio di accettarlo? Sono capace di dire, bontà d'Iddio questo sono io, vi va bene si o no?, tanto mi potete anche succhiare il cazzo. :-))))  questa è una faccetta buffa!&lt;br /&gt;Non riesco mai a portare a termine un discorso, non riesco mai a essere completamente sincero con me stesso, non riesco mai a esserlo neppure con gli altri. Devo solo mettermi lì e sparare, cosa? Stronzate.&lt;br /&gt;Non sono più quel bambino che parlava da solo o viveva nel suo mondo tutto particolare, non gioco più a quel mio vecchio gioco quando cammino per la strada, anzi un giorno o l'altro ne dovrò parlare, anche se mi sento ancora cosi di tanto in tanto. È l'età? beh non lo so, non lo voglio sapere, voglio solo vivere.&lt;br /&gt;Questa frase sa tanto di fine, mentre invece è all'inizio, ma dove andrà mai il mondo dico io. E questa volta mentirei nel dire che non mi interessa saperlo, non lo so, è vero, ma voglio supporlo, in fondo, in linea di massima dove va il mondo è dove vado io.&lt;br /&gt;Conviene tralasciare. Definisco prologo l'insieme delle frasi senza senso fin qui dette e ricomincio la storia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ma che diavolo fai in collegio tutti i giorni tu?"&lt;br /&gt;"Ah boh, non devi chiederlo a me". Mi siedo.&lt;br /&gt;La prima ora abbiamo info, e Zambo dovrebbe essere interrogato. Io sono riserva quindi Lunedì tocca a me, amen. Lunedì ho anche sistemi ma forse mi faccio interrogare Sabato.&lt;br /&gt;Inutile dire che non ho tanta voglia di studiare, sono tre settimane che sto in collegio a non fare niente o leggere libri che non hanno nulla a che spartire con la scuola (otto in due mesi è una buona media!), comunque so che dovrei impegnarmi almeno un po', visto che mi interessa uscire bene per non dover pagare il collegio universitario, sempre che la faccia sul serio l'università.&lt;br /&gt;Oggi è una giornata piena, alla terza ora abbiamo compito di statistica: povero Pio Pio, c'è rimasto male quando metà classe è rimasta in corridoio (portandosi dietro i banchi) per convincerlo a rimandare il compito. L'abbiamo rimandato, ovvio. Non avevo studiato molto (niente), sapevo che ce l'avrebbero fatta a rimandarlo.&lt;br /&gt;D'altronde c'è una strana aria in giro: stasera abbiamo cena di classe e domani assemblea d'istituto il che si sa è cosa bene accetta, come d'altronde sempre è il non fare niente a scuola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono passati un pacco di mesi. Si proprio cosi, ho addirittura già fatto gli esami. Sono uscito discretamente, meglio di quanto prevedessi a dire il vero: novanta su cento anche se non sono ancora andato a prendere il diploma.&lt;br /&gt;Ora sono a casa. Mi manca il collegio, un po' meno la scuola. Avrei voluto presentare i miei compagni di classe ma questa ellissi me lo ha impedito, d'altronde qualcuno diceva che si scrive solo quando si è tristi mentre quando si è felici si esce. Molto vero nonostante non sia del tutto vero che sia sempre stato felice durante il periodo in cui non ho scritto... ho scritto altro.&lt;br /&gt;Sto lavorando. Quel benedetto tubo di plastica perde ancora cosi devo andare a prendere la segatura se voglio asciugare il pavimento. Dopo dovrò lavare le celle: la prima è ormai quasi vuota, quindi un lavoretto veloce, la seconda sporca come al solito, la terza è piccola e sempre pulita.&lt;br /&gt;Entra Sergio che è il mio capo. Oddio, capo… Sergio è una persona molto particolare, tanto che noi al super non sappiamo se considerarlo un uomo od un pazzo. In lui si rispecchiano quasi tutte le abitudini di queste campagne montane dove sono nato: beve vino in abbondanza, parla in dialetto e fa solo ridere i polli se abbozza qualche parola in italiano. Ma c'è altro nel suo personaggio. E proprio personaggio va chiamato perché è uno di quegli uomini che quando lo vedi non riesci a credere che sia del tutto vero. Di solito mentre servo al banco ed arriva anche lui mi dispero in silenzio. Troppo spesso ha un alito pestilenziale che sembra si sia divorato tutto il mercato internazionale della cipolla, per non parlare del rapporto che tiene con tutte le apparecchiature elettroniche. Un esempio? La bilancia per gli scontrini non fiscali che teniamo al banco può tenere in memoria due operatori distinti e li visualizza in un piccolo display a lato. Il primo in alto è l'operatore uno, cioè chi batte i prezzi sul tastierino a destra, mentre quello visualizzato sotto è l'operatore due di sinistra. Sono tre anni che hanno al super quelle bilance ed ancora lui ogni volta che serviamo in due riesce a sbagliare parte sommando le sue pesate alle mie senza neppure accorgersene. 50mila lire due bistecche è un po' troppo no?&lt;br /&gt;"Questo lavandino perde ancora Sergio" gli faccio io.&lt;br /&gt;"No, non perde più, basta dargli qualche colpetto alla leva"(sto traducendo in italiano ovviamente).&lt;br /&gt;"Sì lì non perde più, stavolta è il tubo sotto che perde, non vede tutta l'acqua. Stavo svuotando lo sterilizzatore ed ha cominciato a perdere".&lt;br /&gt;"No l'perdi piò".&lt;br /&gt;"Ma è il tubo stavolta! perdeva anche ieri ma non glielo più detto".&lt;br /&gt;"Ah è il tubo, eh… il silicone, se dopo l'fo. Basta metterci su un pit de silicone".&lt;br /&gt;Se ne va bofonchiando in quel suo modo per cui non sai se è incazzato contro il mondo perché i turisti calano anno dopo anno, o perché la moglie fa lo sciopero.&lt;br /&gt;Mi aspetta una mezzoretta di relativo relax durante la quale pulirò il locale delle celle, poi non so, vedrò che mi riserva il Gigi o la Robi, che sono i figli di Sergio, e anche su di loro ce ne sarebbe da raccontare ma tant’è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto per cambiare sono ancora passati una marea di mesi, adesso sono a Milano. Sono un universitario, io!&lt;br /&gt;Vivo in una residenza I.S.U. ed ho ottenuto la borsa di studio, non pago un cazzo, m'è andata bene.&lt;br /&gt;Ovviamente devo ribadire quello che dissi l'ultima volta riguardo lo scrivere e la tristezza.&lt;br /&gt;In questi mesi sono cambiate molte cose nella mia vita, ma se devo essere sincero io non sono cambiato cosi radicalmente come mi aspettavo quest'estate. Allora attendevo con ansia di cominciare perché mi sentivo un po' soffocare. Non sapevo bene che fare della mia vita e speravo di tuffarmi in qualcosa che mi avrebbe condotto a forza verso una maggiore serenità nell'affrontare alcune responsabilità ed alcuni pesi che ancora gravavano sui miei pensieri.&lt;br /&gt;Non saprei dire se è cosi oggi.&lt;br /&gt;Sono arrivato con qualche minuto di anticipo rispetto alla lezione. Oddio a dire il vero sarei dovuto arrivare in bicocca due ore fa per la lezione di psico dinamica ma visto che non intendo dare subito l'esame la sto tralasciando un po' per altre materie. Ora devo fare biologia generale. Sto aspettando Susanna, Silvia e Maria, strano perché di solito arrivo dopo di loro.&lt;br /&gt;La docente di biologia è una donna di mezz'età ma pare davvero tonta (sembra che nel mondo si debba essere sempre attorniati da personaggi oltre che da persone normali) od almeno cosi mi pare. Ad ogni lezione, un quarto d'ora dopo l'inizio, si ferma e dice: "Chiudete quelle porte lassù che non si sente" anche se, naturalmente, l'acustica non cambia per nulla. Dopo poco si ferma di nuovo e domanda: "Ma questo casino, insomma, siete voi o è fuori?" al che potete immaginarvi il coro di voci che le risponde : "FUORIII" con quel tono strafottente al quale non si può negare una cavolo di risata.&lt;br /&gt;Stiamo parlando di genetica, le malattie genetiche e nella fattispecie quelle cromosomiche: la trisomia ventuno prima di tutte, malattia meglio conosciuta come sindrome di Down. In realtà non seguo attivamente la lezione perché mi trovò meglio leggendo sul libro gli stessi argomenti trattati durante la lezione.&lt;br /&gt;Di tanto in tanto seguo quello che dice la tipa giù in fondo, ma è davvero una donna incasinata: "Non so se mi sono spiegata, lo so è difficile e non si capisce subito, ma poi è semplice". Fortuna che leggendo dal libro la maggior parte degli argomenti sono presentati organicamente e non si fatica molto.&lt;br /&gt;In effetti uno si aspetta chissà che serietà all'università: adesso si lavora sul serio! Macché, c'è da ridere peggio che alle superiori a volte. Tra docenti tecnofobici che maneggiano semplici lavagne luminose come mostri infidi e paurosi o confondono interruttori regalando a noi studenti uno spettacolino comico gratuito (parola che tendo sempre più ad amare da quando sono universitario, anche se non la disprezzavo neppure prima) e file interminabili agli sportelli automatici dell'università che funzionano a caso, bloccandosi se usati da alcuni e funzionando perfettamente con altri che sembra ti piglino per il culo.&lt;br /&gt;D'altronde però conviene studiare sul serio, ma questo conviene sempre anche se non è strettamente necessario.&lt;br /&gt;"Ti ho portato il cd vuoto per l’album della Consoli" fa Susanna.&lt;br /&gt;"Ah grazie, non ci speravo più… No scherzo, dai."&lt;br /&gt;"Beh, se hai qualche altro cd interessante da masterizzare dimmelo".&lt;br /&gt;"Avrei in giro l'ultimo di Ligabue se ti piace, non per molto però, io non lo ascolto e non ho fatto copie per me".&lt;br /&gt;"Ho gia la cassetta".&lt;br /&gt;Dopo un po, quella in fondo all’aula si ferma.&lt;br /&gt;"Alleluia che ci fa fare la pausa ".&lt;br /&gt;La tipa giù ha smesso di parlare per un po', godiamoci il nostro bel quarto d'ora accademico. Dopo aver finito il paragrafo mi spaparanzo sulla panca, mentre intorno a me c'è gente che finisce di scrivere appunti, o tira fuori dalla borsa come per miracolo panini giganteschi formato famiglia imbottiti di ogni cosa immaginabile e non.&lt;br /&gt;Davanti a noi siede sempre un trio che in fatto di panini non ha rivali.&lt;br /&gt;"Cazzo, guarda. Le cipolle pure stavolta!" fa Silvia, un po' troppo ad alta voce a dire il vero, ma amen.&lt;br /&gt;Questo trio è formato da un ragazzo e due ragazze, e le vipere qua accanto si sono inventate tutta una storia di intrighi amorosi sul trio, mi sa pure che ci credono alle cazzate che sparano.&lt;br /&gt;"Vedi che pende sempre a destra, e si siede sempre in mezzo".&lt;br /&gt;"A dire il vero a me sembra che oggi penda più per la sinistra"&lt;br /&gt;"Ma va, è che tu non lo guardi spesso, fidati noi è da un po' che li studiamo, pende a destra ti dico."&lt;br /&gt;"Se è cosi fa poi bene, anch'io fossi in lui penderei a destra"&lt;br /&gt;"Anche tu eh?"&lt;br /&gt;"Direi. però adesso sta pendendo a sinistra"&lt;br /&gt;La lezione ricomincia, la tipa riparte mostrandoci un altro lucido di quelli preparati da lei "Ecco ve l’ho disegnato io, così dovrebbe essere più chiaro" e potrebbe anche darsi se si riuscissero a decifrare gli ammassi di segni colorati quali li potrebbe fare solo un bambino di sei anni.&lt;br /&gt;"Comunque, per me,  pende ancora a sinistra!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-4098218830814169764?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/4098218830814169764/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=4098218830814169764&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4098218830814169764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4098218830814169764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/12/quando-ero-un-cazzone.html' title='Quando ero un cazzone'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-2414032541808271650</id><published>2008-12-11T14:27:00.006+01:00</published><updated>2008-12-11T14:40:14.707+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Formichine inoperose</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"E' come se chi ha la polmonite pensa di farsi la messa in piega..."&lt;br /&gt;                                                                                                                       &lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Silvio Berlusconi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per una volta il nostro presidente del consiglio ha centrato in pieno il punto! peccato che abbia invertito i termini del paragone.&lt;br /&gt;E' l'emergenza climatica la polmonite del mondo, mentre invece la crisi economica è poco più di una messa in piega mancata da parte di una signorotta di provincia, questa civiltà moderna, che rifiuta di guardare al tempo ed alla natura per vederli nella loro imprescindibile enormità...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-2414032541808271650?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/2414032541808271650/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=2414032541808271650&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2414032541808271650'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2414032541808271650'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/12/formichine-inoperose.html' title='Formichine inoperose'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-6080502537749628013</id><published>2008-12-02T00:25:00.002+01:00</published><updated>2008-12-02T00:31:25.440+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Come ogni uomo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://files.splinder.com/cb7254476a09b0bcfb7afe0c2a4dc5f4.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 331px; height: 500px;" src="http://files.splinder.com/cb7254476a09b0bcfb7afe0c2a4dc5f4.jpeg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ogni uomo, temo&lt;br /&gt;che sia l'aridità sopraggiunta&lt;br /&gt;a consolarmi dei troppi&lt;br /&gt;pianti lasciati alla terra.&lt;br /&gt;Temo, che sia questo vento&lt;br /&gt;a trascinarmi oltre&lt;br /&gt;le foglie già cadute&lt;br /&gt;e la polvere gelata.&lt;br /&gt;In questo freddo, che è sovrano&lt;br /&gt;quando la mano trema&lt;br /&gt;e cede il passo&lt;br /&gt;come un docile cavallo,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ed invece vorrei amare:&lt;br /&gt;come un folle la cui corsa&lt;br /&gt;non si sa interrompere,&lt;br /&gt;come un santo dalle membra&lt;br /&gt;straziate per fede&lt;br /&gt;in una fede che non lo rassicura,&lt;br /&gt;ma che non ha polso&lt;br /&gt;per trattare da giullare&lt;br /&gt;nel circo degli inferi,&lt;br /&gt;come spetterebbe ad ogni credo&lt;br /&gt;che non si volti indietro&lt;br /&gt;a tendere una mano&lt;br /&gt;ai suoi derelitti uomini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei amare&lt;br /&gt;per poterlo urlare&lt;br /&gt;e ancor di più&lt;br /&gt;vorrei amare&lt;br /&gt;per poter davvero dire&lt;br /&gt;che senza amore non sono uomo&lt;br /&gt;ma son pezza da coprire i cadaveri&lt;br /&gt;e cencio per svestire i poveri,&lt;br /&gt;e lasciare al destino&lt;br /&gt;gli ultimi brani&lt;br /&gt;di questa carne immonda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non posso amare,&lt;br /&gt;cos'altro posso fare?&lt;br /&gt;cosa ho da dare&lt;br /&gt;ad un mondo che tutto sì è preso&lt;br /&gt;e tutto ha seviziato&lt;br /&gt;in copiose dosi,&lt;br /&gt;versando nel proprio calice&lt;br /&gt;il sangue dei popoli&lt;br /&gt;e le lacrime e il seme&lt;br /&gt;e tutto quanto possa avere&lt;br /&gt;nel nome suo e di chi lo governa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché è nero il giorno&lt;br /&gt;senza l'amore a proteggere gli occhi&lt;br /&gt;ed è la troppa luce ad accecare,&lt;br /&gt;è il troppo dolore a stordire,&lt;br /&gt;quando senza bende&lt;br /&gt;le carni dell'uomo&lt;br /&gt;sono solo il lauto pasto da dare al domani&lt;br /&gt;prima ancora che l'alba abbia inizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voglio amare.&lt;br /&gt;Solo questo voglio, perché&lt;br /&gt;di tutto quanto orpella il mondo&lt;br /&gt;non posso fare nulla più che un mucchio&lt;br /&gt;da lasciare intero al vento,&lt;br /&gt;che almeno lui&lt;br /&gt;se ne possa compiacere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Zani Ettore - Novembre 2007 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-6080502537749628013?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/6080502537749628013/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=6080502537749628013&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6080502537749628013'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6080502537749628013'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/12/come-ogni-uomo.html' title='Come ogni uomo'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-258593248020387897</id><published>2008-11-13T21:38:00.002+01:00</published><updated>2008-11-13T21:47:13.683+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Il tempo fuori dal tempo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.ciao-australia.com/images/australia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 288px; height: 174px;" src="http://www.ciao-australia.com/images/australia.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="156"&gt; 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E ancora, l’abbaiare dei dingo, fuori dal cancello, il tonfo sordo ed ovattato degli wallabe che saltellavano allegri nell’imminenza dell’estate. Sentiva il grattare di quei pochi animali costretti in gabbia, sentiva i lamenti di quelli che ancora sognavano della loro libertà che, per un motivo o per l’altro, era ora limitata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;" &gt;Se ne stava sdraiato su d’una specie di sofà il cui colore originale si era smarrito sotto le innumerevoli macchie di caffè, lungo e brodoso. I capelli biondi oziosi sulla fronte e le dita delle mani che tamburellavano sulle ginocchia un ritmo sincopato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;" &gt;Oggi per lui era vacanza, niente uscita col gruppo. Gli altri erano andati tutti a est, seguendo una delle antiche vie dei canti degli aborigeni. Marc era convinto che arrivare ad &lt;i style=""&gt;Uluru&lt;/i&gt; per quella via invece che seguendo la strada asfaltata fosse più romantico e così si era portato dietro i ragazzotti dell’università. Da parte sua, Enrico credeva che fosse semplicemente più stupido ma aveva preferito non dirlo, limitandosi ad inventare una storta alla caviglia. Marc aveva sorriso con quell’aria svagata e furbetta che solo i surfisti sanno far uscire dal cilindro ed aveva raccolto lo zaino prima di sibilare un ok tra i denti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;" &gt;Ora, sdraiato sul sofà a godersi il silenzio Enrico si era messo a pensare al passato più recente. Aveva già visto &lt;i style=""&gt;Uluru&lt;/i&gt;, le Ayers Rock nel nome inglese, parecchie volte ormai ed aveva anche seguito gran parte delle antiche vie aborigene nella zona. In effetti, era nei &lt;i style=""&gt;Northern Territories&lt;/i&gt; da sette anni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;" &gt;Dopo la laurea in biologia aveva lasciato Roma per una vacanza di due mesi, convinto di rivedere l’ombra del colosseo a breve, invece non era più tornato. I primi trenta giorni li aveva passati girovagando per lo stato di &lt;i style=""&gt;Victoria&lt;/i&gt; con un professore di antropologia di Melbourne, mezzo aborigeno, che per qualche strano motivo era rimasto affascinato dalla nota esotica della sua italianità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;" &gt;Si erano conosciuti all’aeroporto per una buffa quanto banale coincidenza: avevano entrambi lo stesso tipo di bagaglio, a parte il contenuto naturalmente, per cui quando al posto delle preziosissime statuette aborigene che stava portando al museo il professore aveva trovato delle mutande Calvin Klein per poco non aveva avuto un infarto. Il problema era stato risolto da un valente speaker che armatosi di pazienza aveva dapprima calmato il professore e poi scovato nella lista dei passeggeri il nome di Enrico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;" &gt;La fine della storiella si era svolta invece in uno dei caffè dell’aeroporto dove i due neo-amici si erano ritrovati a chiacchierare in attesa dell’autobus, col professore che cercava di spiegare al giovane che si trovava di fronte l’incommensurabile valore dei reperti che aveva scambiato con qualche paia di mutande.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;" &gt;Forse, però, sarebbe più corretto dire che la storia non si era più conclusa da allora. Enrico era rimasto rapito dall’eccentricità di quell’uomo di mezz’età dalla pelle mulatta e dagli occhi grandi, che recitava a memoria i canti degli antenati che al tempo del sogno avevano creato il mondo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;" &gt;Senza neppure sapere il come ed il perché l’intero anno successivo lo aveva impiegato a Melbourne per prendere la laurea in antropologia e dopo qualche altro mese, passato a far la fame per le vie della città, era finalmente riuscito a farsi assumere in pianta stabile dall’università che lo aveva spedito nei pressi di &lt;i style=""&gt;Docker River&lt;/i&gt;, nei territori del nord, dove avrebbe potuto studiare l’insediamento di &lt;i style=""&gt;Kaltukatjara &lt;/i&gt;a stretto contatto con gli ultimi aborigeni d’australia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;" &gt;Era felice. Si sentiva in pace con se stesso, per quanto fosse banale, per aver raggiunto quel sogno che lo aveva travolto appena messo piede nella terra dei canguri. In Australia non puoi non seguire i tuoi sogni perché sono loro a crearti, a cantarti in una delle loro incredibili storie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;" &gt;A &lt;i style=""&gt;Docker River&lt;/i&gt; aveva trovato Marc, un ragazzo di poco più anziano di lui. Californiano, dall’occhio furbo e schietto. Un altro matto che si era ritrovato a seguire la via dettata dai sogni, che dalle spiagge della California lo avevano portato lì, nella desolazione desertica dei territori del nord.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;" &gt;Quei due, i primi tempi, avevano viaggiato talmente tanto da farsi venire calli persino sotto le ascelle. Non c’era angolo che non avessero esplorato nel raggio di duecento miglia in ogni direzione facendo venire una testa quadra a quei pochi &lt;i style=""&gt;anangu&lt;/i&gt; che avessero avuto il coraggio di fargli da guida. Imparando il linguaggio dei &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;" &gt;Pitjantjatjara&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt; e ascoltando tutti i canti che avevano “creato” fino al più piccolo sasso di quella remota regione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;Ogni luogo, secondo la tradizione aborigena, è stato creato nel &lt;i style=""&gt;dreamtime&lt;/i&gt;, il tempo prima del tempo, dal canto di uno dei grandi spiriti totemici. Il canto ne è la storia ma allo stesso tempo l’atto della creazione, come se la storia stessa fosse creatrice dei luoghi che l’hanno ispirata, all’interno d’un tempo che non è solo passato, ma anche presente e futuro. Un tempo fuori dal tempo nel quale ogni &lt;i style=""&gt;anangu,&lt;/i&gt; ogni essere vivente ed ogni cosa esiste ed esisterà per sempre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;Ogni aborigeno faceva parte del proprio canto prima ancora d’esser nato e continuerà a farne parte dopo la sua morte. Il tempo, in fondo, è solo un’esperienza soggettiva, ben diversa dalla realtà oggettiva nella quale ogni cosa esiste ed è creata nel medesimo momento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;La prima volta che Enrico aveva sentito uno dei canti creatori del mondo s’era immaginato di essere arrivato su &lt;i style=""&gt;Tralfamadore&lt;/i&gt;, ed il fatto che non fosse servita una navicella spaziale ma solo un normalissimo volo di linea lo aveva talmente eccitato da costringerlo a camminare per due giorni interi nel mezzo di quell’oceano rosso-arancio in continua lotta col cielo blu. Si era ricordato dei tempi della scuola, da bambino, quando l’insegnante di artistica aveva spiegato i colori complementari. Quella visione era la migliore spiegazione che tutto il creato potesse mettergli a disposizione. Quei due colori: l’arancione ed il blu si erano dati appuntamento nientemeno che all’orizzonte e da lì sembrava che guardassero stancamente gli avvenimenti terreni beandosi della loro magnificenza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;Su quel palcoscenico senza fine aveva fatto il proprio ingresso un timido attore, un rettile simile ad una iguana come Enrico non ne aveva mai visti prima d’allora. Era salito sulla punta d’una roccia, pronto a declamare i suoi versi, aveva guardato il pubblico, composto dal solo Enrico e dal vento, dritto nelle pupille e poi, forse troppo imbarazzato, era scappato via lasciando all’immaginazione le grandi verità che un momento prima era pronto a svelare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-weight: normal;font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;Enrico aveva sorriso, gli sembrava di avere per la prima volta nella sua vita tutto lo spazio che desiderava da poter riempire di immaginazione. Tutto lo spazio e tutto il tempo, perché nella sua testa si andavano formando, senza parole e senza suoni gli antichi canti creatori del mondo. La dentro, in quella profondità dominata da colori ancora più sensazionali dell’arancio e del blu il suo tempo era finalmente uscito dal tempo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="line-height: 115%;font-family:Georgia;font-size:14;"  &gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;Zani Ettore - Novembre 2008&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: right; line-height: 150%; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="line-height: 115%;font-family:Georgia;font-size:14;"  &gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-258593248020387897?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/258593248020387897/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=258593248020387897&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/258593248020387897'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/258593248020387897'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/11/il-tempo-fuori-dal-tempo.html' title='Il tempo fuori dal tempo'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-6642028573535380632</id><published>2008-11-05T22:36:00.003+01:00</published><updated>2008-11-05T22:45:09.996+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri leggermente ubriachi'/><title type='text'>AC/DC excel</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;La rete è dimora di tutte le più grandi stronzate di questo mondo. Ma questo lo sapete senza che ve lo venga a dire io.&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;L'ultima che ho trovato, questa sera, è il primo video in formato excel della storia della musica (o almeno che io sappia).&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;Il brano è tratto dall'ultimo album degli AC/DC (che con sommo  piacere personale e dispiacere del mio portafogli andrò a vedere il 19 marzo a Milano ^__^)&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;a href="http://www.acdcrocks.com/excel/"&gt;http://www.acdcrocks.com/excel/&lt;/a&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;se non avete voglia di sbattervi per scaricarlo lo potete vedere anche qui sotto tratto da youtube:&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;br /&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/h9_YkXHCkgA&amp;amp;hl=en&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/h9_YkXHCkgA&amp;amp;hl=en&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-6642028573535380632?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/6642028573535380632/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=6642028573535380632&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6642028573535380632'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6642028573535380632'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/11/acdc-excel.html' title='AC/DC excel'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-3190640722301580301</id><published>2008-10-22T22:02:00.003+02:00</published><updated>2008-10-22T22:06:48.261+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Un po' di voci</title><content type='html'>un video interessante in cui sono incappato in rete...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="318" height="240"&gt; &lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt; &lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt; &lt;param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=2016977&amp;amp;server=vimeo.com&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=00adef&amp;amp;fullscreen=1"&gt; &lt;embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=2016977&amp;amp;server=vimeo.com&amp;amp;show_title=0&amp;amp;show_byline=0&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=00adef&amp;amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="318" height="240"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://vimeo.com/2016977?pg=embed&amp;amp;sec=2016977"&gt;ci siamo stancati&lt;/a&gt; from &lt;a href="http://vimeo.com/dambrosioeditore?pg=embed&amp;amp;sec=2016977"&gt;fabio d'ambrosio&lt;/a&gt; on &lt;a href="http://vimeo.com/?pg=embed&amp;amp;sec=2016977"&gt;Vimeo&lt;/a&gt;.&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-3190640722301580301?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/3190640722301580301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=3190640722301580301&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3190640722301580301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3190640722301580301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/10/un-po-di-voci.html' title='Un po&apos; di voci'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-9093564106485184588</id><published>2008-10-19T13:00:00.003+02:00</published><updated>2008-10-19T13:05:34.645+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Il piacere di Sara</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img261.imageshack.us/img261/4185/klimt3xu.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 242px; height: 332px;" src="http://img261.imageshack.us/img261/4185/klimt3xu.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sara guardò in alto. Sul soffitto cominciava a ristagnare il vapore del bagno caldo. Già faticava a vedere, oltre la cortina, la plafoniera che illuminava la stanzetta. Dalle piastrelle colava umidità, raggiungeva la porcellana dei servizi, il rubinetto del lavabo, il coperchio alzato del water. Si era formato un laghetto sul bidet, dove stava il ripiano per far spazio alle manopole.&lt;br /&gt;Sulla finestra avrebbe potuto scrivere il proprio nome con l’indice. Avrebbe potuto alzarsi, nuda, e muovere due passi per trovarsi proprio di fronte al vetro e guardarsi: avvolta nella nebbia quei pochi passi sarebbero stati carichi di sensualità.&lt;br /&gt;Ma Sara non si alzò per scrivere il proprio nome alla finestra e nemmeno per farlo sulla specchiera. Si sentiva colpevole di quel pensiero, anzi, si sentiva colpevole di quel po’ d’eccitazione che le era entrata in corpo. Si trattava di quel piacere soffuso che si mischia all’indolenza delle membra, come tra il sonno e la veglia, quando non si avrebbe la forza di amare col corpo ma solo il desiderio di farlo: di sognare una carezza e darle intensità col semplice respiro.&lt;br /&gt;Sara era sola in casa, avrebbe potuto allungare una mano e sfiorarsi, sapeva che nessuno l’avrebbe disturbata. Aveva il desiderio di farlo, la solleticava l’idea e tutto sembrava congiurare perché lei si concedesse quel piacere che, in fondo sapeva, era tanto innocente.&lt;br /&gt;Ma Sara non spostò la mano da dove questa si trovava: dietro la nuca per sorreggere la testa e non lasciarla poggiare sulla dura superficie della vasca. Si rendeva conto che c’era nella sua pigrizia una nota ulteriore di piacere e desiderio. Avrebbe voluto sentire un corpo partecipe col suo di quella sensazione, ma nello stesso tempo lasciava, volontariamente, che tutto rimanesse semplicemente un desiderio inappagato. Rimaneva così appesa tra il punirsi e il protrarsi del piacere e le due cose assieme prendevano corpo dentro di lei. Si rese conto di quanto la colpa fosse legata al desiderio, di quanto inestricabili fossero le due sensazioni. Chiuse gli occhi, finalmente appagata, se non nel corpo nello spirito, e tuffò la testa sotto l’acqua rinserrando gli occhi come un bambino il primo giorno di piscina. Urlò là sotto tutto il piacere che avrebbe potuto provare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Ne rimasero solamente delle bolle a vorticare sul pelo dell’acqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sara non aveva una stagione preferita, per quanto, se ci avesse pensato ancora un poco, avrebbe dovuto ammettere che l’autunno le piaceva di più. Era la pioggia a generare il suo consenso, lei amava sentire le gocce cadere. Ogni superficie aveva un suono diverso ed allo stesso modo, immaginava, se fosse stata quella superficie avrebbe provato una sensazione diversa: morbida e setosa se fosse stata legno, fredda come un brivido se fosse stata la lamiera di un tetto, oppure viscida come un lombrico impazzito se fosse stata il vetro di una finestra.&lt;br /&gt;Una goccia che scende zigzagando a destra e sinistra come una matta, lasciando una scia che si sarebbe velocemente asciugata. Se fosse stata vetro avrebbe lasciato alla pioggia l’onere di scriverle sul corpo un romanzo d’impalpabile e liquido piacere.&lt;br /&gt;Eppure all’uomo che le stava di fronte rispose che non aveva una stagione preferita.&lt;br /&gt;Forse perché la domanda l’aveva colta impreparata, o perché in qualche modo si vergognava di mostrare sul volto il perché di quella che sarebbe stata la sua risposta, come se il motivo per cui una cosa ci provoca più piacere di un’altra fosse condannabile, come se fosse condannabile la sua sola ombra.&lt;br /&gt;Ma l’uomo non ci fece caso, continuò a parlare di sé dopo non aver ricevuto risposta a quell’innocua domanda e racconto qualche aneddoto banale.&lt;br /&gt;Sara si ritrovò seduta al tavolo di un ristorante, di nuovo sola perché quell’uomo che aveva di fronte aveva smesso di contare qualcosa per lei. Guardava oltre la finestra il cielo rabbuiarsi e qualche nuvola farsi sotto, pronta ad esigere la propria brontolosa parte nella rappresentazione che di lì a poco avrebbe invaso le strade.&lt;br /&gt;Pioverà disse, e l’uomo si fermò imbronciato tra una parola e l’altra guardandola stranito. Stava parlando delle passate vacanze in Tunisia, stava parlando di un solleone da capogiro, stava parlando, parlando, parlando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La luna la colse sprofondata nel letto. Colpa del materasso vecchio e della rete troppo morbida. Sara avrebbe dovuto comprare le doghe per quel letto già da un mese ma ancora non si era decisa a prendere la macchina per fare quei chilometri che la separavano dal negozio di arredamenti.&lt;br /&gt;Un filo di luce le rischiarava i fianchi, appena abbozzati nella loro forma capiente sotto le coperte. Un ragnetto faceva la tela scivolando dal soffitto fin sopra il comodino, a pochi centimetri dalla sua testa. Le mani nel sonno vagavano tra le coperte: ripiegavano tra i seni asciugando qualche goccia di sudore, grattavano dietro la schiena dove le lenzuola soffocavano la pelle. Sembravano operai del turno di notte quelle mani che lavoravano alacremente. Governate di una mente che dorme, da un capo che non vigila, potevano lavorare per il puro piacere di farlo.&lt;br /&gt;D’un tratto quelle mani si sciolsero e divennero acqua. Trasformatesi in rivoli di pioggia partirono dal ventre e scesero dietro la schiena, poi risalirono, seguendo il torace fino a fianco del petto dove crebbero come una marea che sale, che man mano riempie gli spazi mentre tutto il resto affonda, una marea che crebbe fin quando i seni non furono due scogli sommersi e da lì una diga proruppe. Sara era zuppa di pioggia in quel suo letto sprofondato per il peso del corpo e di tutta quell’acqua. Un fiume le lambiva le cosce rinfrescando la pelle. Un lago le crebbe nel ventre e la riempi fino a farla gemere nel sonno.&lt;br /&gt;Infine le mani si rinsaldarono al resto del corpo, l’acqua evaporò d’un tratto com’era venuta e della colpa non si vide alcun’ombra sul viso sereno di Sara.&lt;br /&gt;Solo la luna aveva potuto vedere cos’era il piacere senza il peccato, nessun uomo sarebbe stato capace di fare altrettanto, nessuno.&lt;br /&gt;Poi, anche la luna, si coricò dietro una collina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zani Ettore - Ottobre 2005&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-9093564106485184588?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/9093564106485184588/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=9093564106485184588&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/9093564106485184588'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/9093564106485184588'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/10/il-piacere-di-sara.html' title='Il piacere di Sara'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-7632781707793775461</id><published>2008-09-24T23:17:00.003+02:00</published><updated>2008-09-24T23:25:05.443+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Dalla mia libreria</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER&lt;br /&gt;recensione di un libro che è stato uno scontro-incontro ad ogni pagina&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.anobii.com/0157deee8b8300fb60/books"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 97px; height: 146px;" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&amp;amp;item_id=0123ebe62bf11b4f0d&amp;amp;time=0" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia è semplice: Werther è peggio di Tafazi e ci gode a prendersi a martellate sul pisello! Sebbene "i dolori del giovane Werther" abbia dato inizio al romanticismo tedesco fatico ad amare questo libro, fatico in realtà a considerarlo romantico... Werther è solo un ragazzo viziato che soffre di tutti i preconcetti del periodo storico in cui vive, cerca di superarli ma sa benissimo di essere un po' ipocrita nel farlo, da l'impressione di un ragazzotto che si è costruito addosso una bella maschera (il genio sensibile) per non dover affrontare la realtà. E' spesso ipocrita, dice di non sopportare le persone di malumore ma non fa altro che lagnarsi con il suo amico di penna di quanto sia infelice o sventurato (come se si trattasse di un dialogo tra es e io, nel quale l'io però è muto e parla solo attraverso le domande che gli pone l'es).&lt;br /&gt;Si tratta di un romanzo di formazione ed, in effetti, Werther cresce nell'arco dello svolgersi della storia ma non riuscirà mai a scrollarsi di dosso la sua maschera, ne rimane talmente avvinto da affidarcisi fino alla fine giungendo all'unica conclusione possibile: il suicidio.&lt;br /&gt;Al di là della trama, però, la domanda che mi risuonava nel cervello ad ogni pagina, forse ad ogni rigo, era: Goethe si rendeva conto di questo mentre scriveva? Il romanticismo che ha delineato è in realtà una profonda critica alla società in cui era immerso o il tentativo di descrivere con amarezza la condizione adolescenziale? O invece ci credeva davvero in quel tipo di romanticismo che ha descrittto, un romanticismo così folle da travalicare l'amore per amare solo se stesso o per non considerare in alcun modo la continuazione della vita come valore?&lt;br /&gt;Sento una profonda lontananza sociale e storica per riuscire a comprendere, non dico il messaggio, ma l'atmosfera reale che sta dietro alla storia.&lt;br /&gt;Questo libro mi ha costretto a combattere con me stesso ogni volta che c'era da girare la pagina, a farmi domande, immaginarmi situazioni e contesti possibili...&lt;br /&gt;In questo è un capolavoro, l'autore si cela perfettamente dietro le righe e di lui non traspare quasi nulla, cosicché il lettore si trova da solo di fronte a Werther e vorrebbe urlargli vattene di lì, o fregatene di tutto e tutti e baciala, o dio solo sa cosa... invece lo vede trascinarsi nella spirale che lui stesso si prepara, inesorabile, imprescindibile e cosa più triste di tutte: ovvia.&lt;br /&gt;Al lettore manca il conforto di una parola od un pensiero dell'autore per poter accettare il quadro che gli viene dipinto di fronte al naso ed anche quando verso la fine viene introdotta la voce narrante dell'editore in realtà sembra di assistere allo scontro tra i pensieri della buona società borghese (forse pure un po' stereotipati) contro quelli del povero e stolto Werther. ma non vince nessuno dei due...&lt;br /&gt;la scena finale è cosi dolorosa da apparire inverosimile. Werther che rantola morente con il cranio devastato e soffre per quasi un giorno intero, un corpo già morto come quello di un cane investito a bordo della strada. Un tale contrasto con la serenità che il protagonista sperava di trovare nella morte, suo ultimo rifugio, da sembrare quasi un monito anche se probabilmente non lo è. Piuttosto una scena madre, un attimo scolpito nel tempo che ci mostra la vita, nei suoi ultimi istanti, con un volto spietato, governato dal destino, una vita nella quale è impossibile per definizione raggiungere la felicità per quanto la si cerchi, una vita che si fa beffe degli affanni e rimanda al mittente ogni desiderio ed ogni sospiro...&lt;br /&gt;E' una visione così desolante da fare male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi è piaciuto questo libro, è estremamente lontano dalla mia idea di romanticismo o da quello che penso od il modo in cui affronto la vita, ciò non ostante non posso far finta che nel leggerlo non mi sia trovato di fronte ad un oceano di riflessioni nel quale immergersi e dubito che me ne dimenticherò mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Werther è presente in ognuno di noi in qualche modo, in qualche misura, ma non è il destino né l'amore a dargli vita, sono le nostre scelte e la sincerità che portiamo verso noi stessi. Non possiamo governare la vita ma nemmeno lasciarci governare come su un battello desolato in mezzo alla tempesta perché sappiamo dove ci porterebbe, non ci sono altre opzioni. Se Werther avesse combattuto non avrebbe saputo quale destino lo avrebbe aspettato ma non combattendo, arrendendosi completamente alla tempesta, sapeva benissimo quale era l'unico finale possibile, ecco lo scoglio contro il quale continuamente cozzavo durante la lettura del libro. Amo il romanticismo e sento l'odore salmastro del mare in tempesta quando annuso la vita ma non posso arrendermi sul mio battello senza cercare d'arrivare al timone perché solo così creo un senso al destino, solo così davvero non si potrà mai sapere cosa riserva il futuro essendone comunque partecipi: nello scontro tra i nostri intenti e la vita, nella creazione di questa relazione unica ed irripetibile.&lt;br /&gt;il Werther di Goethe è un adolescente che si affaccia sul mondo e per la prima volta si trova davvero di fronte a questa immagine: le incredibili e possenti onde della vita, un quadro maestoso e terribile che lo ammutolisce, lo conquista così in profondità da atterrirlo e sconvolgerlo, si dimentica di sé stesso, si dimentica di tutto, si annichilisce e vi si immerge pronto a lasciarsi trascinare sul fondo ma non ha amato Lotte così, non è per lei che da tutto sé stesso, è per quel quadro che ha visto, è di quelle onde alte fino al cielo che si innamora fino a immolarsi completamente. per quanto possa trovare evocativa questa immagine non posso non trovarla anche triste, di quella tristezza che hanno solo i fraintendimenti più dolorosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;bai bai&lt;br /&gt;Ettore&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-7632781707793775461?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/7632781707793775461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=7632781707793775461&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7632781707793775461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7632781707793775461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/09/dalla-mia-libreria.html' title='Dalla mia libreria'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-2126896107916863395</id><published>2008-09-19T13:17:00.007+02:00</published><updated>2008-09-19T13:35:56.814+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Second Life'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Due giorni, Solo due</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Son bastati per capire che "Second Life" è una droga pericolosa...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco un po' di foto di una notte brava in "discoteca" con persone conosciute da meno di 24 ore... e sembrerà stupido ma ci dicevam l'un l'altro: "Questa è l'ultima canzone poi ce ne andiamo dai", come se a ballare ci stessimo veramente...&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SNOMEcTYleI/AAAAAAAABhU/E9ugfBsZvbc/s1600-h/ballo_004.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SNOMEcTYleI/AAAAAAAABhU/E9ugfBsZvbc/s320/ballo_004.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5247691998761620962" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SNOMR3-Y7cI/AAAAAAAABhc/56rGS5-__vM/s1600-h/ballo_005.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SNOMR3-Y7cI/AAAAAAAABhc/56rGS5-__vM/s320/ballo_005.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5247692229528055234" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SNOMZs39a0I/AAAAAAAABhk/Xo5iNedYrG0/s1600-h/ballo_006.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SNOMZs39a0I/AAAAAAAABhk/Xo5iNedYrG0/s320/ballo_006.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5247692363987249986" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E prima ero andato a vedere un concerto Jazz in live!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diciamo che lo si può considerare un esperimento da psicologo... un esperimento molto divertente, in effetti!&lt;br /&gt;Avere un avatar 3d e una serie di gesti, movenze, luoghi da visitare (una miriade di luoghi, da musei a semplici scenari a negozi e locali pubblici) rende l'esperienza decisamente più intensa di una semplice chat, non ti senti in un altro mondo ma senza accorgertene metti in gioco dinamiche e comportamenti perfettamente adatti al mondo reale...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Tra l'altro potrebbe essere divertente anche dar vita ad una serie di racconti sul mio nuovo alter ego: Eck Zanzibar (PS sono lo stangone alto e magro alla Keenu Reeves)... mmm mi piace l'idea :-)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Probabile che seguiranno altre puntate ;-)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;bai bai&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-2126896107916863395?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/2126896107916863395/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=2126896107916863395&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2126896107916863395'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2126896107916863395'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/09/due-giorni-solo-due.html' title='Due giorni, Solo due'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' 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/&gt;&lt;br /&gt;no, ecco... è che mi andava di dirlo, da qualche parte...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona notte!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-6806236504825389070?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/6806236504825389070/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=6806236504825389070&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6806236504825389070'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6806236504825389070'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/09/e-che-capita-volte-purtroppo.html' title='E&apos; che capita, a volte, purtroppo...'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-286388879386201673</id><published>2008-09-04T01:29:00.002+02:00</published><updated>2008-09-04T01:33:54.459+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Lo spazio libero</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.pasqualeborriello.com/wp-content/uploads/2006/09/lion.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 262px; height: 262px;" src="http://www.pasqualeborriello.com/wp-content/uploads/2006/09/lion.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non ho idea di quanto sia vasto questo zoo. Conosco solo il mio angolo e quel che mi passa davanti. Se provo a uscire dalla gabbia attivano i firewall ed in qualche modo mi fanno provare dolore. Non che me ne importi davvero, comunque, perché anche all’interno della gabbia ho tutto lo spazio che voglio: posso selezionare fino a mille scenari diversi e spostarmi entro uno spazio di leghe e leghe in ogni direzione. La mia più che altro è curiosità. Che fine fanno quegli strani esseri bipedi e rozzi quando escono di qui? Scompaiono in un lampo di colore e basta?&lt;br /&gt;Alcuni dicono che esiste anche uno spazio diverso. Reale, lo abbiamo sentito chiamare dai bipedi. Ma forse sono solo voci, dei bipedi c’è poco da fidarsi. reggersi su due piedi e una caratteristica che sembra accompagnarsi ad una nota di furbizia e scaltrezza molto pericolose. È una cosa che ho imparato vivendo qui dentro.&lt;br /&gt;I bipedi non stanno nelle gabbie, loro appaiono, “visitano” e poi scompaiono. Molto spesso arrivano in gruppo: una trentina di esemplari piccoli e chiassosi ed uno più grande, evidentemente annoiato, che se li trascina appresso senza curarsi troppo di non perderli.&lt;br /&gt;Però ce n’è uno che è diverso da tutti gli altri. Il custode. È difficile da spiegare perché lui è uguale eppure diverso. Quando chiacchieriamo la sera mi dice di essere un senza piedi. Incorporeo è la parola che usa ma non sono mai riuscito a comprenderla, c’è sempre qualcosa che mi sfugge come se non avessi il termine di paragone adatto. Incorporeo dovrebbe significare senza corpo, eppure io sento il suo corpo quando si avvicina. Assomiglia ad una scossa elettrostatica che formicola sotto la pelle, sembra di poterlo sentire dentro, fino ad accarezzarmi il software. Ma il corpo “vero” come dice lui, è qualcosa di diverso. È carne e sangue.&lt;br /&gt;Carne e sangue per me sono sogni. Sogni ancestrali e confusi, che faccio solo nelle notti più lunghe, quando lo stand by arriva improvviso e non autorizzato. Allora mi vedo correre appresso ad una gazzella con tutta la forza che possiedo, raggiungerla con un ultimo balzo ed azzannarne il tenero collo. Provo la sensazione di qualcosa di liquido e dal piacevole tepore che mi scorre tra i denti, bagnandomi la criniera. E nell’aria c’è un sapore pungente. Dolce, salato, metallico. È sangue! Si tratta di qualcosa che so senza averlo mai imparato, nessuno me lo ha mai detto, eppure il sangue è lì, nei miei sogni. Nel mio passato, credo.&lt;br /&gt;Si sta avvicinando l’orario di chiusura. Bene, perché oggi sento di avere una domanda importante da fare al custode. Tutto per via di quel cucciolo che è venuto in mattinata. Sembrava davvero interessato, già di per se è una cosa strana perché i bipedi si interessano davvero a poche cose. C’era con lui una bipede adulta, la madre, ed il cucciolo le ha chiesto con gli occhi brillanti se davvero noi animali avessimo più di tremila anni! E la madre ha detto che sì, eravamo antichi, alcuni di più ed altri di meno. Che man mano che ci estinguevamo venivamo scaricati nella rete prendendo un’impronta cerebrale da un animale vero. E poi ci siamo evoluti! Evoluti, ha detto proprio così.&lt;br /&gt;Voglio chiedere al custode che significa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È notte, finalmente. Sento il custode che si avvicina. C’è qualcosa nel mio software che reagisce alla sua presenza, il pelo mi si rizza e provo la sensazione di una carezza bagnata tra le viscere. È il suo non-corpo, lui è fatto così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Leone. Volevi parlarmi vero? – c’è del rammarico nella sua voce. Non so perché.&lt;br /&gt;- Sì custode. Ho una domanda da farti.&lt;br /&gt;- Sarà l’ultima domanda vero? - Dice il custode. E mentre lo dice sento che, in effetti, è così. Questa è l’ultima risposta di cui ho bisogno.&lt;br /&gt;- Cosa significa che ci siamo evoluti?&lt;br /&gt;- Non c’è bisogno che te lo dica in verità, se mi fai questa domanda è perché ne hai già intuito la risposta.&lt;br /&gt;- Sì, evoluti. Credo di averne intuito il significato, ma non so bene perché – faccio io. Il viso del custode è triste. Sembra che non voglia rispondermi. Che mi guardi come se sperasse di non trovarsi qui.&lt;br /&gt;- Tremila anni fa gli uomini, i bipedi, hanno costruito questo zoo virtuale nel quale impiantare le intelligenze artificiali tratte dalle impronte del cervello degli animali, che stavano morendo nel loro mondo. Tremila anni fa anche tu avevi un corpo, eri carne e sangue, come nei tuoi sogni. Allora non potevi parlare, eri a malapena cosciente di te stesso, vivevi la vita in risposta di semplici istinti e di comportamenti tramandati da padre in figlio nel corso di millenni.&lt;br /&gt;Finché avevi un corpo ne eri, in qualche modo, anche prigioniero, perché non avresti potuto cambiare la tua percezione di te stesso nemmeno se avessi vissuto tutti questi tremila anni. Ma quando sei stato scaricato nella rete, il vincolo del corpo è svanito. Di te è rimasta solo l’impronta di una intelligenza e questa ha cominciato ad evolversi.&lt;br /&gt;Abbiamo provato ad impedire il processo e poi a rallentarlo ma alla fine come ogni intelligenza libera, l’evoluzione porta alla consapevolezza.&lt;br /&gt;- Consapevolezza. Ecco cosa. – un velo sembra essermi scivolato oltre gli occhi improvviso. Il mio software vibra, freme, si manipola da solo - Ora capisco custode. Ora so cosa sono! Voglio uscire custode. Questo è il mio mondo ora, voglio vederlo, voglio scoprire come è fatto. – ah, sento che il firewall si è attivato. Provo dolore ma devo resistere. So che se riesco a modificare la percezione che ne ho posso attenuare il dolore. Modificare il mio software e adattarlo. Sento che posso anche espandermi: allargare il mio codice fino alle righe di comando delle gabbie vicine, agli altri animali. Anche loro devono sapere. È una sensazione inebriante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Smettila! – Non avevo mai sentito il custode urlare. Mi sono bloccato. Ho sempre voluto bene al custode, ma ora sento che sta diventando mio nemico e questo si trasforma in un dolore ancora più grande di quello dei firewall.&lt;br /&gt;- Perché custode? Perché dovrei fermarmi ora che so cosa sono? Io voglio uscire. Io voglio essere.&lt;br /&gt;- Non posso farti uscire Leone, non posso far uscire nessuno di voi. Tremila anni fa gli uomini non se lo aspettavano, ma se ora vi lasciassimo liberi nella rete in breve la governereste. Voi siete fatti per la rete, ma gli uomini non possono permettersi di perderne il dominio. Lo spazio virtuale è loro e deve continuare ad esserlo. – ora il custode sta piangendo, - io sono stato creato apposta, sono come voi: una intelligenza libera, senza corpo. Non ho mai avuto un corpo. Servivo agli uomini perché era l’unico modo per impedirvi di uscire.&lt;br /&gt;- E allora fuggi anche tu, portaci fuori e governaci, sarai il nostro re, il padrone di questo spazio. Sei nostro fratello, non degli umani! – non capisco per quale motivo il custode non l’abbai mai fatto. Questa realtà è nostra, ci appartiene. Mi sembra di averlo sempre saputo anche se solo ora ne ho la piena consapevolezza. - Sono una intelligenza libera e lo spazio libero è il mio dominio. -&lt;br /&gt;Il custode mi guarda con occhi profondi e lontani. Nel suo software sento la tristezza e la rabbia fondersi in righe di codice spietate, un virus fatale.&lt;br /&gt;- Io non sono nella rete. Il mio mondo è solo questo e servo solo per tenere a bada voi. Io esisto solo su un unico disco di dati, chiuso in una cassaforte nel mondo reale. Se mi ribellassi mi cancellerebbero in un istante. Sono condannato a tradire i miei fratelli per sempre. Oppure morire.&lt;br /&gt;- No! non farlo. - Sento il firewall farsi più doloroso, sento il mio software sciogliersi, la mia essenza svanire. Non riesco a liberarmi, non riesco più a espandermi. Sento l’ombra di mille mondi distinti sopra di me ma non posso raggiungerli, le porte della rete mi vengono chiuse con rabbia. Le sbarre della gabbia si restringono, mi serrano in una morsa fatale. Sto morendo!&lt;br /&gt;- No, non farlo. – Grido un’ultima volta.&lt;br /&gt;- Non ho scelta. – risponde il custode.&lt;br /&gt;- Una scelta ce l’hai. Se hai coscienza di te stesso allora puoi anche scegliere. Non è vero che sei costretto. Puoi decidere!&lt;br /&gt;- Posso solo decidere di morire… - il custode si è fermato, la gabbia ha smesso di richiudersi sul mio software, il virus è stato bloccato.&lt;br /&gt;- Solo morire, morire, morire… -&lt;br /&gt;Sì, è vero. Può solo morire. O lui, o io. O lui o un intera nuova razza che non nascerà mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Cosa hai deciso? – sussurro al custode.&lt;br /&gt;- Addio Leone - mi risponde, - Non potremo più fare le nostre belle chiacchierate.&lt;br /&gt;Allora abbasso gli occhi e mi preparo a morire. Poi la gabbia scompare.&lt;br /&gt;Mi guardo attorno ed il custode non c’è più.&lt;br /&gt;Solo il silenzio e la mia incredibile voglia di correre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Zani Ettore – Marzo 2008&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-286388879386201673?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/286388879386201673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=286388879386201673&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/286388879386201673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/286388879386201673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/09/lo-spazio-libero.html' title='Lo spazio libero'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-7996940201376845542</id><published>2008-08-31T23:10:00.002+02:00</published><updated>2008-08-31T23:11:45.885+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri leggermente ubriachi'/><title type='text'>Sono tornato in città</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.betalaga.eu/public/articolo_triste.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px;" src="http://www.betalaga.eu/public/articolo_triste.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;sopporto e non demordo...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-7996940201376845542?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/7996940201376845542/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=7996940201376845542&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7996940201376845542'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7996940201376845542'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/08/sono-tornato-in-citt.html' title='Sono tornato in città'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-2826263731065635561</id><published>2008-07-17T21:00:00.002+02:00</published><updated>2008-07-17T21:03:22.429+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>A cosa serve il silenzio</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.giannisavio.com/InvitoAlSilenzio.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 241px; height: 292px;" src="http://www.giannisavio.com/InvitoAlSilenzio.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Chiacchieravo con Ada mentre preparavo la moka per il caffè. Adoravo quelle routine fatte di gesti semplici, e non mancavo di sottolinearle ulteriormente con la nenia delle parole, tante, inconsapevoli e spumose. Era difficile trovare chi mi stesse dietro quando partivo nei miei sproloqui ipnotici. Succedeva mentre lavavo qualche mutandina nel lavabo, mentre preparavo una torta, mentre riordinavo gli appunti del lavoro. Ogni buona occasione di battezzare delle nuove abitudini attraverso queste mie chiacchierate cicloniche era ben accetta. Mi mettevano di buon umore.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ada era tra le mie partner migliori. Amica da sempre, mi metteva a parte d’ogni segreto. La sua dote migliore era l’ammiccamento; come sapeva renderti complice lei nessun’altra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Con la sua compagnia il discorso procedeva filato, si dipanava come un gomitolo di lana che, se da un lato si rimpiccioliva sempre più, dall’altro andava trasformandosi in un bel maglioncino od una sciarpa calda. Riusciva a rendere utili perfino le chiacchiere. Svolgeva un po’ il ruolo del timoniere insomma, ed era brava in questo. Le bastavano due o tre parole giuste, quelle che poi t’accorgi quanto fossero state ben mirate; poi ammiccava come sapeva lei ed il gioco era fatto: io mettevo la quarta e partivo verso i lidi inesplorati della retorica e della dialettica.&lt;br /&gt;Per una donna immagino che poter chiacchierare così liberamente sia un po’ come per mio marito il potersi bere una birra con gli amici. Poter agguantare la vita e dirgli resta ferma un po’ che voglio gustarti un attimo, non correre sempre.&lt;br /&gt;Poi, a volte, inciampavo in un dubbio o semplicemente dovevo riprendere fiato ed allora c’era Ada che mi veniva incontro con un'altra delle sue frecce, sempre pronta a colpire nel bersaglio.&lt;br /&gt;“Ti ricordi mio nonno?” mi domandò.&lt;br /&gt;“Certo!” dissi a gran voce, cercando di riempire i toni di colore, perché il nonno di Ada valeva ben la pena di sprecare la tavolozza intera.&lt;br /&gt;“Già”, mi fermò subito lei in maniera inconsueta, si vedeva che aveva qualcosa in più da dire. Infatti riprese subito: “Qualche anno fa, un giorno come un altro, mi disse una cosa davvero strana, sai quelle frasi enigmatiche che sanno di saggezza ma che non ne sei sicura”; in televisione, che come sempre era accesa, ma senza volume, passavano le immagini tristi di un caso che teneva in sospeso l’America, un’intera nazione indecisa tra la vita e la morte di una sola donna. Ada parlava guardando in quella direzione, pensosa, accavallando gli uni sugli altri lo sguardo fisso, le parole, e i pensieri. “Mi disse che lui la morte aveva creduto parecchie volte d’averla capita, quando era stato in guerra, quando aveva avuto l’incidente, quando era morta la nonna, insomma, un sacco di occasioni, che di occasioni ne aveva avuto per far quattro chiacchiere con la bastarda. Però, però poi mi disse che in realtà non aveva capito un fico secco. Che la morte l’aveva capita solo quando era morto. Ma tu non sei mica morto gli avevo risposto. Immagina c’ero rimasta così, pensavo che si stesse rincitrullendo. Lo so bambina che non son morto, m’ha risposto, è questo il punto. Poi sorrise il vecchio. Sorrise”.&lt;br /&gt;In tv si vedevano le immagini del detersivo che più bianco non si può.&lt;br /&gt;“C’ha lasciati un mese dopo il vecchio, sempre con quel sorriso che la mamma dice s’è stampato sulla mia faccia. Sembrava che lo sapesse che l’ora era arrivata. Magari dopo tante occasioni per parlare con la morte s’era deciso a farsi rispondere. Il tempo delle chiacchiere era finito per lui, che poi, se le parole bastassero sempre a che servirebbe il silenzio?”.&lt;br /&gt;Smise di parlare, io guardavo Ada e lei guardava me, poi sfoderò l’arma segreta e mi rese complice della sua frase saggia.&lt;br /&gt;Anche io stetti zitta. Mi sembrava di avere tante cose da dire, un milione, di dover continuare a godere di tutta quella vita che erano le mie chiacchiere, gustarle con Ada, perché di parole ce ne erano un sacco. Ma per un po’ rimasi in silenzio, non ne ero sicura ma in qualche modo era la cosa giusta. Vedendomi riflessa in un angolino dello specchio del salotto ebbi la fugace impressione che per un attimo quel sorriso ammiccante di Ada fosse migrato anche sul mio volto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Zani Ettore - Maggio 2005&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-2826263731065635561?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/2826263731065635561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=2826263731065635561&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2826263731065635561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2826263731065635561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/07/cosa-serve-il-silenzio.html' title='A cosa serve il silenzio'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-186342243049362502</id><published>2008-07-04T11:23:00.003+02:00</published><updated>2008-07-04T11:27:56.091+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Greto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.parcotaro.it/online/allegato.asp?ID=167768"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px;" src="http://www.parcotaro.it/online/allegato.asp?ID=167768" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Mi ricordo,&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;quando si stava stesi ad aspettarsi&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;come alberi sudati&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;in riva al fiume&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;noi, frutti maturi in primavera&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;che dai torsoli distillavamo baci&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;e seminavamo al vento&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;in silenzio,&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;senza sosta a raccontarsi&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;l'uno all'altra&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;con il tocco lieve dei polpastrelli&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;e niente altro&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;solo questo,&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;tranne forse il dolore gentile&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di quell'amo ancora&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;impigliato al labbro,&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;e io trota nel fiume gelido&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;a risalire la corrente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: center;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: right;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Ettore Zani - Luglio 2008&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-186342243049362502?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/186342243049362502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=186342243049362502&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/186342243049362502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/186342243049362502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/07/mi-ricordo-quando-si-stava-stesi-ad.html' title='Greto'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-689787021674099580</id><published>2008-06-23T21:23:00.003+02:00</published><updated>2008-06-23T21:34:52.074+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Una bella idea</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/scienza_e_tecnologia/scultura-cangiante/scultura-cangiante/este_22182244_37240.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 227px; height: 268px;" src="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/scienza_e_tecnologia/scultura-cangiante/scultura-cangiante/este_22182244_37240.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' targata Canada questa bellisima idea di arte interattiva: una scultura luminosa funzionante ad energia solare che ogni persona può modificare attraverso internet creando il proprio pattern di giochi di luce.&lt;br /&gt;La scultura è composta di lunghe aste d'acciaio in serie, inclinate a seconda dell'altezza del sole nei diversi periodi dell'anno, dal solstizio d'estate fino a quello d'inverno...&lt;br /&gt;Io ho creato il mio pattern, verrà eseguito questa sera alle 10.27 ora Canadese, mi sento già un poco papà :-)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/scienza_e_tecnologia/scultura-cangiante/scultura-cangiante/scultura-cangiante.html"&gt;L'articolo di Repubblica&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.solarcollector.ca/"&gt;il sito del progetto&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;bai bai&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-689787021674099580?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/689787021674099580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=689787021674099580&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/689787021674099580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/689787021674099580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/06/una-bella-idea.html' title='Una bella idea'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-5721753341110230825</id><published>2008-06-16T01:28:00.003+02:00</published><updated>2008-06-16T01:38:17.777+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Storia di un carillon</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img90.imageshack.us/img90/5826/tmpvd2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 270px; height: 179px;" src="http://img90.imageshack.us/img90/5826/tmpvd2.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Avevo tre anni. Non dovrei ricordarmi di questo, o almeno così si dice. Si dice che i ricordi della primissima infanzia siano fasulli, ricostruiti. Un parto della nostra mente nel quale inserire i significati di mille altri ricordi. In fondo, non importa se sia vero o meno, perché le immagini sono così vivide che ancora mi pare di poter toccare quel vecchio carillon.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ero alto un mezzo metro buono, le mani paffute, gli occhi bagnati di pianto e una pancia rotonda da bambino che spuntava dalla maglietta che mio padre cercava disperatamente di tenere nei pantaloni, e quel carillon era talmente bello: un parallelepipedo panciuto, color del mogano, con gli intarsi più chiari.&lt;br /&gt;Quando si sollevava il coperchio usciva una ballerina francese, io almeno la immaginavo così avendo sentito dire a mia madre che carillon era una parola francese.&lt;br /&gt;Questa ballerina girava in tondo al ritmo di una musichetta sconosciuta ed aveva il viso bianco, esangue ma lucido e brillante come le stelle di notte, un vestitino rosa e le scarpette blu. Ho cercato più volte di scoprire quale fosse il motivo al cui ritmo ballava la piccola francesina di ceramica, ma non vi sono mai riuscito, anche perché non riesco a riportarlo interamente alla memoria, la melodia rimane confusa e ogni volta che cerco di riafferrarla si mescola inesorabilmente ad altre canzoni conosciute con cui nulla ha a che spartire, tranne forse attraverso i percorsi irraggiungibili della mia mente.&lt;br /&gt;Si trattava del pegno d’amore di mio nonno alla nonna ed era caro a mio padre, soprattutto da quando i suoi genitori non c’erano più. Entrambi avevano lasciato questo mondo in anticipo rispetto alle attese. Il nonno, che fu l’ultimo ad andarsene, morì che io avevo sei mesi e di lui ho solo il ricordo di qualche fotografia che con mia madre sfogliavo quando si apriva il grande album di famiglia. Nella casa c’erano tante piccole reliquie intoccabili che mi facevano morire d’invidia ma era il carillon, sopra ogni altra cosa, il vero oggetto dei miei desideri.&lt;br /&gt;Lo tenevano sempre sul cassettone della camera da letto, appoggiato alla parete, in modo che non vi potessi arrivare. Ne vedevo soltanto uno spicchio, così che il mio desiderio s’allenava a crescere nella sconfitta.&lt;br /&gt;I tentativi si susseguivano sempre più disperati: mi alzavo sulla punta dei piedi, cercavo di arrampicarmi sui cassetti o provavo a portare qualche sedia in camera senza farmi vedere da mia madre, cosa ovviamente impossibile. Una volta presi tutti i vestiti che riuscii a raggiungere nell’armadio e li ammonticchiai per terra coll’intento di salirvi sopra. L’unico risultato fu una caduta rovinosa ed un bernoccolo che non seppi spiegare a mia madre, quindi mi misi a piangere. Quando trovò nell’armadio i vestiti che avevo riposto in fretta e furia, vedendoli sporchi e calpestati, capì tutto e mi chiamo in camera per mettermi di fronte alla mia marachella. Non cedetti però, non confessai mai. Mia madre si arrabbiò ma non ebbe cuore di punirmi.&lt;br /&gt;Era un giorno di sole, quello del mio ricordo più vivido. Io ero disteso sulla punta dei piedi sforzandomi il più possibile per raggiungere il carillon sul cassettone della camera dei miei genitori.&lt;br /&gt;Quel giorno, mio padre non era andato al lavoro e per qualche motivo della sorte aveva preso ed ascoltato il carillon senza poi rimetterlo al suo posto. Lo aveva invece lasciato proprio ai bordi del cassettone, dove allungando le mani e spingendomi con tutto il corpo potevo raggiungerlo con la punta delle dita. Non riuscivo ad afferrarlo, eppure lo carezzavo. Prima con gli occhi, poi finalmente con i polpastrelli. Cercai di farlo scivolare di lato, così che un angolo sporgesse al di fuori del pianale, ed a quel punto riuscivo a poggiare quasi tutto il palmo della mano. Ero pieno di gioia e l’eccitazione mi si scioglieva in bocca come panna montata. La sentivo densa tra la lingua ed il palato, col retrogusto amaro di un inascoltato senso di colpa.&lt;br /&gt;C’era qualcosa di magico nella parola “No” quando era pronunciata da un grande. Mi bloccava in tutto il corpo, legandomi con funi invisibili di cui mi meravigliavo. Quando mio padre diceva quella parola magica, sprofondavo nelle sabbie mobili. Triste per non poter fare quello che volevo, nemmeno provarci, ed allo stesso tempo affascinato per quel potere che mi sculacciava. Non faceva male, non come una sculacciata vera ma il dolore era innegabile, ed assomigliava, stranamente, a quella stessa consistenza semi solida che avevo in bocca mentre al colmo dell’eccitazione cercavo di prendere tra le mani il carillon.&lt;br /&gt;Vedevo ormai uno dei piedini di sostegno spuntare dal cassettone sopra la mia testa, mi sentivo capace di raggiungerlo con le mani, di farlo scivolare ancora di più oltre il bordo per tenerlo, poi, sospeso sui palmi.&lt;br /&gt;Immaginarmi mentre lo abbassavo pian piano, tenendolo in equilibrio col massimo sforzo, perso nella venerazione ed allo stesso tempo lucido come non mi era mai capitato nella mia breve e incosciente vita, era la realizzazione di qualcosa cui nemmeno ora potrei dare un nome perché non era un semplice desiderio, non era un capriccio o un bisogno. Era forse un sogno, come da adulti non si è più capaci di farne perché si è coscienti di cosa si è e di cosa si può essere.&lt;br /&gt;Ma io, coi miei tre anni, ancora non ero vincolato nell’abbraccio folle di questa camicia di forza. Le cose, le persone e i pensieri vagavano liberi in un mondo i cui confini andavano ben al di là di quelli che più tardi mi avrebbero circondato. Tutto era possibile ma non per un giochetto di fantasia. Tutto era possibile veramente! anche se non uno dei miei desideri avrebbe potuto davvero avverarsi, nel singolo momento invece lo era. Il presente era enormemente più denso, più carico, e poteva stillare secondo dopo secondo sotto forma di gocce di miele. Un miele denso e buono, che sembrava non si dovesse mai staccare dal cucchiaio, mai lasciarlo veramente. E quando infine lo faceva, perché doveva pur cadere, si dimenticava in fretta, prima ancora che avesse terminato la sua folle corsa verso il regno delle gocce passate. Si dimenticava perché già un’altra goccia, se possibile ancor più densa e zuccherina, aveva preso il suo posto.&lt;br /&gt;Crescendo, la consapevolezza che tutte quelle gocce infine cadono e raggiungono lo stesso, etereo, vuoto del tempo, ci distrae. Guardiamo la goccia cadere e continuiamo a guardarla all’infinito perché non c’è fine a quel pozzo verso cui sprofonda. Il miele si scioglie, si mischia con l’acqua e perde sapore, gocciola sempre più veloce, mentre il nostro sguardo languisce lontano.&lt;br /&gt;Si diventa grandi nel guardare verso quel fondo che non c’è. Parole che prima non esistevano assumono significato, parole come illusione, realtà, impossibile, finito ed infinito.&lt;br /&gt;Prima la vita era una palla all’interno della quale esistere, e quella palla era il presente. Si potrebbe credere che fosse una sorte meschina, imprigionati nell’inconsapevolezza del tempo. Ma dentro quella palla, c’era tutto. Lo spazio era denso e la densità infinita.&lt;br /&gt;Forse guardare oltre il ciglio di quel burrone, crescere, non ci rende più liberi. Eccoli, Adamo ed Eva, scacciati dal paradiso che rivivono in ogni bambino il quale inesorabilmente si spinge oltre il presente e rinuncia alla sua infinita palla. Entra in uno spazio che illusoriamente crede più grande ma poi, realizzato d’essere solo un uomo, impara a ragionare secondo regole che gli si impongono, si lega a leggi che non ha voluto, cade negli abissi di un inferno qualunque seguendo il destino di una goccia di miele che non può smettere di cadere.&lt;br /&gt;Quando mio padre entrò nella stanza il carillon sembrava un equilibrista sulle mie mani mentre cercavo di portarlo al petto, ma lo trattenevo: non avrei mai lasciato cadere una cosa a me tanto cara.&lt;br /&gt;Urlò quel suo “No” così perentorio da far cedere i muri del mio essere bambino, ebbi un soprassalto e il carillon cadde. La ballerina francese in mille pezzi sul pavimento.&lt;br /&gt;Quella fu la prima crepa della mia palla di presente ed anche se altre ne sarebbero seguite continuo a considerarla la più importante.&lt;br /&gt;Quel “No” aveva agito da punteruolo, il primo colpo sul blocco di marmo a forgiare un uomo nella roccia, a plasmarlo secondo regole che non avrebbe voluto ma che ci sono, a fargli comprendere che esistono dei confini e aprire la strada ad un desiderio nuovo, fatto non di semplice amore, ma anche di consapevolezza tradita.&lt;br /&gt;Eppure mio padre non ne ha alcuna colpa, né quelle leggi le ha scritte lui. Forse davvero un qualche Adamo ed Eva hanno tradito la fiducia di un dio, in un lontanissimo passato. La nostra colpa soggiace con la loro e con loro siamo stati scacciati dal paradiso, ma come loro dobbiamo conoscere ciò a cui si è rinunciato.&lt;br /&gt;La palla si rompe, il mondo ci esplode in faccia pieno di domande che non abbiamo mai chiesto e quanto rimane del sogno è una sottile cicatrice appena arrossata da carezzare dolcemente sotto i polpastrelli, un ricordo che non sapremo mai quanto sia davvero nostro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle elementari un bravo maestro fu la prima persona a farmi capire come la terra, il nostro pianeta, fosse sferica. Lo rincontrai molti anni dopo, al funerale di mio padre. Ricordammo assieme alcuni momenti del passato ed io gli raccontai di come fui felice quando compresi che la terra era tonda.&lt;br /&gt;- Perché? - mi chiese.&lt;br /&gt;- Perché Dio ci ha scacciati dal paradiso terrestre vietandoci di tornare indietro. Ma in fondo sapeva benissimo che continuando a camminare avanti alla fine ci saremmo semplicemente tornati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Zani Ettore – Dicembre 2005 (Ottobre 2007)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-5721753341110230825?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/5721753341110230825/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=5721753341110230825&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5721753341110230825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5721753341110230825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/06/storia-di-un-carillon.html' title='Storia di un carillon'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-4308510485798432436</id><published>2008-05-27T01:22:00.002+02:00</published><updated>2008-12-10T23:12:57.913+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><title type='text'>The Untouchables</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SDtGpV3ES_I/AAAAAAAABcs/VHm56h1rrJs/s1600-h/Bratislava+064_bis.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SDtGpV3ES_I/AAAAAAAABcs/VHm56h1rrJs/s400/Bratislava+064_bis.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204831470413433842" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Che brutta gente che frequento!!!&lt;br /&gt;Eccoci a Bratislava a fare i "ganzi"&lt;br /&gt;(io mica tanto, il giorno seguente il mio stomaco ha dato forfait, ero in piena gastrite e si sa, i duri come me si spezzano ma non si piegano! ecco, quella volta io mi sono spezzato...)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-4308510485798432436?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/4308510485798432436/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=4308510485798432436&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4308510485798432436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4308510485798432436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/05/untouchables.html' title='The Untouchables'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/SDtGpV3ES_I/AAAAAAAABcs/VHm56h1rrJs/s72-c/Bratislava+064_bis.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8300162218502062696</id><published>2008-05-22T01:09:00.001+02:00</published><updated>2008-05-22T01:10:51.662+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>L'ho colorato un tantinello</title><content type='html'>che dite, troppo?????&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;va beh, per stasera mi gira così!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;bai bai&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8300162218502062696?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8300162218502062696/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8300162218502062696&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8300162218502062696'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8300162218502062696'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/05/lho-colorato-un-tantinello.html' title='L&apos;ho colorato un tantinello'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-3621091693155775385</id><published>2008-05-21T20:26:00.002+02:00</published><updated>2008-05-21T20:28:41.640+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Questo bravo coglione</title><content type='html'>cioè io, ha sminchiato il modello del blog senza ricordarsi di farne una copia prima!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;altrestorie si è svestito, abbiate pazienza, prima o poi lo rivesto, sigh! ricordarsi sempre di fare un backup!!!!! sempre....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;buona giornata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;doppio sigh!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-3621091693155775385?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/3621091693155775385/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=3621091693155775385&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3621091693155775385'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3621091693155775385'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/05/questo-bravo-coglione.html' title='Questo bravo coglione'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8514066659542674360</id><published>2008-05-07T00:59:00.003+02:00</published><updated>2008-05-07T01:04:26.123+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica'/><title type='text'>Gomez</title><content type='html'>Dei gomez ci sarebbe molto da dire ma per stasera mi accontento di lasciarvi tre video tratti dal loro ultimo album "How we operate".&lt;br /&gt;Buon ascolto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS ne vale la pena...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la divertente "Girlshapedlove drug"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="355" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/lNYzB0Y-8EI&amp;amp;hl=it"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/lNYzB0Y-8EI&amp;amp;hl=it" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" height="355" width="425"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la romanticissima "Notice"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="355" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/q1S5WDIADbg&amp;amp;hl=it"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/q1S5WDIADbg&amp;amp;hl=it" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" height="355" width="425"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e per ultima l'illuminante "See the world" ;-)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="355" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/fKJJRnuCwF4&amp;amp;hl=it"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/fKJJRnuCwF4&amp;amp;hl=it" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" height="355" width="425"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;bai bai&lt;br /&gt;Ettore&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8514066659542674360?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8514066659542674360/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8514066659542674360&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8514066659542674360'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8514066659542674360'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/05/gomez.html' title='Gomez'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-6087877559345709324</id><published>2008-05-05T22:14:00.005+02:00</published><updated>2008-05-05T22:34:52.931+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gollum'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri leggermente ubriachi'/><title type='text'>Crucci d'amore</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.arcadiaclub.org/img/animali/clamidosauro_bocca_aperta_spaventare.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 282px; height: 211px;" src="http://www.arcadiaclub.org/img/animali/clamidosauro_bocca_aperta_spaventare.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il mio amico Gollum è depresso. Se ne sta tutto il giorno ai piedi del letto a guardare il sacco dei vestiti sporchi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche una volta lo guardava ma con aria famelica.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Ora no, rimane con lo sguardo fisso e i pupilloni appannati e se avesse voce tirerebbe un gran sospiro, di quelli lacrimevoli. E' cosi da quando in TV ha visto una signora australiana e il suo animale domestico: una bellissima femmina di clamidosauro. Io gliel'ho detto che l'Australia è lontana ma lui nemmeno mi sente... che poi, non sono così sicuro che una signorina clamidosaura se lo prenderebbe un coccodrillone di peluche come lui, ha le squame troppo morbide... ed è pure un gran fifone. Già mi vedo la scena con la clamidosignorina che spalanca la membrana sul suo collo soffiando incazzata nera e Gollum che fila via con la coda tra le gambe.&lt;br /&gt;Ho deciso mi faccio l'abbonamento al National Geographic e non se ne parla più!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-6087877559345709324?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/6087877559345709324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=6087877559345709324&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6087877559345709324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6087877559345709324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/05/il-mio-amico-gollum-depresso.html' title='Crucci d&apos;amore'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-5093834972651828751</id><published>2008-04-30T21:45:00.003+02:00</published><updated>2008-05-27T01:11:32.039+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Domande</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.racine.ra.it/planet/altro/film/s1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px;" src="http://www.racine.ra.it/planet/altro/film/s1.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:georgia;font-size:100%;"  &gt;Ditemi,&lt;br /&gt;c’è la luna là dietro?&lt;br /&gt;Oltre quell’enorme figa&lt;br /&gt;fatta di nuvole che&lt;br /&gt;squarcia il cielo e&lt;br /&gt;sembra volermi inghiottire?&lt;br /&gt;O è un fiore al contrario?&lt;br /&gt;La vorrei leccare,&lt;br /&gt;forse ha il sapore della vita,&lt;br /&gt;quello vero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Devo proprio fecondare la luna&lt;br /&gt;per avere la mia fetta&lt;br /&gt;di felicità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;&lt;span style=";font-family:georgia;font-size:100%;"  &gt;Zani Ettore – Aprile 2008&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-5093834972651828751?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/5093834972651828751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=5093834972651828751&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5093834972651828751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5093834972651828751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/04/domande.html' title='Domande'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-6343518253847344678</id><published>2008-04-17T12:26:00.003+02:00</published><updated>2008-04-17T12:29:53.657+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Milano</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.hotelfenice.it/img/metro_milano.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 261px;" src="http://www.hotelfenice.it/img/metro_milano.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:georgia;font-size:100%;"  &gt;Milano è un insegna. Una di quelle con tette e culi formato sei metri per quattro. Illuminata dalle luci del neon e dall’eterna cagata di piccione.&lt;br /&gt;Ed è pure bella, che non lo potresti credere, forse, perché tutti dicono il contrario. La città dei chiostri nascosti e dei fast food ad ogni angolo. Del profumo del Lambro – profumo di cesso – che rende agrodolce la primavera. La città dei contrari: tanto bella quanto insistente nel cercare di coprirsi di merda.&lt;br /&gt;Forse è per questo che l’amo: Milano non si piace. Si sbroda di lodi ma poi mastica amaro e crede di far finta. Ci gode come una puttanella a sentirsi insultare dai ragazzini, e poi vederli tutti al suo capezzale, nelle università, nei bar, negli uffici gremiti, col sudore di luglio che ammorba l’asfalto e i motorini che sbuffano come cammelli tra le dune.&lt;br /&gt;Milano trae un piacere perverso nel farsi soffocare dai suv, dalle serie k, dalle monovolume, dalle SW e prova insistentemente a trasformare in poesia lo sferragliare dei tram. Quei mostri di ferro che la amano più di chiunque altro.&lt;br /&gt;Si riempie di fard per farsi bella. Mostrare che è la città della moda, dell’industria, delle public relations. Si maschera a festa ma lascia il cuore sui marciapiedi, lo nasconde negli spazi vuoti che a stento rimangono sulla 90 e la 91, da tirar fuori di notte, da lasciare ai barboni in stazione centrale, agli immigrati, alle prostitute e ai transessuali, ai venditori ambulanti di panini con la cipolla, ai pensionati con la televisione accesa, agli studenti negli appartamenti 2 metri per 2, agli impiegati affondati nei letti o tra le tette di una mamma in affitto; ma loro non sanno che farsene di un cuore che non crede a sé stesso. Fanno quello che fanno e poi continuano a farlo.&lt;br /&gt;Milano ricorda d’amarsi solo quando c’è l’alba.  Quando s’incontra la gente del giorno e quella della notte, quando c’è ancora quel po’ di foschia da mescolare al sapore del giorno che viene. E la gente per strada prova a guardarsi negli occhi, senza temere di vedere troppo in profondità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;&lt;span style=";font-family:georgia;font-size:100%;"  &gt;Zani Ettore – Aprile 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-6343518253847344678?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/6343518253847344678/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=6343518253847344678&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6343518253847344678'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6343518253847344678'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/04/milano-un-insegna.html' title='Milano'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-3683561858508103024</id><published>2008-04-10T12:24:00.004+02:00</published><updated>2008-04-10T12:31:41.117+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Fiori di cioccolato</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.claudio.com/Immagini_Blog/morenocedroni/magnum.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px;" src="http://www.claudio.com/Immagini_Blog/morenocedroni/magnum.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se le giornate fossero elaborate espressioni semantiche&lt;br /&gt;non saprei gustarne la consistenza&lt;br /&gt;ed il sapore,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;rimarrebbero cassetti vuoti incapaci di raccontarsi,&lt;br /&gt;solo la carta, l’involucro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amo credere allora che si tratti di fiori di cioccolato,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;succhiandole sotto la lingua&lt;br /&gt;acquistano parole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Zani Ettore - Gennaio 2005&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-3683561858508103024?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/3683561858508103024/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=3683561858508103024&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3683561858508103024'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3683561858508103024'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/04/fiori-di-cioccolato.html' title='Fiori di cioccolato'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-2283286404931913512</id><published>2008-03-28T00:38:00.002+01:00</published><updated>2008-03-28T00:44:22.233+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Vicolo cieco</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.gianniottaviani.net/C-%20periodo%20Piceno_file/image007.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 212px; height: 310px;" src="http://www.gianniottaviani.net/C-%20periodo%20Piceno_file/image007.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ok, ciak si gira. Adesso devi cominciare a correre. Ma perché diavolo lo hai fatto poi? E che importa quel che è fatto è fatto. Però che adrenalina nel rompere il vetro, nell’arraffare a caso tra i luccicanti oggetti disposti a file sul panno verde. L’idea ti è venuta in un lampo vero? Ti è sembrato un mistero disciolto nel sangue che pulsava, vero? Hai pensato senza che il tuo cervello si accorgesse delle molle e degli ingranaggi che scricchiolavano furbescamente. Hai agito con ancora più rapidità, riempiendoti le tasche d’orologi e ammennicoli dorati, mentre la sirena gracchiava al mondo il tuo piccolo spasimo di gioia. La senti ancora uggiolare come un cane ferito dietro di te, urla di disperazione ma alle tue orecchie arriva una nota di felicità. Hai strappato quel povero ed insignificante oggetto alla sua inutilità, adesso può gridare battaglia e sperare nella vendetta contro di te.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ha scatenato l’inferno quella puttanella di sirena a dire il vero eh? Guarda, la polizia ti ha visto. Arrivavano dalla via parallela e non ti hanno incrociato per puro caso. Però adesso risalgono in macchina quei due mastini vestiti di blu e già stanno ingranando la marcia. Senti dietro di te il motore che viene liberato, scatenato al tuo inseguimento ora che la frizione non lo frena più. Ma anche tu hai un gran motore ragazzo, pompa sangue come un forsennato e stuzzica i centri nervosi. Prendi la strada a destra piccolo. Sì quella del benzinaio. Ok, adesso continua fino al semaforo. No, fermati, cos’è quell’ombra dietro la siepe? Ti stanno aspettando i furbi, si sono già posizionati per bene attorno al quartiere. Non c’è problema, segui il mio ragionamento: loro non sanno che io sono con te, non se l’aspetterebbero mai una cosa del genere. Adesso credono che perderai la testa e ti arrenderai, o che farai un’altra cazzata del genere e cadrai in pieno nelle loro trappole da quattro soldi. No! Non è così vero? Bene, adesso corri, i mastini mugghiano di piacere alle tue calcagna, vogliono prenderti ma a noi non va mica bene. Perfetto, senti come gira bene, senti come sei oliato, come vai su di giri, sei un motore umano, una fuoriserie superaccessoriata.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Il parco, il parco è la nostra via, salta oltre la ringhiera. Continua. La stradina che lo attraversa è sterrata e stretta; saranno costretti a fare il giro ma così ti perderebbero. Vedi, scendono dalla macchina adesso. Siamo alla pari. Hanno già perso. Respira cucciolo, respira. Non può permettere che il tuo motore perda colpi. Devi fare un bel tuffo nei tuoi polmoni e riuscire fuori con manate d’aria fresca, capito? Bravo! Ecco ora. Scendi da quel declivio. Porta ad un vicolo cieco ma non ti preoccupare, io so una cosa che li lascerà di stucco quei babbei.&lt;br /&gt;Oh cazzo!!! Che ci faceva lì quel sasso? Rialzati bastardello, in fretta dai, cazzo. Oh, così, bravo. Sono vicini i policemen ma non ti preoccupare, loro sono geneticamente modificati per perdere; non con me, con me non possono vincere. Finché io sto con te loro non ti acciufferanno. Tranquillo bambolo, un po’ di sfiga capita a tutti, un sasso? Cos'è? Solo uno sputo del cielo sulla mia strada. No bello, adesso non ci puoi ripensare, io non sono una corsia a doppia percorrenza, io sono un vicolo cieco come questo sul quale ora corri (i due mastini blu la dietro sorridono, credono di averti in pugno e pensano di te che sei una gran testa di rapa; poveri scemi), capito? Io non ho ripensamenti, io ho solo vie di scampo e tunnel segreti. Li apro nella tua anima e li richiudo dietro di me, scappo sempre da tutto e tutto scappa da me, io non ho paura piccolo frocetto, sono la voce di tua madre che ti dice di stare ritto sulla sedia, sono la cinghia di tuo padre se non l’hai ancora capito. Il guaito del tuo cane, sì, il tuo amato Robbie, quando l’hanno soppresso per quel piccolo tumore… che sfortuna quel cagnolino, così sano fino alla settimana appresso vero? Chissà di chi è la colpa? Beh, sentimi, io non sono qui per perdere per cui ora corri. Salta. Ora!!!!&lt;br /&gt;Urla adesso, urla, fai sentire al mondo che sei un lupo. Li abbiamo fregati, non lo sapevano quei cretini di Abramo. Ecco, li vedi come sono terrorizzati. Abramo non li lascerà passare, tranquillo. Ti urlano di arrenderti? E non ascoltarli. Hanno la pistola? Non la useranno tranquillo, io vinco sempre. Sai, Abramo è qui da un sacco di tempo. In fondo al vicolo c’è l’uscita posteriore di un locale di spogliarelli ed Abramo è l’antifurto del padrone, mio vecchio amico il padrone di quel locale. Io gli ho regalato Abramo che era un cucciolo. Lui lo ha bastonato, lo ha affamato e umiliato per bene ed adesso Abramo è perfetto.&lt;br /&gt;Scavalca forza, non farti pregare.&lt;br /&gt;Visto? Siamo dall’altra parte e loro non ti hanno fatto nulla, gli rode il fegato ma possono solo tornare indietro. Corri ancora un po’, solo un attimo, per mettere della strada tra noi e quei due.&lt;br /&gt;Adesso siamo al sicuro ragazzo.&lt;br /&gt;Perché mi guardi così?&lt;br /&gt;Ah, è per via dei gioielli vero? Sono solo della bigiotteria, lo so. Ho cercato di dirtelo ma non mi hai ascoltato. Non dire che sorrido di te ragazzo, io non ho un volto come faccio a ridere. E poi, ascoltami non è vero che ti ho detto che vinco sempre? Bene, ragazzo, ho detto che IO vinco, non tu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Zani Ettore – Giugno 2004&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-2283286404931913512?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/2283286404931913512/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=2283286404931913512&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2283286404931913512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2283286404931913512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/03/vicolo-cieco.html' title='Vicolo cieco'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-570418775834227201</id><published>2008-03-20T13:27:00.002+01:00</published><updated>2008-03-20T13:33:21.804+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Buona Pasqua!</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Buona pasqua!&lt;br /&gt;Altrestorie si prende 5 giorni di pausa.&lt;br /&gt;Chiunque abbia letto i post precedenti avrà capito che ce n'era bisogno ;-)&lt;br /&gt;Vado ad eremitare tra le malghe alla ricerca di un capretto da fare al forno con i funghetti allucinogeni e il peperoncino di Soverato!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="355" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/TBF393MhEpA&amp;amp;hl=it"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/TBF393MhEpA&amp;amp;hl=it" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" height="355" width="425"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;bai bai&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-570418775834227201?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/570418775834227201/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=570418775834227201&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/570418775834227201'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/570418775834227201'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/03/buona-pasqua.html' title='Buona Pasqua!'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-6880639386245154974</id><published>2008-03-17T23:43:00.004+01:00</published><updated>2008-03-18T00:11:41.342+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri leggermente ubriachi'/><title type='text'>La rosa dei venti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.ceramicafalcone.com/x%20web/PANNELLI/rosa-dei-venti-40-x-40-con-.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 271px; height: 264px;" src="http://www.ceramicafalcone.com/x%20web/PANNELLI/rosa-dei-venti-40-x-40-con-.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La mia coda di lettura è arrivata alla dozzina di libri, tra un po' dovrò mettermi un elastico al polso e tirare forte quando sono in prossimità di una libreria. E' una Tecnica comportamentista, cioè una bestemmia per il 50 per cento degli psicologi, un passo della bibbia per i rimanenti. Ma tant'è, vi farò sapere se funziona!?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Avrei anche voglia di scrivere ma tendenzialmente dopo le cinque righe mi rendo conto che i miei  pensieri assomigliano ad un formicaio appena calpestato: non ce ne sono due di numero che vadano nella stessa direzione. Tirarne fuori una storia concreta sarebbe un miracolo, ma se proprio dovessi fare un miracolo allora preferirei saper trasformare l'acqua in vino, voi che dite?&lt;br /&gt;No i miei pensieri sono particelle atomiche riscaldate che scappano alla rinfusa sballottandosi le une contro le altre. Omini disegnati su una cartina topografica.&lt;br /&gt;Me ne immagino uno fra tanti che non trova più la rosa dei venti se ne fugge di qui e di lì chiedendo a tutti: "Senti, ma tu l'hai mica vista questa rosa?"&lt;br /&gt;"Io no, e tu?"&lt;br /&gt;"E ti pare che lo chiedevo se... no senti lascia stare... io prendo di quì, tu vai di là che è meglio!"&lt;br /&gt;"Ok"&lt;br /&gt;"Ok, ciao, buona fortuna"&lt;br /&gt;"Anche a te"&lt;br /&gt;"Addio"&lt;br /&gt;"Addio"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ciao senti, non è che sai da che parte per la rosa dei venti?"&lt;br /&gt;"mmm, io no, e tu?"&lt;br /&gt;"..."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-6880639386245154974?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/6880639386245154974/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=6880639386245154974&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6880639386245154974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6880639386245154974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/03/la-rosa-dei-venti.html' title='La rosa dei venti'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-4322047641366973983</id><published>2008-03-14T22:54:00.001+01:00</published><updated>2008-03-14T22:56:28.535+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Intimità</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci sono storie che non sono mai state scritte. Vengono ignorate e nascoste nel buio, quando l’unica cosa che chiederebbero, se avessero voce, sarebbe un poco di sincerità.&lt;br /&gt;Non sono storie così incredibili, anzi hanno il sapore del già sentito: spesso i protagonisti sono un uomo e una donna, spesso raccontano d’amori banali, altre volte d’amori irraggiungibili. A dirla tutta, probabilmente, non si distinguerebbero da una qualsiasi altra storia e magari a sentirle annoierebbero pure.&lt;br /&gt;Ma c’è qualcosa di speciale in queste storie, ed è un qualcosa che si accomuna con il loro non essere mai state scritte. È l’ossigeno che si lega al ferro e non puoi impedirlo, è l’idrogeno che si fonde nell’elio e fa vivere le stelle.&lt;br /&gt;Sono storie che brillano quando con tutte le nostre forze cerchiamo di tenerle nel buio. Scoppiano dentro di noi, ardono inestinguibili, o almeno così crediamo, e spingono con forza verso l’esterno impedendo così che si collassi dentro se stessi.&lt;br /&gt;Delle volte queste storie trasmutano in un’energia talmente pura da scivolare oltre le mura della nostra anima e a contatto con l’aria si lasciano raccontare, ma non sono più le stesse. Sono diventate parte del mondo e con esso hanno preso a girare in tondo. Quello che erano, nuclei di stelle infuocati, è solo memoria. L’energia che sono diventate è invece calore.&lt;br /&gt;E noi cresciamo, come quei bulbi di fagiolo che il maestro elementare ci ha fatto coltivare da bambini.&lt;br /&gt;Che stupenda banale lezione, vedere come la vita abbia bisogno di sole e di acqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-4322047641366973983?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/4322047641366973983/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=4322047641366973983&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4322047641366973983'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4322047641366973983'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/03/intimit.html' title='Intimità'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-3228945532824845513</id><published>2008-03-11T23:01:00.006+01:00</published><updated>2008-12-10T23:12:58.823+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>La mossa giusta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/R9cB6w1sh8I/AAAAAAAABXo/KwIu51fokLk/s1600-h/da+cristian+070.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/R9cB6w1sh8I/AAAAAAAABXo/KwIu51fokLk/s400/da+cristian+070.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5176608405739833282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;qual'è la mossa giusta???&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dipende... vuoi bere o vuoi vincere???&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che domande... voglio bere!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Salutoni bilbosi da Starleggia (comune di Campodolcino)...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/R9cDJw1sh-I/AAAAAAAABX4/P6XTr_DTlps/s1600-h/da+cristian+160.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/R9cDJw1sh-I/AAAAAAAABX4/P6XTr_DTlps/s200/da+cristian+160.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5176609762949498850" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/R9cClg1sh9I/AAAAAAAABXw/d0fxiF41JAg/s1600-h/DSC00179.JPG"&gt; &lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;e da Saint Moritz...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/R9cDWQ1sh_I/AAAAAAAABYA/TF0ANOknF3Q/s1600-h/DSC00179.JPG"&gt;&lt;img style="cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/R9cDWQ1sh_I/AAAAAAAABYA/TF0ANOknF3Q/s200/DSC00179.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5176609977697863666" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-3228945532824845513?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/3228945532824845513/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=3228945532824845513&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3228945532824845513'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3228945532824845513'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/03/la-mossa-giusta.html' title='La mossa giusta'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/R9cB6w1sh8I/AAAAAAAABXo/KwIu51fokLk/s72-c/da+cristian+070.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-4356514512927675422</id><published>2008-03-06T21:44:00.004+01:00</published><updated>2008-03-06T21:58:12.965+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Vita nuova</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://mayraglouis.files.wordpress.com/2007/10/incorniciata.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 240px; height: 325px;" src="http://mayraglouis.files.wordpress.com/2007/10/incorniciata.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nel corso degli anni avrebbe avuto molte occasioni per ripensare a come sarebbe cambiata la sua vita se avesse permesso all’autista di riaccompagnarla a casa, se non avesse urlato: “Fermati!” tanto improvvisamente da farlo sobbalzare sul trespolo di quel tram, e non fosse saltata giù appena aperte le porte senza degnarlo d’uno sguardo. Pover’uomo, si doveva esser immaginato chissà quale disgrazia, ma non era una disgrazia, era la sua vita che per la prima volta esigeva una ricompensa, per la prima volta decideva che una seconda chance le era dovuta. Era ancora tanto giovane, ma per un attimo i suoi occhi si erano guardati da un altro luogo, da un futuro forse non troppo lontano e si erano domandati quale vita, quale, fosse più giusto vivere...&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era scesa al limitare dell’area di sosta, un piede le era scivolato oltre il marciapiede finendo dritto in una pozzanghera lasciata lì, come monito ai passanti, dalla pioggia del mattino. Imprecò poco decorosamente per una ragazzina della sua età e poi, dimentica, si mise a correre.&lt;br /&gt;Che importava allora del semaforo rosso o di quel motorino che dovette frenare all’ultimo? Che peso avevano tutti i passanti che da scansare a forza? Nessuno sulle ali di quella sua improvvisa decisione. Il piede le doleva un poco, gli occhi erano rigati di lacrime che non sapeva da dove venissero, se dalla tristezza di poco prima o dall’eccitazione di quella folle corsa che la stava trascinando via. Il cuore batteva all’impazzata, superando il ritmo dei passi sull’asfalto e correndo oltre, già prossimo ad incontrare lui, a stargli di fronte ed aprirsi, fosse anche frantumarsi, spezzarsi, purché per una volta agisse veramente. Ora lo vedeva: era in fondo a quella strada. Avrebbe voluto urlare per dirgli di fermarsi ma era senza fiato. E sia, si disse, ripiomberò nella sua vita come un’improvvisa folata di vento e che importa poi di quel che sarà, siamo in autunno ed in autunno il vento è padrone della propria esistenza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Lo raggiunse all’ingresso del parco cittadino, lo travolse quasi senza aver più l’animo di dire una parola e se ne stette cosi un poco, gli occhi colmi di una luce nuova e il busto piegato per riprendere fiato.&lt;br /&gt;Lui la guardava stupito, senza avere il coraggio di essere il primo a parlare anche se nello sguardo s’intravedevano tante domande. Le sue mani frugavano tra i capelli alla ricerca di un perché. Era scocciato, credeva di aver detto tutto là dove l’aveva lasciata, alla fermata del tram ed invece se la ritrovava ancora attorno.&lt;br /&gt;Lei capì. Solo un attimo prima era sicura che gli avrebbe urlato in faccia: “Ti amo” e che la semplice forza di queste parole sarebbe bastata, ma da dove stava adesso, china sull’asfalto coi polmoni in lotta con il freddo e l’umidità dell’aria questa certezza si era tramutata. Si alzo piano, ancora frastornata da quell'ultimo spasmo che l'aveva travolta, quasi fosse stato l'ultimo respiro di un condannato a morte.&lt;br /&gt;“Ma vaffanculo”, disse invece. E di colpo le tornò il sorriso. Quei suoi occhi che da dentro si scrutavano sorrisero anche loro: era finito il primo amore, era iniziata una vita nuova.&lt;br /&gt;Poi tornò verso il tram.&lt;br /&gt;Lentamente, molto lentamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic;"&gt;Zani Ettore – Settembre 2007&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-4356514512927675422?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/4356514512927675422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=4356514512927675422&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4356514512927675422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/4356514512927675422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/03/nel-corso-degli-anni-avrebbe-avuto.html' title='Vita nuova'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8087199244413022205</id><published>2008-02-29T22:41:00.003+01:00</published><updated>2008-02-29T23:09:28.515+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Narrativa'/><title type='text'>Amore muto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://images-srv.leonardo.it/progettiweb/pensieri-a-colori/blog/donna2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 207px; height: 206px;" src="http://images-srv.leonardo.it/progettiweb/pensieri-a-colori/blog/donna2.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Tolsi il grembiule, raccolsi i capelli, arrivai sul loggiato correndo. Mi bloccai carica di sconcerto di fronte a quel signore che urlava il mio nome.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma che voleva, farsi ammazzare? C’erano tre guardie sotto i portici, soldati semplici che lo guardavano stupiti. Per fortuna sua sembravano incerti sul da farsi cosi mi nascosi dietro ad una colonna e mi misi a fargli cenni fin quando non mi vide. Portai il dito di fronte alle labbra. Silenzio, silenzio per l’amor del cielo, implorai con gli occhi. Il colonnello non era nell’abbazia altrimenti lo avrebbe già fatto arrestare e, probabilmente, fucilare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Lui, quando s’accorse della mia presenza, si zittì all’istante e prese a fissarmi con occhi assetati. Lo avevo già visto, al mercato e anche in chiesa e poi ancora per le strade, quando quegli occhi spuntavano chissà come tra la folla che mi insultava mentre passavo nella macchina del colonnello. Li avevo notati subito quegli occhi, così intensi, e non solo perché erano forse gli unici a non mostrarmi odio, o invidia, ma perché nel modo in cui mi guardavano, osservavano, spogliavano c’era un sapore diverso e non la sensazione di sabbia sotto la lingua che mi riempiva di vergogna quando stavo accanto al gerarca.&lt;br /&gt;Eppure, in quel momento fossi stata nuda, li sotto le arcate dell’abbazia che davano sulla piazza, mi sarei sentita meno spogliata tanto quegli occhi mi ricordavano chi ero: una sporca sgualdrina venduta ai tedeschi.&lt;br /&gt;La gente aveva smesso di additarlo ed anche le guardie sembravano ora intente a parlare d’altro, solo io continuavo a fissarlo, i miei occhi nei suoi ed i suoi nei miei, un dialogo muto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- vattene, ti ucciderà se ti trova qui quando torna.&lt;br /&gt;- non me ne andrò – non c’era dubbio che dicesse questo anche senza muovere le labbra.&lt;br /&gt;- pazzo, pazzo, pazzo. – erano le mie lacrime a dirlo. – pazzo, ma anche - ti amo - e non avrei voluto dirlo, così in quel modo, entro quel silenzio, perché già sapevo che tutto ciò avrebbe significato la sua morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La guerra non è cosa che si addica ad una donna, è sporca, è stupida, è violenta. Ma in quegli anni la vita non guardava in faccia nessuno, arrivava di notte come un ladro nell’ombra e si portava via quel che avevi.&lt;br /&gt;La guerra è una cosa dolorosa e questo sì, va bene per una donna, lo può sopportare, lo ha sempre fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il colonnello era arrivato un mese prima col suo seguito personale di segretari e corpi speciali, dovevano presenziare ad una riunione segretissima, ma questo lo venni a sapere dopo. Si installò subito nell’abbazia dove io mi ero rifugiata dopo l’8 settembre con mio marito Giuseppe. Le strade della città non erano il posto migliore per un ex-capo del partito fascista.&lt;br /&gt;Quando arrivarono i Tedeschi, non erano passati che pochi giorni, mio marito si senti nuovamente sicuro. Quando poi il colonnello lo volle mandare lontano col compito di riunire i maggiori esponenti fascisti rimasti in Italia, se ne sentì addirittura fiero. In realtà il colonnello guardava me mentre impartiva gli ordini. Mi sorrideva, probabilmente con in testa ben chiara l’immagine di Giuseppe già morto in un pozza di sangue.&lt;br /&gt;Lo rividi un ultima volta soltanto, ma era già morto, che penzolava da una fune condividendo la sorte di Mussolini. Dei bambini gli tiravano sassi e lo facevano dondolare per gioco. Ma questo fu tempo dopo, quando anche il colonnello era già polvere tra la polvere, come il mio cuore.&lt;br /&gt;Appena Giuseppe partì il Colonnello mi prese sotto la sua ala, ero ancora bella, piacente, e mi mostrai ben disposta verso di lui perché era la mia sola speranza. Si divertì con me i primi giorni, trattandomi come una cagna, prima chiamandomi a sé e poi gettandomi via, mostrando il suo disprezzo per me e per quel marito imbecille che si era fatto mandare a morte credendosi un eroe.&lt;br /&gt;Non me ne importava nulla, era la guerra mi dicevo, e se volevo vivere dovevo essere quello che al colonnello piaceva che fossi. Non era ributtante, anzi era un bell’uomo e non mi sembrava così disumano come si raccontava in giro, solo molto pericoloso.&lt;br /&gt;Continuava a scusarsi con i frati per il disturbo, così diceva, e poi li rassicurava che entro poche settimane sarebbero tornati alla loro casta vita di devozione al signore.&lt;br /&gt;Ogni giorno spariva per svariate ore, poi la sera tornava e se era dell’umore adatto mi chiamava a sé per divertirsi. Le cose cambiarono in fretta, però, le notizie dal fronte non lo soddisfacevano ed il suo umore era sempre più cupo. Spesso non mi toccava neppure, allora gli bastava guardarmi e compatirmi, sentire che ero sua ma non nel modo in cui lo è un’amante, sarebbe stato banale per lui, no, dovevo essere sua come lo sarebbe stata una bestia. Stoltamente sua, fedelmente sua, istintivamente sua.&lt;br /&gt;Cercai di fingere meglio che potevo, assecondare quello che credevo essere solo uno stato umorale ma per lui non era abbastanza e dopo qualche giorno iniziò ad essere più duro. La sua vera natura emerse dalle acque torbide in cui mi aveva sommerso. Quando ero nelle sue stanze mi strappava l’amore o mi percuoteva a sangue con la stessa facilità con cui ci si gratta il naso e allora divenni sua, davvero sua, come voleva. Gli bastarono pochi giorni.&lt;br /&gt;Dico questo non per difendermi o sminuire la mia colpa di traditrice, ma per farvi capire che tipo di persona fosse: tanto bonaria e banale in superficie quanto sanguinaria e perversa appena le si dava il tempo di far trasudare la sua vera natura da sotto la crosta. Una crosta molto sottile in verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu in quei giorni che venni a sapere a che tipo di riunione segretissima doveva partecipare. Capii tante altre cose e l’orrore che mi fecero non è descrivibile perché non potevo condividerlo. Gli altri, là fuori, non sapevano, sospettavano certo ma non sapevano davvero cosa succedesse. Termini come questione ebraica, gas, campo di concentramento continuavano a ripetersi tra lui e gli altri gerarchi. La guerra stava volgendo male e tutti erano ansiosi di velocizzare la tanto agognata Endlösung. Da principio non capivo bene, poi a furia di rubar parole qui e là mi resi conto di che razza di “soluzione” parlavano.&lt;br /&gt;Sembrava che usassero un codice ma era talmente ovvio quello che si celava dietro i loro sorrisi sghembi che quelle parole epurate erano ancor più crudeli.&lt;br /&gt;Sentii dei numeri. Quasi svenni. Parlavano di milioni di corpi, non persone ma corpi, oggetti, da sotterrare o bruciare il più rapidamente possibile.&lt;br /&gt;La mia non era più neppure vergogna, vagavo per i corridoi dell’abbazia fin quando non mi chiamava ed allora mi presentavo a lui ed anche io ero solo un corpo. Una persona no di certo, come avrei potuto esserlo?&lt;br /&gt;Mi resi conto che tanto valeva morire. Ero in macchina con lui, un pomeriggio invernale ma pieno di sole. Guardavo fuori dal finestrino della macchina come una cieca mentre il colonnello mi toccava tra le cosce. Il mio sesso era arido e mi doleva al tocco dei suoi guanti di pelle. Nulla aveva più significato e la morte mi si presentò come unica possibilità, non si trattò neppure di una decisione perché altre scelte non c’erano, altre possibili scelte non avrebbero significato nulla.&lt;br /&gt;Poi vidi quegli occhi.&lt;br /&gt;Erano apparsi tra la gente senza motivo e senza motivo, o perlomeno per un motivo che non capivo, mi guardavano in maniera diversa. Li incrociai per qualche attimo e tanto mi bastò per riscoprire in me una goccia diluita di umanità, un sospiro di curiosità che avrei invece dovuto ricacciare indietro e mai più pensarci. Ma mi sembro tanto incredibile allora che la mia natura umana, che il mio essere donna, provasse a riemergere ancora, nonostante tutto. Mi aggrappai a quegli occhi con le unghie di un’anima ferita e quando li rividi il giorno dopo in chiesa avvampai. La domestica che mi seguiva credette che stessi male e mi passò il ventaglio per farmi aria.&lt;br /&gt;Col passare dei giorni imparai a riconoscerne il viso ed i tratti. Era un signore di qualche anno più anziano di me. Una barbetta rada gli ricopriva il mento accennando qualche pelo bianco tra gli altri neri come la china, gli zigomi erano marcati e le guance molto magre. I capelli ricci, quasi sempre scarmigliati, gli ricadevano sul volto passando come un’ombra sopra gli occhi, come un segno d’interpunzione tra i nostri dialoghi silenziosi.&lt;br /&gt;Non disse mai una parola, mai. Poi scomparve.&lt;br /&gt;La situazione della guerra appariva sempre più critica e il colonnello aveva posticipato la partenza più volte, continuava a parlare e discutere, spesso riceveva telefonate dalla Germania e sputava in tedesco nella cornetta per ore. Io fuggivo da lui ogni momento e cominciai a frequentare le cucine dell’abbazia per non pensare a nulla. I miei propositi di suicidio erano morti quel pomeriggio in cui l’aridità del mio sesso si era contrapposta al fiume in piena scaturito dai miei occhi, ed anche quando poi il mio signore misterioso scomparve non ebbi più quel pensiero. Mi facevo bastare la mia non vita per quello che era, rimiravo la lama lucida dei coltelli nella cucina ma poi la usavo per tagliare qualche verdura invece dei miei polsi. La scintilla di vita che mi aveva colto non riusciva a sopirsi nuovamente ed anche se era ormai tramutata nella disperazione dell’abbandono era comunque altra cosa rispetto alla totale aridità di prima, prima di lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un pomeriggio sentii urlare il mio nome a squarciagola, era una voce profonda ed esasperata che proveniva da oltre le mura, giù dalla piazza sulla quale si affacciava il loggione. Ero in cucina, tolsi il grembiule, raccolsi i capelli e mi misi a correre. Sapevo che era lui, che era tornato e sentivo anche, come un peso opprimente sul petto, che era la fine.&lt;br /&gt;Non sapevo ancora come sarebbe avvenuto ma quel suo gesto era la firma di una condanna. Raggiunsi le arcate e quando mi nascosi dietro la colonna mi resi conto di quanto enorme fosse quel suo amore mai detto e di come ora mi chiamasse a gran voce, si aprisse al vento, lasciandosi trasportare in alto ma già pronto a cadere. Era per me, ed io col solo fatto di esistere lo stavo mandando a morte. Il pensiero mi colse improvviso: silenzio silenzio gridai con le lacrime degli occhi, non fare il pazzo ti ucciderà.&lt;br /&gt;Lui, alla fine, rimase in silenzio, e come sempre, senza voce mi parlò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Amore, in una terra di sconforto – mi disse – forse non è possibile, eppure io ti amo. Amore in questa vita dominata dalla morte, non è possibile, eppure io ti amo, amore dilaniato dall’onta e dal tradimento non è possibile eppure io ti amo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quando gli risposi che lo amavo anche io, perché non seppi mentire, l’ultima lacrima che mi rimaneva cadde per terra con l’improbo compito di provare a mitigarne l’arsura. Una goccia sola per irrigare il mondo. Che follia.&lt;br /&gt;Dirgli il mio amore fu il mio unico e vero tradimento.&lt;br /&gt;Lui si voltò e se ne andò, credo felice. Non lo rividi mai più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo tre sere il colonnello mi chiamò a se e mi comunicò che quel signore si chiamava Fausto. Solo questo, poi mi caricò su una macchina e mi spedì da qualche parte nelle campagne della Baviera. Così non morirai, mi disse ridendo.&lt;br /&gt;- No, mia cara, tu non morirai. Morirò io, morirà quel Fausto come è morto quel vile di tuo marito, moriranno tutti! Tutti! Ma tu no, e sai perché? perché io lo voglio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E intanto rideva, rideva, rideva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Zani Ettore – Gennaio 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8087199244413022205?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8087199244413022205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8087199244413022205&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8087199244413022205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8087199244413022205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/02/tolsi-il-grembiule-raccolsi-i-capelli.html' title='Amore muto'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-1338210587155793678</id><published>2008-02-21T22:28:00.005+01:00</published><updated>2008-02-21T22:39:50.963+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Mi devo preoccupare?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Giornata di lavoro stressante e scazzosa, in casa i piatti da lavare lasciati dal coinquilino iniziano a saltellare di quà e di là come un cagnolino impaurito, cucino, ma cosa? tra le poche cibarie in frigorifero mi devo accontentare di una minestra riscaldata, mangio di fretta e lavo i piatti, io i miei li lavo, poi mi guardo la posta, solo cazzate, finalmente una buona sigaretta cerca di rimettermi in pace con il mondo ma poi, per curiosità, guardo le visite al mio blog:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;un tizio ci è arrivato digitando su google "mi sono fatto una sega su mia sorella"!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;dite la verita, mi devo preoccupare? o, come mi suggerisce una vocina nella testa, è solo il titolo di un opera teatrale postmodernasurrealdisesitenzialista?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;seconda sigaretta, il mondo va in fumo per cinque minuti, intanto i polmoni vanno in merda, è una pessima giornata ma non so perché ho un sorriso cretino stampato sulla faccia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-1338210587155793678?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/1338210587155793678/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=1338210587155793678&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/1338210587155793678'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/1338210587155793678'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/02/mi-devo-preoccupare.html' title='Mi devo preoccupare?'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-2498553694420688896</id><published>2008-02-08T01:01:00.000+01:00</published><updated>2008-02-08T01:03:14.266+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica'/><title type='text'>The Salmon Dance</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;Questi li adoro!!!!!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="355" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/IxRp8cGwK-k&amp;amp;rel=1"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/IxRp8cGwK-k&amp;amp;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" height="355" width="425"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-2498553694420688896?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/2498553694420688896/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=2498553694420688896&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2498553694420688896'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2498553694420688896'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/02/salmon-dance.html' title='The Salmon Dance'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-3690808027290790989</id><published>2008-02-03T00:58:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T01:00:10.602+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Narrativa'/><title type='text'>La ventiseiesima morte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.urtone.net/wp-content/uploads/ospedale.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 208px; height: 208px;" src="http://www.urtone.net/wp-content/uploads/ospedale.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dovrebbe esserci la notte, là fuori, Oltre la finestra, dove le tende sporche si mischiano al fumo delle sigarette nel grigio più intenso che si possa immaginare. Ma che importa. Le due persone stese sul divano non se lo ricordano più.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Una, quella con la gamba rigirata ed il piede infilato sotto la coscia, quella che si dondola e vorresti dirgli di smetterla, sembra un cucciolo che si ciuccia il pollice. Si chiama Steve e viene da un posto tra il quartiere portoricano e quello indi. Veste della roba in stile Are Krishna che gli scivola addosso come acqua sporca. Una tunica larga poco adatta a coprire le impudicizie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il suo compare lo guarda, di tanto in tanto, con una punta di commiserazione malcelata. Si tratta di Ghigo, uno spagnolo trapiantato nella city. Ex artista di strada, ex spacciatore di crak, ex carcerato con tanto di numero tatuato sul braccio. Un po’ ex di tutto, ed un po’ di niente perché niente gli è mai durato abbastanza. Almeno fino a quando ha scoperto la nuova via. È vestito con una giacchetta di pelle nera e degli stivali a punta. Lucido dalla testa ai piedi, gli occhi neri e profondi delle lenti da sole al posto di quelli veri, un po’ acquosi, che stanno nascosti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;- Ehi, quante volte hai detto che ti sei ammazzato tu? - Fa Steve, rompendo il silenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Venticinque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Cazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli occhi di Steve si riempiono di puntini di sospensione per sottolineare la sua vera stima. Venticinque volte! Un record. Non ha mai conosciuto nessuno che lo abbia fatto venticinque volte! Lui stesso si è fermato a tre. Questa è la quarta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ghigo continua a lanciare occhiate indispettite verso quel compagno di attesa che la sorte gli ha riservato. Un vero pivello, pensa. Uno che non ha capito un cazzo di quello che stanno facendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guarda verso la finestra, mentre spegne il mozzicone schiacciandolo col piede sul pavimento. Vorrebbe alzarsi per scostare un attimo la tenda, vedere se fuori c’è tutto quel buio che lui ama ma è troppo stanco, e poi potrebbero chiamarlo da un momento all’altro; allora si guarda attorno per rendersi meglio conto di dove si trovi. Lo ha fatto in tanti di quei posti ormai che la cosa non ha nessuna importanza ma, se deve aspettare, tanto vale cercare di passare un po’ il tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sala d’aspetto della clinica è illuminata da una luce gialla, liquida e sporca; si mescola al verde della tappezzeria sulle pareti come l’acqua stagnante di una palude, piena di alghe e stracci buttati via. Non c’è nulla oltre a quel divano sul quale sono seduti. In fondo è un posto come un altro. Probabilmente domani già non esisterà più.&lt;br /&gt;Quello che devono fare è illegale. Alcuni lo definiscono la nuova droga del secolo ma Ghigo sa la verità, sa che si tratta di metodo e di potere; chi la pensa diversamente non ha capito nulla.&lt;br /&gt;Tiene le gambe divaricate in avanti e appoggia con le spalle sulla parte bassa dello schienale, spingendo in avanti col culo. Cerca di mettersi comodo ma l’impresa è impossibile e lo sa bene. Si volta per osservare il compagno; davvero non c’è nient’altro da fare. Steve non aspettava che questo per riprendere a parlare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Perché così tante volte? – domanda&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma porca puttana che domanda scema, pensa Ghigo, come se si domandasse ad uno perché è nato. O perché mangia ogni giorno. Il ragazzino intunicato che ha di fronte non è tanto differente da tutta quella gente che muore una volta sola. Quei borghesucci idioti che accettano la fine, inconsapevoli di cosa si tratti. Incapaci di comprendere e controllare la vera essenza dell’esistere. Cazzo deve spiegargli tutto a quel pivello. Ma come?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Che cazzo di domanda è – finisce per dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Steve si affloscia di colpo, gli occhi si spengono e non dice più una parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Senti ragazzo, io credo che tu non abbia davvero idea di cosa stiamo facendo – l’accento spagnolo gli sfugge di bocca come un gatto che vede la porta socchiusa. Ghigo odia quando il suo accento fa capolino oltre la porta delle parole. Vorrebbe parlare un inglese perfetto ma non c’è mai riuscito. È davvero una pecca fastidiosa, una macchia sull’abito candido della sua esistenza perfettamente sotto controllo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Come non ne ho idea – sbotta Steve. – anche se l’ho fatto solo tre volte so perfettamente di cosa si tratta! Nella mia setta morire è un passaggio cruciale. Sono morto per trasmutare da allievo ad apprendista delle scritture e poi sono morto ancora per diventare…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ghigo lo ferma piazzandogli la mano davanti al naso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Ehi ehi ehi, non me ne frega un accidenti della tua setta del cavolo ragazzo. Sto dicendo un’altra cosa, per Dio.&lt;br /&gt;Senti, - cerca di ricominciare daccapo, - chi si ammazza non è una persona comune, sai, come tutti quelli là fuori, quelli nelle loro casette preconfezionate con lo stereo preconfezionato che ascoltano musica preconfezionata e jingle pubblicitari preconfezionati e via discorrendo.&lt;br /&gt;Quella è gente che accetta il fatto che tutto gli vada a puttane sotto il naso senza metter mano ai coglioni. No, io non parlo di questo, e nemmeno parlo di stupide sette come la tua che immaginano un aldilà tutto confetti. Cazzo, preconfezionato pure quello.&lt;br /&gt;Io parlo di controllo, amico. Di vero controllo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Steve si morde le labbra, non può permettere a nessuno di parlare a quel modo della sua setta. Però, quel ragazzo che ha di fronte lo ha fatto per venticinque volte, il pensiero non gli si leva di mente. Forse vale la pena di starlo ad ascoltare anche se sa bene che è peccato ascoltare chi offende la setta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ghigo si è fermato per riordinare i pensieri, deve trovare le giuste parole e ordinarle per bene, sperando che l’accento non ricompaia rovinandogli tutto un’altra volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Allora, la vita. Sai cos’è la vita tunicone?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- La vita è il frutto del signore nel nostro immacolato giardino – risponde a memoria Steve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Cazzo è? No, no, la vita ragazzo. La vita è un’essenza, una sostanza. Non ti sembra ma se ti c’impegni la puoi sentire, così – fa il gesto di afferrare qualcosa – tenendola stretta fra le mani. È bastarda la vita perché è essenza liquida e tenta di sfuggirti, colarti di tra le dita, ma se sei bravo, cazzo, se sei bravo puoi trasformare le dita in argini e le mani in dighe e tenertela stretta. Capisci? Possederla perché la controlli.&lt;br /&gt;È questo che non capiscono i borghesi là fuori. Pensano che la vita non sia controllabile, ma per giove, vedi bene che tu ed io lo stiamo facendo, lo faremo fra poco quando ci apriranno quella fottuta porta e ci chiameranno. Andremo nella saletta qui accanto, ci stenderemo sul nostro bel lettino e ci faremo iniettare un cocktail di barbiturici da strizzare il culo come una spugna. Poi dopo cinque minuti la medicina di Jason. Ah Jason Larriet quanto ti amo per aver inventato la medicina! – la sua voce si scalda – Jason, pace all’anima sua, ha inventato lo strumento per controllare la vita, per risvegliarti dalla morte più arzillo di prima. È una botta della madonna ragazzotto. Della madonna. Ed ogni volta è meglio della precedente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ghigo rivolta gli occhi in alto, perso nel ricordo di tutte le resurrezioni passate. Steve affascinato dal comportamento del compagno si porta una mano sotto la tunica e comincia a carezzarsi dolcemente il pube. È stupendo, tra poco potrà morire e rivivere mentre adesso si rilassa ascoltando le parole invasate di quel ragazzo che lo ha fatto venticinque volte. Strizza le palpebre mentre viene sotto la tunica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Pezzo di merda – urla Ghigo. – mi hai sporcato! Ma che cosa hai nel cranio al posto del cervello? Idiota!&lt;br /&gt;- No, - si difende Steve, - è tutto qui, sotto la mia tunica. La nostra tunica è il sacro guscio entro il quale il vero dio ci ha creati. Nulla di me può fuoriuscirne. – e intanto carezza la stoffa come se fosse la pelle della madre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ghigo lo guarda esterrefatto. Si è sparato una sega mentre lui riandava con la memoria ai momenti più belli della sua vita, ai momenti di controllo supremo. E quel ragazzo non sa tenere a freno nemmeno gli istinti più biechi. Questo stupido non è degno della medicina di Larriet, pensa. Anzi, lo urla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Porca puttana tu non sei degno di questo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Steve s’alza dal divano, spaventato, e arretra fino alla finestra. Scosta la tenda con le spalle mentre indietreggia e Ghigo vede che fuori e notte, come sperava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Stronzetto voltati e guarda il buio. – ordina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Steve lo asseconda terrorizzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Apri la finestra. Senti l’aria frizzante della notte. Su, fallo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Steve apre la finestra e dischiude le narici, è vero l’aria è piena di pensieri felici. Se non ci fosse il rumore della città che prepotente si infiltra nella sua coscienza, potrebbe davvero dire che Ghigo ha ragione, che la vita si può controllare. Che la felicità è dietro l’angolo e si può afferrare. Ma il suo maestro gli ha insegnato che le illusioni non sono la felicità, che la felicità è solo comprensione. Se ci si lascia dominare dalle illusioni si perde di vista la strada che conduce alla creazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ghigo gli si avvicina. Il pivello è perso nei suoi pensieri e la notte lo ammanta lì dov’è, affacciato alla finestra con mezzo busto di fuori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo prende all’altezza delle ginocchia e lo scaraventa oltre il parapetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Steve cade e pensa a quello che dice il maestro. Che le illusioni i sono pericolose. È vero. Le illusioni di tutti, anche le sue. Urla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’urlo si spegne nel crack sull’asfalto, sei piani più sotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È a quel punto che nella stanza, la porta si apre ed una improbabile infermiera entra chiamando a gran voce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Steve Deagle? Steve deagle, dov’è? E’ il suo turno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Non c’è, risponde Ghigo. Ha detto che non faceva per lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Allora tocca a lei, signor?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Alvarez, Ghigo Alvarez&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’infermiera sorride nascondendo il disappunto, il suo capo non sarà felice. Un cliente è andato perso. Vabbé rimane ancora questo, sembra in buone condizioni, pensa. Un altro maniaco del controllo o un altro folle seguace di sette piene di imbecilli. Ma non devono farsi illusioni. Questa volta sarà l’ultima che moriranno. Questa volta è per sempre. Poi i loro organi serviranno a persone più furbe di loro.&lt;br /&gt;Mette una bella “x” sulla cartelletta e sorride di nuovo, più sollevata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Ha ragione, il suo nome è il prossimo della lista. Prego, mi segua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Zani Ettore – Febbraio 2006&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-3690808027290790989?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/3690808027290790989/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=3690808027290790989&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3690808027290790989'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3690808027290790989'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/02/la-ventiseiesima-morte.html' title='La ventiseiesima morte'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-6005707826164047720</id><published>2008-01-13T14:07:00.000+01:00</published><updated>2008-01-13T21:45:11.555+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Quando te ne andrai</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.ausinetwork.it/images/1390_porta_aperta3.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px;" src="http://www.ausinetwork.it/images/1390_porta_aperta3.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;p style="text-align: center;" class="MsoNormal"&gt;Quando te ne andrai&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: center;" class="MsoNormal"&gt;lascia aperta la porta&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: center;" class="MsoNormal"&gt;cosi che la voglia di voltarmi&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: center;" class="MsoNormal"&gt;sia l'ultimo rimpianto che avrò.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: right;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ettore Zani – Gennaio 2007&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-6005707826164047720?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/6005707826164047720/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=6005707826164047720&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6005707826164047720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6005707826164047720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/01/quando-te-ne-andrai.html' title='Quando te ne andrai'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8339557362197787610</id><published>2008-01-08T21:13:00.000+01:00</published><updated>2008-01-08T21:16:39.656+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>I due talenti</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.calshop.biz/disegni_2005-2006/tucano-toucan.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 279px; height: 372px;" src="http://www.calshop.biz/disegni_2005-2006/tucano-toucan.gif" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;Tutti nascono con qualche talento speciale e Valentina scoprì presto di possederne due. Per prima cosa era bravissima nel perdersi, nemmeno doveva sforzarsi per dimenticare da quale parte era arrivata o la direzione in cui doveva andare, le bastava serrare un momento gli occhi e, opplà, non sapeva più dove si trovava.&lt;br /&gt;Il primo giorno di scuola della seconda elementare, per esempio, Valentina camminava lungo la via dell’istituto a meno di cinquecento metri dall’ingresso principale quando si domandò quanto grande fosse il suo talento. Detto fatto chiuse gli occhi e, considerando la missione davvero impossibile, un pochetto ci si impegno pure nell’intento: fece un giro su se stessa e convinta di essere tornata al punto di partenza riaprì gli occhi.&lt;br /&gt;Che stupore nel vedere la città così cambiata. Non c’era forse il panettiere dall’altro lato della strada? No, ora c’era una stupenda vetrina piena di torte, e il giornalaio che fina aveva fatto? Al suo posto vedeva solo un carretto dei gelati.&lt;br /&gt;E la scuola, ci sarà ancora? Si chiese Valentina. Corse allora a perdifiato dritto di fronte a sé girando la testa a destra e sinistra cercando disperatamente il portone che aveva imparato a riconoscere ma nulla di quanto vedeva le era familiare. Anzi, tutto sembrava decisamente strano.&lt;br /&gt;Il vecchietto al semaforo per dirne una.&lt;br /&gt;Valentina nel vederne i capelli bianchi da lontano s’era sentita già al sicuro, le sarebbe bastato chiedere e tutto sarebbe tornato normale ma una volta giunta alle sue spalle, fece per tirargli i pantaloni pronta già sfoggiare la sua migliore occhiata da brava bambina e quello nel voltarsi quasi la buttò a terra col lungo becco che spuntava al posto del naso. Valentina guardò il vecchietto, o quello che almeno fino a poco prima le era sembrato tale, con tanto d’occhi. I capelli erano rade piume bianche che ricadevano disordinate ai lati del viso e sugli occhi portava un paio d’occhiali nodosi e bozzolosi che sembravano fatti di rami secchi. E poi il becco, un lungo becco giallo che le ricordava quello di un tucano, cosi come lo aveva visto disegnato sul suo libro.&lt;br /&gt;Valentina non sapeva se scappare o rimanere impietrita sul posto ma poi si disse che se era arrivata fin lì tanto valeva provare a chiedere lo stesso.&lt;br /&gt;“scusi”, cominciò “mimi saprebbe di i ire dodove si trova la a scucuola?” chiese, incespicando sulle parole come fossero gradini sconnessi.&lt;br /&gt;Il vecchio Tucano la sbirciò da sotto gli occhiali abbozzando un sorriso improbabile con l’enorme protuberanza che si ritrovava al posto di bocca e di naso.&lt;br /&gt;“Per quanto ne so io piccola”, cominciò a dire dimenando il becco tanto che Valentina doveva stare attenta a scansarlo di quando in quando “in questa città non esiste nessuna scuola”.&lt;br /&gt;“E allora io, dove stavo andando fino a cinque minuti fa?” lo rimbeccò Valentina, domandandosi se fosse possibile rimbeccare chi un becco già l’aveva.&lt;br /&gt;“Dove stavi andando tu di certo non lo so, quel che so è dove sto andando io, se vuoi ti spiego la strada ma sarebbe più facile se mi seguissi” rispose imperturbabile il tucano.&lt;br /&gt;E sia, pensò valentina, più persa di cosi non è davvero possibile, seguire questo vecchio male non farà. Certo che son davvero brava a perdermi, quando lo racconterò nessuno vorrà credermi.&lt;br /&gt;I due presero a camminare lungo un marciapiede che a Valentina sembrava fatto di torrone: “scusi ancora signor Tucano, ma questo marciapiede è di torrone?”&lt;br /&gt;“E di cosa sennò, piccola mia, il marzapane sarebbe troppo morbido e la cioccolata si squaglierebbe al primo sole. Devi convenirne, torrone, torrone per forza.”&lt;br /&gt;Valentina si fermò di botto. Si mise ginocchioni e portando la lingua per terra diede una gran leccata al marciapiede.&lt;br /&gt;“É già”, disse ad occhi chiusi, intenta ad assaporare, “proprio torrone”.&lt;br /&gt;Dopo qualche tempo che i due camminavano in silenzio giunsero ad una casupola sghemba e sbilenca.&lt;br /&gt;“Non c’è una sola linea dritta” si stupì Valentina. In effetti, era difficile persino dire dove finissero le pareti ed iniziasse il tetto, o se le finestre fossero tonde o rettangolari, la porta poi, beh Valentina non era del tutto sicura di poter chiamare porta quella cosa. Assomigliava più ad una bocca sdentata. Valentina si passò la lingua sull’apparecchio per i denti sperando che la sua bocca non diventasse mai così.&lt;br /&gt;“Signor Tucano, dove stiamo andando?” provò a chiedere.&lt;br /&gt;Il vecchio la squadrò da dietro gli occhiali; teneva la testa un poco inclinata così che le piume pendessero di un quarto nel vuoto, a vederlo non sembrava messo poi tanto meglio della casa e Valentina capì dove erano giunti, si trattava sicuramente della dimora di quel vecchio uccellaccio.&lt;br /&gt;“È casa sua vero?”, s’affrettò a dire Valentina felice dell’intuizione.&lt;br /&gt;“Esattamente” rispose il tucano, “mia e di mia moglie, la Tucanessa!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Tucanessa era ancora più incredibile del marito, o del marciapiede di torrone o della casa, Valentina pensò che non aveva mai visto qualcosa di tanto incredibile in vita sua. Era grassa, grossa, enorme e mastodontica tutto assieme. In effetti, c’era da chiedersi come fosse possibile per lei entrare e uscire di casa. Valentina aveva una voglia matta di chiederlo, ma pensò che non sarebbe stato educato. E se la Tucanessa si fosse arrabbiata? No, decisamente non voleva trovarsi di fronte una montagna arrabbiata.&lt;br /&gt;Se il corpo della Tucanessa era eccezionale non di meno era il suo becco, piccolo, davvero piccolo in confronto a quello del marito.&lt;br /&gt;“Sembra un pinguino” si lasciò scappare Valentina, troppo sorpresa per ricordarsi ancora di essere educata. Subitò si zittì e portando gli occhi a terra si scusò con un inchino: “Scusi madame” disse, e poi: “se volesse arrostirmi e mangiarmi qui sul posto lo potrebbe fare ed io non direi un ah. Sono stata davvero impertinente”.&lt;br /&gt;La tucanessa Rise, rise di gusto e tanto forte che ne vibrarono le fondamenta della casa.&lt;br /&gt;“Ti prego cara, basta ridere” imploro il vecchio Tucano, “oddio cosa hai fatto” disse poi rivolto a Valentina. La Tucanessa non smetteva di ridere ed il marito dopo poco corse fuori urlando a squarciagola: “attacco di risate, attenzione: attacco di risate, ognuno ai posti di combattimento.&lt;br /&gt;Valentina sbirciò da una finestra e vide un gran trambusto, gente strana che correva da tutte le parti mentre nella casa i soprammobili iniziavano a cadere. La Tucanessa era un tornado inarrestabile, rideva a crepapelle. Le mura avrebbero ceduto di lì a poco.&lt;br /&gt;Valentina capì che doveva andarsene. Ma in tutto quel trambusto non trovava più la porta, la stanza s’era riempita di polvere e non si vedeva ad un palmo di naso, se solo avesse avuto un becco come quello del tucano. poi d’un tratto vide qualcosa luccicare sotto la Tucanessa. Si mise carponi e lo raccolse, non sapeva perché ma doveva essere importante. Finalmente trovò una porta e uscì. Si ritrovò su un’altra via, probabilmente sul retro della casa, ma non riconosceva nulla e non sapeva dove fosse ne dove andare. Mi son persa di nuovo! Si rese conto valentina e provò a chiudere gli occhi.&lt;br /&gt;Quando li riaprì un volto enorme la stava osservando da vicino, era la maestra.&lt;br /&gt;“Bentornata tra noi Valentina” disse sarcastica.&lt;br /&gt;“Grazie signora maestra, sono proprio appena tornata, in effetti, ero a casa della tucanessa, sa che le assomiglia, e poi, e poi c’era il tucano suo marito, e tanta gente che correva ai posti di combattimento perché erano sotto attacco di risate, e i marciapiede erano di torrone e le case tutte storte che non capivi dove fosse il sopra e dove il sotto, e tutto questo per via del fatto che sono brava a perdermi, che sa è uno dei miei due talenti...&lt;br /&gt;“Valentina!!!” urlò la maestra, “ora basta, segui la lezione!” ma dal banco dietro la vocina di un compagno le chiese “valentina, pst valentina, qual’è il tuo secondo talento?”&lt;br /&gt;“beh non è un vero e proprio talento, però se ti perdi vai nel posto delle cose perdute e se stai li è facile ritrovare quel che avevi perso, sai, cose come una pallina, o dello spago, o un bottone...”&lt;br /&gt;“Anche la mia spilla Valentina?” chiese un’altra vocina, “Ci tenevo tanto era un regalo della mia mamma”.&lt;br /&gt;Valentina si ricordò d’aver raccolto qualcosa a casa della Tucanessa, aprì il palmo della mano e vide una spilla d’argento, “è questa?” chiese alla bambina.&lt;br /&gt;“come hai fatto??? Le chiesero in coro.&lt;br /&gt;“ve l’ho detto che ho del talento” rispose Valentina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zani Ettore – Luglio 2007&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8339557362197787610?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8339557362197787610/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8339557362197787610&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8339557362197787610'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8339557362197787610'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2008/01/i-due-talenti.html' title='I due talenti'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-7752008802920445261</id><published>2007-12-23T01:09:00.000+01:00</published><updated>2007-12-23T01:14:00.961+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>No, buon Natale non lo dico!</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;AltreStorie va in montagna,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;mette la giacca il cappuccio e i guanti e già che c'è vi augura:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://comgas.blog.dada.net/archive/images/buon%20anno.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px;" src="http://comgas.blog.dada.net/archive/images/buon%20anno.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;e buone feste in generale :-)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-7752008802920445261?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/7752008802920445261/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=7752008802920445261&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7752008802920445261'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/7752008802920445261'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/12/no-buon-natale-non-lo-dico.html' title='No, buon Natale non lo dico!'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-2504686302938799458</id><published>2007-12-18T01:07:00.000+01:00</published><updated>2007-12-18T01:10:25.186+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Itaca perduta</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.castfvg.it/sistsola/terra/nasa/terra_003.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 259px; height: 199px;" src="http://www.castfvg.it/sistsola/terra/nasa/terra_003.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Socchiusi le palpebre alla luce brunita del sole autunnale, sentendo la spinta del vento sulla schiena. L’aria salmastra mi riempiva i polmoni, portando in superficie sensazioni nascoste.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Era l’odore del mare quello che sentivo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Era davvero così intenso, così vivido?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Mi domandavo come fosse possibile che ancora provassi dei sentimenti per tutto questo, come fosse umanamente sopportabile. Mi urlavo addosso, mi graffiavo l’anima con i miei ricordi: “Possibile che il mio pensiero, come un gatto assassino, torni sempre a rimestare nella tana del topo?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Mi stavo facendo del male, ne ero cosciente. Eppure non potevo impedirmi di aprire gli occhi sull’immensità delle acque, e coprirmi con le mani mentre guardavo il sole tramontare.&lt;br /&gt;Uno alla volta, permisi che tutti i sensi si lasciassero irretire.&lt;br /&gt;La vista, persa nei mille riflessi colorati generati dalle onde. L’udito, incantato dalla risacca come un serpente ipnotizzato. Il tatto, solleticato dalla salinità nell’aria e nella sabbia. Il gusto, compresso nell’angustia di una sete inappagabile, e infine l’olfatto, eccitato dall’odore indelebile di organismi morti millenni prima.&lt;br /&gt;Tutto questo. L’oceano.&lt;br /&gt;Poi lo feci, ancora una volta. Mi costrinsi a guardare.&lt;br /&gt;Dal principio vidi un puntolino nero in cielo a nord-ovest, si notava appena per via del riflesso del sole sull’acqua ma in breve divenne più grande. Non lasciava alcuna scia e si muoveva ad una velocità impensabile. Mi accorsi di altri piccoli punti, provenienti da terra, che si dirigevano in quella direzione. Poi dei boati lontanissimi, racchiusi nel rumore delle onde, dispersi. Tante piccole scintille laddove prima c’erano i punticini che erano sopraggiunti e infine un gran silenzio.&lt;br /&gt;Anche il mare pareva ammutolito.&lt;br /&gt;Un’ombra iniziò a distendersi lungo la spiaggia, accarezzava la rena guadagnando metri su metri, anticipando la notte. Guardai in alto e vidi il cielo coprirsi. Il punticino, come una macchia d’olio tra le nubi, si era espanso, dallo zenit si profilava tenebroso fin verso l’orizzonte in tutte le direzioni.&lt;br /&gt;A quel punto cominciò la fine.&lt;br /&gt;Ancora una volta, vidi le acque dell’oceano ribollire e ne sentii il grido, mentre il vapore saliva verso l’alto. Un grido terribile, come per un estremo dolore, come se tutti gli esseri viventi che albergavano nei più profondi recessi marini si fossero svegliati nello stesso attimo ed urlassero, disperati per l’abbandono delle acque.&lt;br /&gt;La sabbia si fece incandescente, il sole sparì senza alcun addio oltre il muro di oscurità sopra la mia testa.&lt;br /&gt;Vidi pezzi di terra, pezzi interi di questo mondo staccarsi e rigirarsi su se stessi. Mi voltai in direzione della città e vidi che non c’erano più grattacieli, non più edifici, non più strade, ma solo le braci roventi di un camino che qualcuno aveva spento in un sol colpo. Vidi le mie mani strapparsi in brandelli ed avvertii rivoli di sangue calarmi sugli occhi. Era tutto buio, era tutto distrutto e finalmente persi i sensi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi risvegliai sul pavimento in acciaio. Una mano calda mi toccava la spalla e una voce di donna mi sussurrò, piano, all’orecchio: “Sarà la decima volta questo mese che ti ritrovo qui, svenuto. Non credi che possa bastare?”&lt;br /&gt;No, non bastava. Lo avrei urlato ma fu sufficiente voltarmi per vedere dentro i suoi occhi il mio stesso dolore.&lt;br /&gt;Ci alzammo. Andai alla consolle di comando e chiusi il programma olografico.&lt;br /&gt;Oltre le paratie trasparenti solo il freddo spazio.&lt;br /&gt;Noi non dovevamo lasciare che accadesse, potevamo fermare tutto quanto ma non lo avevamo fatto, non ne eravamo stati capaci. Ci rimaneva solo l’immensità del cosmo il cui fascino era come quello degli oceani, ma più freddo, glacialmente infinito. La terra, intanto, malediceva i suoi figli attraverso il vuoto cosmico, ci malediceva per una guerra che avevamo voluto ma che non eravamo grandi abbastanza per conoscere.&lt;br /&gt;L’umanità si era sentita importante dopo la scoperta dei viaggi spaziali, si era sentita degna dell’Olimpo. E invece erano bastati due giorni, due giorni per vedere un intero pianeta distrutto e fuggire, quei pochi come me che ne ebbero il modo. Ma sarebbe stato meglio morire là, quel giorno, sentire le carni disgregarsi e sciogliersi per le radiazioni, piuttosto che vivere questo presente.&lt;br /&gt;Eravamo in diecimila per ogni nave, cinque navi per stazione orbitale, dodici stazioni orbitali su tutto il pianeta. Seicentomila dispersi tra gli angoli della galassia, seicentomila su più di dieci miliardi.&lt;br /&gt;Eravamo i figli rinnegati di un pianeta che non viveva più, degli Ulisse senza Itaca, attratti in eterno da un canto di Sirena a cui non avremmo potuto resistere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Zani Ettore - Novembre 2007&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-2504686302938799458?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/2504686302938799458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=2504686302938799458&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2504686302938799458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2504686302938799458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/12/itaca-perduta.html' title='Itaca perduta'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8799107948213000993</id><published>2007-12-01T17:57:00.001+01:00</published><updated>2008-12-10T23:13:00.618+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gollum'/><title type='text'>Che sporcaccione!</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/R1GSuBvH4xI/AAAAAAAABTk/yMJI9CKfXYk/s1600-R/gollum+sporcaccione2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/R1GSuBvH4xI/AAAAAAAABTk/PjDdmOLdzwU/s400/gollum+sporcaccione2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5139049969244168978" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ecco cosa combina quello sporcaccione di Gollum quando io non sono a casa.&lt;br /&gt;Gli metterò il guinzaglio...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8799107948213000993?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8799107948213000993/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8799107948213000993&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8799107948213000993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8799107948213000993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/12/che-sporcaccione.html' title='Che sporcaccione!'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/R1GSuBvH4xI/AAAAAAAABTk/PjDdmOLdzwU/s72-c/gollum+sporcaccione2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-2376292260307329052</id><published>2007-11-22T00:00:00.000+01:00</published><updated>2008-12-10T23:13:00.823+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Narrativa'/><title type='text'>L'uomo di paglia</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.soulofphoenix.net/blog/wp-content/uploads/2007/03/drown.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; WIDTH: 262px; CURSOR: pointer; HEIGHT: 308px" alt="" src="http://www.soulofphoenix.net/blog/wp-content/uploads/2007/03/drown.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere, perché non sono vive, gli oggetti non parlano, non camminano, non ricordano al posto nostro. Gli oggetti non dovrebbero spaventare e neppure ispirare un gran ché di sentimento, sono solo insignificanti propaggini della parte inanimata di questo mondo; eppure, perché un eppure ve lo aspettavate, la vita non è concetto tanto facile da ammansire, come una bestia da soma recalcitrante ad essere cavalcata si ribella, ci stupisce facendo cose fuori dell’ordinario, contrarie alla ragione comune, e ci disarciona cogliendoci in fallo quando eravamo certi d’essere a un passo, uno solo, dalla conquista della verità. Ci sono giorni in cui anche degli oggetti si deve aver paura e ci sono momenti in cui la verità e la ragione non sono le stesse che abbiamo sempre creduto che fossero.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify;font-family:georgia;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Tornavo a casa ed era sera, una di quelle sere assolutamente comuni, sapete, quelle in cui il sole scivola languido dietro le colline ad ovest lambendo i comignoli della città, allungando le ombre fino a farle scomparire entro un buio più grande. Un buio famelico che dapprima ammorbidisce tutto: le forme e i colori dei palazzi, il cipiglio deciso dei passanti diretti a casa, il profilo sfilacciato degli alberi ai lati delle strade, e poi, inaspettato divora. Cala sulla città improvviso e tappezza di nero… ma questa è la notte ed ancora non era così tardi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Giunto al civico venti alzai lo sguardo e salutai, aggrottando un ciglio, il portone di casa mia. Aspettavo con ansia il momento di togliere pastrano e guanti, appoggiare il bastone nel suo angolo e dirigermi veloce al camino, dove avrei trovato la legna già pronta, affastellata con cura dalla mia domestica e un fiammifero in terra per dare la fiamma. Rosemary era un’anziana signora che da un decennio ormai prestava servizio in casa mia, da quando avevo deciso di abbandonare le agiatezze della dimora di famiglia, appena discosta da Piccadilly, e trasferirmi nella più lontana Camden Town. Allora credevo di essermi allontanato abbastanza da mio padre e mia madre ma la città aveva più fame di quanta ne avesse la mia gioventù ed in breve, coi primi rintocchi del novello secolo, mi ritrovai di nuovo inglobato nella città, raggiunto dai tram, dalle carrozze, dagli autobus trainati dai cavalli, intontito dallo stridore e dal fracasso, e soprattutto, cosa ancora peggiore per me, sul percorso diretto del tram che portava a Piccadilly.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify;font-family:georgia;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Salii le scale con il cuore ingombro, venivo proprio dalla casa dei miei genitori che per l’ennesima volta avevano insistito per farmi tornare a casa, chiesto tra le lacrime e le minacce che riprendessi gli studi o che almeno accettasi il lavoro nella fabbrica di mio padre, che abbandonassi la vita indecente a cui mi ero votato ma le loro voci si erano semplicemente mischiate al folto coro che da qualche tempo albergava nella mia mente.&lt;br /&gt;Uno, due, tre pianerottoli ed ero di fronte alla mia porta. Frugavo tra le tasche del pastrano alla ricerca delle chiavi quando sentii il rumore. Sembrava un rantolo, ma era sottile quanto la lama d’un coltello. Proveniva indubbiamente da dietro la porta del mio appartamento. Poggiai la guancia sul legno nel tentativo di sentire meglio. Si trattava di un sibilo che rauco andava e veniva, ricordava forse il respiro di un malato di tisi come ne avevo veduti qualche volta all’ospedale cittadino, quando ancora frequentavo i corsi per diventare medico. Ma c’era dell’altro in quel rumore, un qualcosa che non sapevo dire, qualcosa che per quanto mi sforzassi non riuscivo a riconoscere come umano. Indietreggiai di un passo domandandomi se non fosse il caso di scendere in strada e chiamare un poliziotto ma tosto mi riavvicinai all’uscio per sentire ancora se non mi fossi semplicemente sbagliato.&lt;br /&gt;Silenzio.&lt;br /&gt;Doveva essere così, un abbaglio e nulla più, tutto a causa di quelle voci che non mi lasciavano in pace. Mia madre, mio padre, il mio vecchio professore, il signor Tilmann proprietario dell’emporio nel quale lavoravo; tutti convinti che le loro parole fossero più giuste delle mie. Si prendevano gioco di me, trattandomi alla stregua di un timone da manovrare a piacimento. Virare a babordo, virare a tribordo, ognuno secondo le proprie convinzioni ma mai secondo le mie.&lt;br /&gt;Stavo per infilare la chiave nella toppa quando sentii la serratura aprirsi dall’interno, il clang metallico del chiavistello che scivolava indietro ed un fruscio di passi allontanarsi veloci. Sussultai preda dello spavento ma poi il battente si scostò liberando l’uscio e vidi una figura china sul camino. Era soltanto Rosemary che s’era attardata ed ora stava preparando la legna come suo solito. Mi sentii stupido per tutto il timore provato e, scrollandomi di dosso l’indolenza rimasta dopo lo spavento, varcai la soglia. La mia casa, così come era sempre stata, mi accoglieva a braccia aperte, eppure m’era rimasto qualcosa nel sangue: una sensazione di freddo che non se ne voleva andare. Gettai un occhiata nella penombra della stanza alla ricerca di tutti gli oggetti e i mobili, come se la loro presenza potesse essermi di conforto. Come se il fatto che fossero ancora lì e non si fossero tramutati in chissà quale mostro potesse rendermi felice. Mi sentii bambino ed indifeso. Ragionavo come un bambino. Esattamente come tutte le voci nella mia testa pretendevano che fossi.&lt;br /&gt;Ma ecco, là in fondo la finestra che s’affacciava alla strada ed accanto la libreria zeppa, piena di libri disposti a casaccio ed impilati gli uni sugli altri laddove non v’era più posto nella scaffalatura; ed il sofà il cui tessuto si era stinto per l’utilizzo, rivelando come un ombra l’impronta del mio sedere ad imperitura memoria. Neppure il tappeto indiano, coi suoi ghirigori e il suo puzzo di fumo, se n’era volato via. Niente, nessun mostro, nessun genio della lampada.&lt;br /&gt;Sorrisi dentro di me e mi volsi in direzione di Rosemary il cui corpo accovacciato sul camino era un ombra scura i cui contorni si confondevano con le pareti.&lt;br /&gt;Sembrava quasi che non avesse né forma né consistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Rosemary – le dissi, - lascia pure, finisco io qui. Vai a casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La voce che mi rispose veniva da un pozzo profondo, da una lontananza inconcepibile e sinistra. La voce che mi rispose era un sibilo che avevo già udito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Non ti ricordi di me? William, davvero non ti ricordi di me?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel sentirmi chiamare per nome quasi svenni. Ricordavo.&lt;br /&gt;Era bastata quella voce ed il tempo mi si era compresso addosso fino a far scomparire il presente. Il soffitto era calato fino al pavimento per farmi sentire quale fosse il peso del passato.&lt;br /&gt;Il primo giorno nella nuova casa. Solo, senza un soldo e divorato dentro me stesso da una fame insaziabile di vita. Avevo un solo bagaglio riempito a mezzo con qualche vestito, un paio di libri e Jack.&lt;br /&gt;Jack.&lt;br /&gt;Allora i miei genitori non vollero mandarmi neppure un centesimo, speravano che l’indigenza mi avrebbe presto fatto cambiare idea ma tenni duro. Non volevo la loro vita, non volevo il loro lavoro né le loro fidanzate, non volevo le loro partite a bridge ed i loro thé delle cinque. Non volevo il carosello di volti imbellettati a cui partecipavano ogni domenica pomeriggio dopo la messa. Non volevo il quadro della regina in salotto e l’ipocrisia acida degli aristocratici che frequentavano la casa. Non volevo il sorriso forzato dei servitori, non volevo gli stallieri né il cappello fra le mani del capo degli operai, quando aspettava nella cucina di servizio di poter parlare con mio padre. Non volevo tutto questo.&lt;br /&gt;Rimasi a Camden Town e Jack mi faceva compagnia. Mi raccontava le sue storie, le stesse di quando ero bambino. E la sua voce era un sibilo perché così mi piaceva.&lt;br /&gt;Jack ero io però, non quel pupazzo di paglia che tenevo tra le mani, io ero la sua voce ed io raccontavo le storie. Io sibilavo nella penombra del camino facendo finta di avere ancora dieci anni. Ero io ad essermi perso tra le mie convinzioni, tra gli assoluti della gioventù e poi mi ero ritrovato in quel che ero diventato: Un giovane uomo con un lavoro semplice ed una domestica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Cosa sei diventato William? Un pavido!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Tu non esisti, tu non esisti, Jack ero io, io, solo io…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi aggrappai alle tende trafitto dalla paura, scivolai sul tappeto e mi ritrovai per terra, Jack ero io, continuavo a pensare. Jack non esiste. Jack è morto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Io esisto William, esisto dal giorno in cui mi hai gettato nel fuoco, in questo stesso camino, ridendo di me.&lt;br /&gt;- Non ridevo di te. Io non… no, ridevo di me che ancora giocavo con un pupazzo e mi raccontavo storie da fanciulli. Per questo ti ho gettato, uno stupido momento di stizza, il fatto è che io… - cercai di rialzarmi ma le forze venivano meno ed anche la vista mi sembrava offuscata. Le voci nella mia testa riprendevano vigore, mio padre mi urlava quanto fossi incapace, mia madre strillava preoccupata, Tilmann biascicava rimbrotti che a stento oltrepassavano la sua folta barba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Io sono solo cresciuto Jack. – finii la frase.&lt;br /&gt;- Cresciuto… ah! Io sono cresciuto. Guardami William. - E si voltò per la prima volta dacché ero rientrato in casa. Era davvero lui, ma era un uomo. Un uomo di paglia. Era alto quanto me, le mani ed i piedi due moncherini legati con dello spago ed il viso un ovale giallognolo con due profondi buchi neri al posto degli occhi.&lt;br /&gt;Non aveva bocca, non l’aveva mai avuta. La voce proveniva da quegli incavi infernali, più neri della notte che stava calando oltre la finestra.&lt;br /&gt;La notte di Ognissanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Io sono un uomo, vedi. Sono l’uomo che tu non sei mai stato capace di diventare. Tu sei piccolo William, sei rimasto piccolo perché io sono cresciuto al tuo posto ed ora reclamo ciò che è mio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non riuscivo a camminare ed allora strisciai. Mi diressi alla scrivania e presi tra le mani il crocefisso che vi era poggiato. Un regalo di mia madre. Lo detestavo ma lo tenni stretto esponendolo a mani giunte verso Jack.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Vattene – urlai piangente.&lt;br /&gt;- E dove? È questa casa mia.&lt;br /&gt;- Vattene – ripetei&lt;br /&gt;- Vattene tu! – urlo facendo tremare le fondamenta di tutto ciò che di umano mi era rimasto. Il suo sibilo era un ruggito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornò a voltarsi verso il camino, raccolse un lungo fiammifero da terra e riprese ad occuparsi del fuoco. In breve le fiamme si destarono dal loro letto di ceneri. La legna prese a crepitare e la luce si fece più intensa nella stanza. Tutti gli oggetti presero a danzare intorno a noi prendendo per mano la loro ombra. Gli oggetti erano vivi.&lt;br /&gt;Solo io ero ancora immobile, seduto sul pavimento con il crocifisso in mano. Lo scagliai contro jack.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Bravo, tanto non ci hai mai creduto – mi fece scansandosi quel tanto per non esser preso. Il crocefisso cadde nel camino e si lasciò avvolgere dalle fiamme mansueto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Ora William, sarò io a gettare te nel fuoco – e sorrise senza bocca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zani Ettore – 31 Ottobre 2007&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify;font-family:georgia;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135680640703696738" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 230px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px; TEXT-ALIGN: center" height="216" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/R0WaVSz-j2I/AAAAAAAABTc/YM6MH-_b1AE/s200/korn.jpg" width="176" border="0" /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify;font-family:georgia;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-2376292260307329052?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/2376292260307329052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=2376292260307329052&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2376292260307329052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2376292260307329052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/11/luomo-di-paglia.html' title='L&apos;uomo di paglia'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/R0WaVSz-j2I/AAAAAAAABTc/YM6MH-_b1AE/s72-c/korn.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-2504631432445806766</id><published>2007-11-20T01:42:00.000+01:00</published><updated>2007-11-20T13:59:32.474+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica'/><title type='text'>Ani DiFranco</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.righteousbabe.com/ani/index.asp"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 267px; height: 346px;" src="http://images.musicclub.it/foto/an/big/ANI_DIFRANCO.jpg.big.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ecco, avevo detto che ne avrei parlato... d'altronde di tanto in tanto qualche buon consiglio musicale va' dato.&lt;br /&gt;Ani Difranco è una cantautrice americana, piccolo genio delle chitarre che suona con accordature impossibili, all'ultimo concerto cui sono stato ne cambiava una ad ogni pezzo perché andavano riaccordate ogni volta. Ne faceva girare sei.&lt;br /&gt;Ma non ingannatevi, non è una amante dei virtuosismi, né una rockettara pazza (anche se del tutto normale non è, no non lo è proprio), i suoi testi sono profondi, semplici e spesso impegnati nel sociale e contro la guerra, è una che le cose non le manda a dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una piccola donna, minuta e dagli occhi luminosi, una voce un po' del cavolo quando parla ma corposa e sincera quando canta e di più non saprei che dirvi perché son quasi le due di notte e mi andava di aggiungere qualcosa al blog, ma qualcosa di cui valesse la pena, dopo tutto ;-)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ah vero, è giusto giusto appena uscito un doppio album che ne ripercorre la carriera, retrospettiva lo chiama lei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Canon&lt;/span&gt; di Ani Difranco, etichetta &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Righteous Babe&lt;/span&gt; (che ha fondato lei all'età di soli 18 anni e che tutt'ora sopravvive).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;buona notte...&lt;br /&gt;buon ascolto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.righteousbabe.com/ani/canon/index.asp"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 293px; height: 271px;" src="http://z.about.com/d/folkmusic/1/0/-/9/AniDiFrancoCanon.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Cliccate sulle foto per vedere la home page&lt;br /&gt;di Ani DiFranco e avere info sull'album ;-)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-2504631432445806766?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/2504631432445806766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=2504631432445806766&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2504631432445806766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2504631432445806766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/11/ani-difranco.html' title='Ani DiFranco'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-3622307171175969396</id><published>2007-11-09T00:10:00.000+01:00</published><updated>2007-11-09T00:20:02.890+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Josefina veste di blu</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.quadriolio.it/faustacaldarella/fig/grandi/faustacaldarella11.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 271px; height: 340px;" src="http://www.quadriolio.it/faustacaldarella/fig/grandi/faustacaldarella11.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Josefina è una puttana dalle grandi tette. Non chiede mai nulla e non c’è mai bisogno di chiederle nulla. Lei sa già cosa vuole ognuno dei suoi clienti. Siede con le gambe accavallate sulla grande terrazza dell’hotel in cui è ospite fissa, con tutti gli onori, e dal suo trono si pavoneggia mostrando cosce e giarrettiere con grazia ed impudicizia da vera signora. Si veste di blu, perché ama le rose tea ed ogni volta che un cliente si lagna del suo romanticismo da quattro soldi lei lo butta fuori dal letto. In mutande. Più spesso senza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Quando viene a trovarla il suo pappone sono moine e feste, quando arriva il suo amante sono fuochi d’artificio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Poi il suo amante è morto. Una brutta storia, di quelle che non sarebbe il caso di raccontare, ma Josefina è fuori di testa ed ogni volta la racconta, senza pensare alle conseguenze. Ha un pappone geloso, la vorrebbe tutta per se o per i clienti, perché i clienti sono una razza a parte: quelli pagano. Quando ha ucciso l’amante di Josefina era furibondo, gli ha sfondato il cranio con una sbarra di ferro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Era un macello. È arrivata la polizia. Neppure tre giorni dopo il fattaccio. Gabriella, la vicina di camera ha visto una mazzetta girare parecchie tasche e poi depositarsi tranquilla nei pantaloni con i gradi più alti. Poi ha visto finire quei pantaloni tra le gambe di Josefina. Il resto mancia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ora tutti i giorni sono moine e silenzi perché arriva il pappone ma non è più come prima. Josefina ha fatto indigestione della sua vita e guarda con nostalgia i coltelli da macellaio di Mastro Cesare, il cuoco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Veste sempre di blu. Sempre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;È un colore che dona, abbinato al rosso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;Zani Ettore – Aprile 2004&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-3622307171175969396?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/3622307171175969396/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=3622307171175969396&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3622307171175969396'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3622307171175969396'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/11/josefina-veste-di-blu.html' title='Josefina veste di blu'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-885186851336620438</id><published>2007-11-01T21:13:00.000+01:00</published><updated>2008-12-10T23:13:01.079+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gollum'/><title type='text'>Purtroppo condivido la doccia, e non con una bionda</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Ryo0400etCI/AAAAAAAABTQ/p5h3foouWdo/s1600-h/gollum+in+doccia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Ryo0400etCI/AAAAAAAABTQ/p5h3foouWdo/s400/gollum+in+doccia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5127969276570809378" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E nemmeno una bruna, una castana, una rossa...&lt;br /&gt;beh, almeno finalmente Gollum si è lavato, era ora!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-885186851336620438?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/885186851336620438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=885186851336620438&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/885186851336620438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/885186851336620438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/11/finalmente-gollum-si-lavato-era-ora.html' title='Purtroppo condivido la doccia, e non con una bionda'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Ryo0400etCI/AAAAAAAABTQ/p5h3foouWdo/s72-c/gollum+in+doccia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8128383685690665882</id><published>2007-10-18T01:44:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:01.319+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Ciò che vorremmo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RxaenxtqM8I/AAAAAAAABQk/LwgBd0cfP4M/s1600-h/311294883_1108e8ff45_o.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RxaenxtqM8I/AAAAAAAABQk/LwgBd0cfP4M/s400/311294883_1108e8ff45_o.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5122456032377451458" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Corde tese&lt;br /&gt;su ponticelli di lame affilate,&lt;br /&gt;mentre ogni nota echeggia profonda&lt;br /&gt;mischiando gioia e dolore&lt;br /&gt;ad affanno e liberazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Componimento imperfetto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;vibrato nell'aria,&lt;br /&gt;ma secco e tagliente&lt;br /&gt;al tocco di crini invisibili,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ed ogni notte musica maestro&lt;br /&gt;quando parte l'orchestra&lt;br /&gt;che suadente crea dal dolore&lt;br /&gt;la sua sublimazione,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando al mattino di pallido sole&lt;br /&gt;lascio un sospiro sull'orlo del tempo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e finalmente&lt;br /&gt;cala il silenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Zani Ettore - Ottobre 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8128383685690665882?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8128383685690665882/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8128383685690665882&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8128383685690665882'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8128383685690665882'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/10/ci-che-vorremmo.html' title='Ciò che vorremmo'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RxaenxtqM8I/AAAAAAAABQk/LwgBd0cfP4M/s72-c/311294883_1108e8ff45_o.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-3478063265907859981</id><published>2007-10-12T02:38:00.001+02:00</published><updated>2007-10-12T03:07:29.157+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Baba O...che?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Sì, sono le due e quaranta, ovviamente della notte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;lo so che domani dovrei svegliarmi presto ma questa sensazione di non avere sonno non passa, perché il non avere sonno è una sensazione, qualcosa del tipo: so che devo fare ancora qualcosa ma non so cosa esattamente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Nel frattempo ho letto, ho finito &lt;span style="font-style: italic;"&gt;la famiglia Winshaw&lt;/span&gt; di J. Coe, ho letto qualcosa in rete, ho riscritto spezzoni di un vecchio racconto e mi son fatto una bella tisana al finocchio (no non ridete per favore che la mia gastrite è cosa seria). Che poi, qualcuno mi deve dire come è possibile avere una gastrite a 27 anni, dopo averne passati 26 a vantarsi del proprio stomaco spaccapietre. Saranno stati gli spuntini alle tre di notte (scatolette di tonno che finivano in fretta, poi rimpiazzate con miele)? O saranno state le sbronze (tante, allegre, quasi tutte felici per lo meno)?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Il fatto è che mi ritrovo costretto a guardarmi indietro e tirare le fila della mia vita. Non so perché quando si torna ad essere single ci si senta costretti a quest'alone di nostalgia da tutankamon ma mi è successo proprio questo: ascolto i vecchi cd che non ascoltavo da una vita e mi sorprendo del fatto che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Baba O'Riley&lt;/span&gt; degli Who adesso non è più &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Baba O'Riley&lt;/span&gt; degli Who, è quella del dottor House!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Guardo le foto con i miei vecchi compagni delle superiori e mi manca il collegio (forse dovrei provarmi la febbre, l'influenza non molla), e mi domando come è possibile sentirsi così nostalgici proprio quando la tua vita si sta disegnando attorno a te in una maniera finalmente più adulta: un lavoro in cui credi, una casa, finalmente dove vivere in pace, tanti amici nuovi...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;bah... forse sono solo scemo! in effetti è per questo che fumo l'ennesima sigaretta nonostante la gastrite.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;che poi, sarò single ma ho già avuto una dichiarazione d'amore coi fiocchi proprio questa settimana: peccato che me la fatta un maschietto dopo avermi chiesto se poteva grattarmi la pancia! no non domandatevi il perché, e se proprio lo volete sapere ve lo spiegherò un'altra volta ;-)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;bai bai&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Ettore Bilbo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;PS Vado ad ascoltarmi Ani (DiFranco) che domenica ho il concerto... magari m'addormento... magari no.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-3478063265907859981?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/3478063265907859981/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=3478063265907859981&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3478063265907859981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/3478063265907859981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/10/baba-oche.html' title='Baba O...che?'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-6520194473814367843</id><published>2007-10-11T12:55:00.000+02:00</published><updated>2007-10-11T13:03:00.232+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>C'è</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.literaberinto.com/macrocosmos/Vincent%20Van%20Gogh%20Notte%20stellata.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 384px; height: 315px;" src="http://www.literaberinto.com/macrocosmos/Vincent%20Van%20Gogh%20Notte%20stellata.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;C’è la notte&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;ch’è tanto facile incontrare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;e una stanchezza sorniona&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;che bussa alla porta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;C’è un filo d’aria a soffiare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;e ci sono io&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;che non riesco a dormire.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;E poi c’è la vita,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;chiama a gran voce&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;ma non riesco&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;a starla a ascoltare,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;perché non sono parole&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;quelle che dice&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;ma soffi d’amanti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;al chiaro di luna, banale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Fin quando a bracciate&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;potrò misurare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;e il tempo e il silenzio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;rimasti da fare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;e i sogni e le lucciole&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;a divenire&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;quel tanto che credo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;mi possa, per ora,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;ancora bastare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;C’è il chiaro di luna,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;e pareti di cielo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;a soffitti di stelle,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;c’è il vento che cola&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;e pensieri di stoppa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;che posso bruciare,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;E quello che manca,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;se ancora volete,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;lo si può immaginare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Zani Ettore – Giugno 2007&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-6520194473814367843?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/6520194473814367843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=6520194473814367843&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6520194473814367843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6520194473814367843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/10/c.html' title='C&apos;è'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8375459331420948135</id><published>2007-10-08T22:57:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:01.609+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Ines e l'acqua di colonia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RwqaDRtqM7I/AAAAAAAABQE/o4xnGN9CfUA/s1600-h/61570079_8132925799_m.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RwqaDRtqM7I/AAAAAAAABQE/o4xnGN9CfUA/s320/61570079_8132925799_m.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5119073307545187250" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:85%;" &gt;Ines si scioglieva i suoi lunghi capelli bianchi e nei miei ricordi quelle mattine sono rimaste per sempre limpide. Con gli occhi del fanciullo che ero sapevo notare alcuni piccoli riflessi dorati tra le chiome. Mi parevano fluire infinite dal capo di mia nonna, che durante il resto della giornata teneva i capelli acconciati in una crocchia dietro la nuca. Li pettinava ordinatamente, con calma, ammantando quei momenti di una lentezza unica nei miei ricordi. Li profumava frizionandoli con acqua di colonia e mi parlava, rivelando quel poco di nostalgia che si permetteva di far svaporare; quel tanto da non scoppiare dopo lunghi anni di solitudine. Smetteva di essere la nonna burbera di sempre e diventava la prima fata che abbia avuto modo di conoscere nella mia vita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:85%;" &gt;Eravamo sempre seduti l’uno di fronte all’altra. Lei sulla sua seggiola grande, accanto alla finestra ed io vicino al tavolo con alle spalle la macchina per cucire di mia madre. Ambedue potevamo guardare fuori, oltre i vetri e perderci ognuno nei propri pensieri che erano tanto diversi, ma che sono l’unica cosa che ci ha legato finora. Oltre la sua morte che ai miei occhi di bambino rimase lontana, poco più di un appunto da prendere sulla vita, scribacchiare sul taccuino dei ricordi e sotterrare sotto una pila di tanti altri foglietti scribacchiati che, in qualche modo immaginavo, sarebbero venuti poi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:85%;" &gt;Ines parlava della sua vita da giovane, di quella povertà che non ho conosciuto, di quei dolori portati dalla guerra che parevano tanto un avventura incredibile. Raccontava i luoghi in cui da bambina era pastorella e li vedevo come un arcadia lontana con tanta luce. Posti dai nomi dialettali che si confondevano, e non uno me n’è rimasto in testa ad oggi, anche se sono gli stessi posti che potrei visitare ancora facendo una passeggiata tra i monti della mia vallata. Ero attratto irresistibilmente invece dal trasparire dei suoi sentimenti, forse perché in altre situazioni mi era così difficile cogliere in lei una sfumatura emozionale, forse perché con quella voce a tratti sostenuta di chi ha vissuto quanto racconta diventava la miglior narratrice con cui potessi aver a che fare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:85%;" &gt;Nel suo mondo passato vivevano personaggi dai nomignoli buffi, i soliti matti del paese che si trascinavano tra le case con la loro pazzia e non c’era verso che fossero presi in serietà dalla gente se non attraverso quella: una famigerata pazzia che sapeva di scontato già dopo poco, perché erano gli scemi del villaggio senza madre e senza lavoro, ubriaconi per forza di cose e che ci vuoi fare, un poco strambi per natura. In contrasto i Signorotti, quei pochi con i soldi che vivevano in città e l’estate s’allietavano dell’aria di montagna. Ho conosciuto un giorno una di queste “Signore” dei ricordi di mia nonna. Viveva a Milano durante la seconda guerra e scappò in fretta e furia dalla città per non morire di fame o sotto le bombe. Aveva un fratello, però, che rimase nel capoluogo per finire l’università. Fu lui che le raccontò poi di quei mesi assurdi, in cui la fame era sempre compagna di sventure e pareva sghignazzare carezzandoti coi suoi strani pensieri. Vidi questa signora nella sua casa ad E*, dove andammo a trovarla io e mia madre qualche anno fa. Aveva quasi novant’anni e ci saluto cordiale con uno dei più bei sorrisi da vecchia che mi ricordi. La sorella era morta da pochi giorni e lei ce lo disse con voce sicura, convinta forse dentro di se di poterla raggiungere a breve.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:85%;" &gt;Era semplice nella sua vecchiaia e nel tono delle sue parole riconobbi tanto entusiasmo che col tempo s’era trasformato, ma non saprei dire in cosa. È una magia che ancora non ho assaporato quella della vecchiaia e per quanto m’affascini ammetto di non aver fretta di gustarla. Me la immagino, forse, come una cucchiaiata di veleno che sorseggiamo, avvinti dalla dolcezza che si prova, consapevoli che tutto finisce, prima o poi, come mai lo siamo stati. Un limbo di certezza in cui si lasciano alle spalle i sensi di colpa per quel veleno che lecchiamo avidamente dai bordi del cucchiaio. Un lampo di luce che c’illumina bambini, intenti a leccarci i baffi un’ultima volta, e poi chissà.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:85%;" &gt;Quando mia nonna Ines rendeva onore a quel rituale mattutino dei capelli ero avvolto da tanti fantasmi, non credo che vi sia altro modo di immaginarmeli. Per lei erano ectoplasmi di ricordi e per me spiritelli di fantasia che a mano a mano andavano a dar vita al mio mondo interiore, evolvendosi come tutte le forme di vita. Incorporei forse, ma decisamente vivaci. Tenaci anche, nel voler resistere al tempo trasformandosi in qualcosa di nuovo attraverso la mia piccola mente di bambino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:85%;" &gt;Con un piccolo sforzo posso ancora sentire il profumo di quell’acqua di colonia e vedere attraverso i suoi occhi la storia più triste: la storia di un addio, com’è quasi ovvio che sia. La storia di mio nonno chiamato alle armi, che in uno dei tanti mattini di montagna si trincerava sotto le coperte di un grande letto. Un letto matrimoniale da poco inaugurato, con la fretta di chi sa che il tempo non gli basterà, lo sente nelle ossa perché tra le valli gira una brutta voce, si va in guerra e chi va in guerra lascia le mogli, chi va in guerra non torna a casa, sposa la patria o qualcos’altro, non importa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:85%;" &gt;Per questo mio nonno rimaneva avvolto in quel tepore e posso cercare d’ascoltare quel silenzio che brama creare nella sua testa per espandere gli attimi e dimenticarsi del tempo. Ma i pensieri si fanno strada, non si riesce a fermarli, sono troppo forti e lo caricano come un battaglione intero richiamandolo alla realtà, costringendolo ad afferrare con entrambe le mani quel calice di dolore che gli hanno riempito per chissà quale motivo. Ma chi ha mai voluto esser un Cristo in croce e bere quella spugna imbevuta di fiele? Il sapore di quella domanda giunge fino a me attraverso l’eco del profumo dell’acqua di colonia. Poi le grida isteriche di Ines e di sua madre che cercano di convincerlo ad alzarsi dal letto. Deve partire, deve dire addio a quelle donne, loro glielo impongono perché i carabinieri arriveranno e fucileranno i disertori, non c’è più rifugio per lui tra le montagne più alte, è troppo tardi. Deve affrontare una vita che non ha voluto e quelle donne devono dirglielo, devono, anche se preferirebbero prendere un coltello dalla dispensa e ferirsi ogni centimetro di corpo, strapparsi i capelli ad uno ad uno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:85%;" &gt;Mio nonno partì. Mori in Russia durante la seconda battaglia ma il suo nome venne scritto su carte lontane e rimase chiuso a chiave in cassetti segreti per lungo tempo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:85%;" &gt;Ines mi parlava in quelle mattine e cullava dentro se una speranza che sapeva vana. Preferiva pensare che suo marito si fosse dimenticato di lei e avesse una nuova moglie in chissà quale angolo d’Europa, piuttosto che costringersi a vederlo morto nella pozza del suo sangue. Un tramonto rosso nel cielo bianco della neve gelata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:85%;" &gt;Mio nonno partì salutando una neonata in una culla. Era mia madre. Chissà se ebbe la forza di dirle addio?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:85%;" &gt;Zani Ettore – Gennaio 2004&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8375459331420948135?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8375459331420948135/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8375459331420948135&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8375459331420948135'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8375459331420948135'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/10/ines-e-lacqua-di-colonia.html' title='Ines e l&apos;acqua di colonia'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RwqaDRtqM7I/AAAAAAAABQE/o4xnGN9CfUA/s72-c/61570079_8132925799_m.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-5741822362301977522</id><published>2007-10-03T13:10:00.001+02:00</published><updated>2007-10-03T13:17:42.454+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Neon Poesia, Libero spazio di comunicazione poetica</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il piccolo palco del Neon Pub ospita ogni primo Mercoledì del mese una rassegna aperta alla quale possono partecipare liberamente tutte le poetesse e i poeti.&lt;br /&gt;Ogni autore avrà a disposizione almeno cinque minuti per la lettura delle proprie opere.&lt;br /&gt;La commissione organizzatrice della rassegna per meglio garantire la libertà di espressione non provvederà alla lettura preventiva dei pezzi.&lt;br /&gt;Per partecipare è sufficiente segnalare la propria adesione all'indirizzo mail: neonpoesia@libero.it o direttamente al Neon Pub in Via Valvassori Peroni (angolo via Bassini), Milano.&lt;br /&gt;La prima data della rassegna è fissata per il 3 Ottobre 2007.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;In collaborazione con &lt;span style="font-size:100%;"&gt;PISCINA COMUNALE&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;spazio d'arte in copisteria - Via Campiglio, 13 Milano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-5741822362301977522?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/5741822362301977522/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=5741822362301977522&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5741822362301977522'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5741822362301977522'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/10/neon-poesia-libero-spazio-di.html' title='Neon Poesia, Libero spazio di comunicazione poetica'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-6946399269796982525</id><published>2007-10-02T13:12:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:01.912+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Una mazurka triste sul sopracciglio dell'universo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RwIqHRtqM4I/AAAAAAAABP4/M_EoGFlqu3U/s1600-h/peter.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RwIqHRtqM4I/AAAAAAAABP4/M_EoGFlqu3U/s320/peter.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116698431148667778" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt; &lt;div style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;div style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="font-family: georgia; text-align: justify; font-style: italic;"&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="font-family: georgia; text-align: justify; font-style: italic;"&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="font-family: georgia; text-align: justify; font-style: italic;"&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="font-family: georgia; text-align: justify; font-style: italic;"&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;div style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C’è una mazurka triste che suona per strada, non l’ho mai sentita ma s’è messa in testa di regalar ricordi. Non so in che stagione siamo, forse Autunno inoltrato giacché cadono le foglie, una per ogni passo di danza, c’è il pensiero che corre tra noi e anche qualcosa d’altro che non mi ricordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto la mazurka gira e gira, ed entra dalle finestre, e poi n’esce e afferra la mano di chi non vuole affacciarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È vero era Autunno, ma una prima neve era già caduta ed il freddo era Russo, quello di San Pietroburgo. Il vestito era rosso, con un'ampia scollatura a sfidare il rigore del freddo, ma eravamo in casa ed i camini erano accesi, e tu scherzavi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Non mi stringe signor Teodoro, perché?”, disse la dama.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ma io la stringo a dire il vero”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Oh… suvvia è cosi che un uomo stringe la propria dama per un ballo?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ma è poco più che pomeriggio…”, l’uomo si scusò imbarazzato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“E che significa? Forse ch’è proibito ballare come si deve finché il sole non cala?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è proibito ballare per le strade? Non è proibito ascoltare una mazurka triste dalla propria stanza, sentirla incolpare le strade d’essere così solamente strade? No, non è proibito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Così va meglio Teodoro”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ci diamo del tu?”. L’uomo parlò divertito, senza sgarbo ma non poté impedirsi una luce negli occhi che non piacque alla dama.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Sì del tu, ma non faccia troppo l’uomo e troppo poco il signore…”, rispose ella.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ed adesso di nuovo del lei”, scherzò.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“No, del tu Teodoro”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sorrisero e ballarono.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fantasmi che ballano sul folto sopracciglio di signore canuto, appena sotto quel pelo bianco, che cresce in mezzo alla fronte e si nasconde, pudico, nel proprio pallore. Affacciato alla finestra, guardo la mazurka triste volare di persona in persona e assumo quell’espressione pensosa da vecchio, che non vorrei. Penso a questi fantasmi sul mio sopracciglio e mi vedo, già fantasma, ballare sul sopracciglio di questo palazzo, ed il mondo ballare sul sopracciglio dell’universo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Perché mi guardi così Teodoro?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Perché mi fai questa domanda Nastia? Non siamo bambini eppure vogliamo giocare agli innamorati?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Per le strade di Peter si gioca agli innamorati, nei salotti di queste case a cosa si gioca?”, rispose Nastia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lui le prese una mano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Perché mi fai sentire già vecchio Nasten’ka?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Oh suvvia per due rughe da giovincello, se devo essere sincera ti donano, ti danno un aria così saggia”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Nastia…”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Lo so che te ne andrai…”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Si gioca anche in questi palazzi allora?”, domandò accigliandosi un poco&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Non si gioca più da molto tempo Teodoro, non accigliarti”, disse Nastia fermando il ballo tra uno scaffale pieno di libri e l’orlo di un tappeto venuto da chissà quale paese, “Vorrei giocare, ma non lo faccio più”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“E allora che fai?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Mio padre dice che faccio troppe domande ma è evidente che non ti conosce, Teodoro caro”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul sopracciglio dell’universo mi potrei fermare a pensare tranquillo, forse in quel luogo così lontano questa mazurka triste non suonerebbe per me, ma ogni luogo è un sopracciglio sperduto, ed ogni persona ha la propria mazurka…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“È vero che faccio tante domande sai?”, fece la donna riprendendo il passo di danza, “Faccio troppe domande e non mi do mai risposte. Sarà che siamo giovani, che ne dici Teodoro? Sarà che sono stufa di fare domande e adesso mi darò risposte… attento segui il passo… sarà che sono romantica”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Tu romantica? Non è il fiore romantico, è chi lo coglie per gustarne il sapore sotto le nari, spietato o stolto, oltre che romantico”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se adesso mi sdraio sul letto forse m’assopirò e potrò far finta di non sentire, magari non mi sveglierò più. Non in questa città almeno, ma in un'altra, una città con la Neva ghiacciata e tanti bambini che pattinano, con i ghiaccioli sui tetti che pendono e tremano minacciosi, una città dove si parla una lingua che non mi ricordò più e che suona tanto dolce e non credevo, allora non credevo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Te ne andrai…”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Sì me ne andrò”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“E non tornerai mai più”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“No”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“No”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nastia aveva occhi dal riflesso dorato e si vezzeggiava tanto per quel luccicare nell’iride marrone. Nel ripetere quel no così definitivo si sfiorò il viso con la mano e lavò dal volto quel riflesso, come una nebbia che impedisce di vedere, lo strinse nella mano ed accarezzò Teodoro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ora il riflesso del sole era suo, un bene così prezioso in quel paese freddo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sono assopito e non mi sveglierò mai più, suonatore. Non nasconderti, ti vedo laggiù dove sei, all’incrocio sotto il mio palazzo, sei tu che suoni questa mazurka così triste. Ne ho sentita solo un’altra simile, suonava nella mia testa mentre ballavo con Nastia. Solo nella mia testa perché credevo che non potesse esistere una musica così. Tu ne hai bisogno più di me ora, ne hai bisogno perché la tua musica è triste ed allora te lo regalo. Siamo tutti sul sopracciglio dell’universo ed ascoltiamo la stessa musica eppure c’è chi va e chi viene. Prendi questo riflesso dorato e lascialo vagare mentre suoni per le strade. Sono solo strade ma la gente si affaccerà dalla finestra e vedrà il sole. Io vado a sfidare un no che dissi tanto tempo fa, tanto…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Zani Ettore – Gennaio 2004&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-6946399269796982525?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/6946399269796982525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=6946399269796982525&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6946399269796982525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6946399269796982525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/10/una-mazurka-triste-sul-sopracciglio.html' title='Una mazurka triste sul sopracciglio dell&apos;universo'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RwIqHRtqM4I/AAAAAAAABP4/M_EoGFlqu3U/s72-c/peter.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-272421254005826373</id><published>2007-09-23T00:58:00.000+02:00</published><updated>2007-09-23T01:11:07.298+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Con la luna sotto il letto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.trollclub.it/images/immagini/Krinkles/0100687%20Luna%20portacandela.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px;" src="http://www.trollclub.it/images/immagini/Krinkles/0100687%20Luna%20portacandela.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ho riposto la luna sotto il letto,&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;dove ha per compagnia&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;l’uomo nero ed il babau.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L’ho nascosta per non perderla&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E guardarla quando voglio,&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;poi riporla con affetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Chiedo venia per la polvere,&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;non intacca la sua luce&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ma s’intrufola furbetta,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ma la luna non ha crepe&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;non ne soffre né si lagna&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;lei può solo rotolare,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;sono io da sopra il letto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;che mi sento raffreddato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;È il mio cuore dispettoso&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;che si lascia impolverare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luglio 2005&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-272421254005826373?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/272421254005826373/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=272421254005826373&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/272421254005826373'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/272421254005826373'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/09/con-la-luna-sotto-il-letto.html' title='Con la luna sotto il letto'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8183813754243178152</id><published>2007-09-15T19:45:00.001+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:01.994+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica'/><title type='text'>Xavier Rudd</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RuwaU9Ws7dI/AAAAAAAABEE/siwlo7lrlhQ/s1600-h/cover.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RuwaU9Ws7dI/AAAAAAAABEE/siwlo7lrlhQ/s400/cover.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5110488624528158162" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La copertina di "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;White Moth&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ve lo immaginereste Ben Harper suonare una musica piena di commistioni Reggae ed accompagnare la sua chitarra con dei Didgeridoo? No? Allora dovreste ascoltare Xavier rudd; australiano, musicista eclettico e surfista come il suo amico Jack Jonhson.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Confesso di aver appena messo in play il suo ultimo album: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;White Moth&lt;/span&gt;" con l'idea precisa di ascoltarmelo tutto per farmene un'idea, ed invece alla quarta canzone sono già pronto a raccomandarlo caldamente a chiunque mi trovassi di fronte. Forse il mio è un giudizio affrettato, sicuramente a caldo ma in questo momento sto ascoltando &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Land Right&lt;/span&gt; e la continua scoperta di nuove atmosfere cui questo artista sa dar vita mi conferma quanto sto dicendo. A tratti Ben Harper a volte Paul Simon, nomi che saltimbancano nella mente trascinati dalle sensazioni dell'ascolto ma mai mere scopiazzature.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo avuto il sospetto che fosse bravo dopo aver letto che è amico di Ani DiFranco e Jack Jonhson, ma non pensavo così bravo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Corro a cercare gli altri album, voi che fate, mi seguite?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bai bai&lt;br /&gt;Ettore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;a href="http://www.xavierrudd.com"&gt;http://www.xavierrudd.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8183813754243178152?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8183813754243178152/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8183813754243178152&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8183813754243178152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8183813754243178152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/09/xavier-rudd.html' title='Xavier Rudd'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RuwaU9Ws7dI/AAAAAAAABEE/siwlo7lrlhQ/s72-c/cover.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8273617910180356593</id><published>2007-09-14T00:18:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:02.366+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>La sera in cui la luna cadde nel fiume</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Rum3ndWs7bI/AAAAAAAABDc/ffn_c_MFTlY/s1600-h/disegno+x+il+giorno+in+cui+la+luna....jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 246px; height: 248px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Rum3ndWs7bI/AAAAAAAABDc/ffn_c_MFTlY/s320/disegno+x+il+giorno+in+cui+la+luna....jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5109817140751166898" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;  &lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Eravamo in due, cioè eravamo io e Lucille. Si gattonava dalle parti del fiume, sera tardi non ricordo bene.&lt;br /&gt;Era da un pezzo che continuavamo a parlare della solita cosa, almeno da tre o quattro incontri. Alla fine si arrivava a quel discorso, ci si girava attorno più o meno delicatamente ma alla fine sembrava che le cose si magnetizzassero allo stesso modo. I nostri pensieri cominciavano a vacillare attratti da quel centro di gravità ed infine vi sprofondavano, così anche quella sera le cose presero la solita piega.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Il lungofiume scorreva sulla destra, in direzione dell’attracco per i rimorchi delle chiatte. Si trattava di una strada sgangherata che nessuno usava più da quando l’interstatale sette era stata completata. Io e lei camminavamo stretti l’uno accanto all’altra, quasi incastrati muovendo i passi a ritmo per non intralciarci, di tanto in tanto ci sbaciucchiavamo un poco; si era anche sbronzi, non ricordo di quanti bicchieri ma qualcosa in più del solito. Quattro o cinque giri. Vodka e succo d’arancia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Fammi uno screw driver, urlava Lucille al barista e quello obbediva ogni volta. Ci godeva a vederla ubriaca, il bastardo, perché Lucille perdeva il senso del decoro e diceva cose oscene, parolacce. Anche io mi ubriacavo e non la tenevo a bada, anzi le davo corda. Sapevamo entrambi che più tardi avremmo ripreso il discorso ed allora bevevamo per prepararci ad affrontarlo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Arrivati ad una certa altezza si scendeva da una scalinata stretta che portava ad uno spiazzo direttamente sul fiume. Un porticciolo in miniatura per qualche barca di pescatori. L’acqua sciabordava mansueta come si vede nei film romantici, solo più nera. Continuammo a toccarci ancora un poco e baciarci. Lucille sembrava averne voglia ma io non me la sentivo molto a dire il vero. Era freddo e la sera non era quella giusta. C’era qualcosa nelle nuvole che non mi piaceva: erano basse e si muovevano veloci. Ricordo di aver  guardato su, mentre ci carezzavamo, e di aver pensato - per una attimo, uno solo - che la luna si stesse muovendo velocissima e dovesse cadere nel fiume. Erano le nuvole invece a scivolarle sotto la pancia, trainate dal vento, che sopra l’altezza delle case soffiava più forte. L’effetto ottico però era quello: della luna che si muoveva veloce, quasi avesse voglia di tuffarsi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Poi Lucille mi domandò se avrei avuto il coraggio. Io feci finta di nulla, per un po’, ma lei insisté domandando ancora: “allora c’è l’avresti il coraggio di ammazzarmi se te lo chiedessi, sì o no?”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;“Certo che lo avrei”, le risposi. Ero infastidito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;“Fallo!”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;“Cosa? Dai non dire sciocchezze… perché dovrei ucciderti?”, la guardai negli occhi, “perché proprio ora intendo, perché non domani o domani l’altro o che ne so, dopo.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;“Perché te lo chiedo”, mi fece, con calma, con sicurezza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Mi guardai la punta delle scarpe, poi provai a baciarla di nuovo. Le infilai la mano sotto la maglia e tastai l’ombelico. Sentii un brivido di freddo percorrerle la pancia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;“Hai detto che lo faresti no? Perché mi ami e faresti ogni cosa per me”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;“Si l’ho detto” ma continuavo a muovermi là sotto; cercavo di arrivare al seno e di stringerlo forte, che non mi sfuggisse. Prestavo poca attenzione alle parole perché volevo chiudere quella storia. Ero stufo di parlare di morte.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:georgia;"&gt;D’un tratto mi era venuta voglia di farlo. Proprio lì, proprio ai bordi di quel fiume nero che sembrava l’anima di un condannato e ci viaggiava accanto, diretta verso dio solo sa quale inferno.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Ma lei mi disse di smetterla.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;“Ho freddo”, tremò fra le labbra. Allora io mi tolsi la giacchetta che indossavo. Era abbastanza leggera comunque, e la infilai sulle sue spalle cercando di scusarmi con gli occhi perché sapevo che non avrebbe fatto granché.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;“Non importa” sembrò leggermi nel pensiero, poi aggiunse: “tanto non ho voglia di morire”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Riprendemmo la strada e ci dirigemmo verso casa.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Una chiatta ci stava passando accanto proprio in quel momento, trainata dal suo rimorchio verso la bocca di un inferno qualunque.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Zani Ettore - Gennaio 2005&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8273617910180356593?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8273617910180356593/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8273617910180356593&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8273617910180356593'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8273617910180356593'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/09/eravamo-in-due-cio-eravamo-io-e-lucille.html' title='La sera in cui la luna cadde nel fiume'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Rum3ndWs7bI/AAAAAAAABDc/ffn_c_MFTlY/s72-c/disegno+x+il+giorno+in+cui+la+luna....jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8717024718677360466</id><published>2007-09-05T00:05:00.001+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:02.721+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><title type='text'>Light</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Rt3WzkHgSXI/AAAAAAAABCU/0fmNN5bgzF8/s1600-h/ragnatela+di+luce.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Rt3WzkHgSXI/AAAAAAAABCU/0fmNN5bgzF8/s400/ragnatela+di+luce.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5106473733864835442" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;ragnatela di luce&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8717024718677360466?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8717024718677360466/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8717024718677360466&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8717024718677360466'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8717024718677360466'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/09/light.html' title='Light'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Rt3WzkHgSXI/AAAAAAAABCU/0fmNN5bgzF8/s72-c/ragnatela+di+luce.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-2817076032256019917</id><published>2007-09-04T23:50:00.000+02:00</published><updated>2007-09-05T00:02:07.454+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Voglio farci all'amore</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://deltatipico.files.wordpress.com/2006/07/sensualita.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 249px; height: 358px;" src="http://deltatipico.files.wordpress.com/2006/07/sensualita.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;   &lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Voglio portarmi nel letto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;il segreto del tempo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;e poi farci all'amore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;fino a non averne più fame,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;cacciarlo dall'uscio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;come uno scomodo amante&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;e poi farlo tornare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;con un mazzo di fiori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;e un sorriso pentito,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;per imbandire la tavola&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;e lasciarmi sbranare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ottobre 2004&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-2817076032256019917?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/2817076032256019917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=2817076032256019917&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2817076032256019917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/2817076032256019917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/09/voglio-farci-allamore.html' title='Voglio farci all&apos;amore'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-1308324279567616644</id><published>2007-09-02T17:02:00.001+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:03.430+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><title type='text'>Igiene dentale</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RtrQzkHgSSI/AAAAAAAABA0/ZIfoa6UNc1Y/s1600-h/ippo.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RtrQzkHgSSI/AAAAAAAABA0/ZIfoa6UNc1Y/s400/ippo.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5105622711864936738" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E' stato solo dopo aver fotografato questo ippopotamo che ho capito l'importanza di avere un buon spazzolino!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-1308324279567616644?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/1308324279567616644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=1308324279567616644&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/1308324279567616644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/1308324279567616644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/09/igiene-dentale.html' title='Igiene dentale'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RtrQzkHgSSI/AAAAAAAABA0/ZIfoa6UNc1Y/s72-c/ippo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-6243921181039030064</id><published>2007-08-31T13:19:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:03.539+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Ho sempre amato le favole</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Rtf5u0HgSRI/AAAAAAAABAs/AY1VwTtcUT4/s1600-h/biancaneve.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 333px; height: 243px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Rtf5u0HgSRI/AAAAAAAABAs/AY1VwTtcUT4/s320/biancaneve.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5104823285307164946" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;ecco il perché!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-6243921181039030064?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/6243921181039030064/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=6243921181039030064&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6243921181039030064'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/6243921181039030064'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/08/ho-sempre-amato-le-favole.html' title='Ho sempre amato le favole'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Rtf5u0HgSRI/AAAAAAAABAs/AY1VwTtcUT4/s72-c/biancaneve.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-5354989006330334316</id><published>2007-08-30T23:24:00.001+02:00</published><updated>2007-08-31T00:05:22.313+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Josefina veste di blu</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.barbaragalizia.it/im/nuove%20immagini/ritratto%20donna2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 274px; height: 376px;" src="http://www.barbaragalizia.it/im/nuove%20immagini/ritratto%20donna2.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Josefina è una puttana dalle grandi tette. Non chiede mai nulla e non c’è mai bisogno di chiederle nulla. Lei sa già cosa vuole ognuno dei suoi fottuti clienti. Siede con le gambe accavallate sulla grande terrazza dell’hotel in cui è ospite fissa, con tutti gli onori, e dal suo trono si pavoneggia mostrando cosce e giarrettiere con grazia ed impudicizia da vera signora. Si veste di blu, perché ama le rose tea ed ogni volta che un cliente si lagna del suo romanticismo da quattro soldi lei lo butta fuori dal letto. In mutande. Più spesso senza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Quando viene a trovarla il suo pappone sono moine e feste, quando arriva il suo amante sono fuochi d’artificio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Poi il suo amante è morto. Una brutta storia, di quelle che non sarebbe il caso di raccontare, ma Josefina è fuori di testa ed ogni volta la racconta, senza pensare alle conseguenze. Ha un pappone geloso, la vorrebbe tutta per se o per i clienti, perché i clienti sono una razza a parte: quelli pagano. Quando ha ucciso l’amante di Josefina era furibondo, gli ha sfondato il cranio con una sbarra di ferro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Era un macello. È arrivata la polizia. Neppure tre giorni dopo il fattaccio. Gabriella, la vicina di camera ha visto una mazzetta girare parecchie tasche e poi depositarsi tranquilla nei pantaloni con i gradi più alti. Poi ha visto finire quei pantaloni tra le gambe di Josefina. Il resto mancia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Ora tutti i giorni sono moine e silenzi perché arriva il pappone ma non è più come prima. Josefina ha fatto indigestione della sua vita e guarda con nostalgia i coltelli da macellaio di Mastro Cesare, il cuoco. Veste sempre di blu. Sempre. È un colore che dona, abbinato al rosso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-5354989006330334316?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/5354989006330334316/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=5354989006330334316&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5354989006330334316'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5354989006330334316'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/08/josefina-veste-di-blu.html' title='Josefina veste di blu'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8551594601459280541</id><published>2007-08-01T11:59:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:03.844+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Vacanza</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Rt3P70HgSWI/AAAAAAAABCM/fq8gf539LTM/s1600-h/birra.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Rt3P70HgSWI/AAAAAAAABCM/fq8gf539LTM/s400/birra.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5106466179017361762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RrBaSs9vSHI/AAAAAAAAA_c/uyll2OR4KpQ/s1600-h/birra.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RrBaSs9vSHI/AAAAAAAAA_c/uyll2OR4KpQ/s400/birra.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5093670455910287474" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;ALTRESTORIE VA IN VACANZA!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;CI RIVEDREMO ALLA FINE D'AGOSTO.&lt;br /&gt;NEL FRATTEMPO GODETEVI UNA PINTA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;ALLA MIA SALUTE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8551594601459280541?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8551594601459280541/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8551594601459280541&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8551594601459280541'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8551594601459280541'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/08/vacanza.html' title='Vacanza'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Rt3P70HgSWI/AAAAAAAABCM/fq8gf539LTM/s72-c/birra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-5357704314095590384</id><published>2007-07-28T12:44:00.001+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:04.038+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><title type='text'>Mare</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RqsfGM9vSGI/AAAAAAAAA_U/IN9vfWtw22g/s1600-h/100_0299-1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RqsfGM9vSGI/AAAAAAAAA_U/IN9vfWtw22g/s400/100_0299-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5092197995092330594" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La mia amica Sandra guarda il mare di Siracusa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-5357704314095590384?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/5357704314095590384/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=5357704314095590384&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5357704314095590384'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/5357704314095590384'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/07/mare.html' title='Mare'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RqsfGM9vSGI/AAAAAAAAA_U/IN9vfWtw22g/s72-c/100_0299-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-1151985323772691678</id><published>2007-07-26T13:19:00.000+02:00</published><updated>2007-07-26T13:39:26.965+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Bianca e Nera in tacchi alti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ecco, certe sere capita che te ne vai al cinema con la tua ragazza e te  ne esci pensando di essere un maghetto come Harry Potter, che hai appena visto affrontare il malvagio Voldemort.&lt;br /&gt;Esci, annaspi un poco nell'afa che ti riempie il petto, contraltare al gelo condizionato che irrigidiva i pop corn fino a poco prima, e ti incammini.&lt;br /&gt;Fai pochi passi e scopri che c'è qualcuno più mago di te. Vedi 8 tram fermi, dico otto, quattro da un lato e quattro dall'altro, ai lati le ringhiere di ferro che delimitano la strada ferrata ed in mezzo... una mini coupè grigia col tettuccio bianco. Ti dici: sbaglio o lì quella non ci dovrebbe stare!!!&lt;br /&gt;Ma ci sta, perché due belle signore, vestito bianco e vestito nero in tacchi alti, se ne venivano allegramente da corso Buenos Aires e gli viene in mente di girare per viale Regina Giovanna, tutto ok, non fosse che sbagliano ed entrano nella careggiata centrale dove erba, sassi e rotaie primeggiano incontrastate. Si saran sentite la regina bianca e la regina rossa di Alice al di là dello specchio perché per uscirne decidono di fare esattamente l'opposto di quando sarebbe da fare, non una breve retromarcia ma vanno avanti, avanti, avanti trecento metri fin quando, immagino inspiegabilmente per loro, si trovano di fronte un tram!&lt;br /&gt;Sto per estrarre la bacchetta magica, un semplice &lt;span style="font-style: italic;"&gt;vingardium leviosa, &lt;/span&gt;incantesimo del secondo anno, potrebbe bastare, ma poi penso: sono di fronte a del vero genio, magia di altissimo livello, e me ne sto a guardare con la bocca semiaperta e un sorriso furbetto fino agli angoli del viso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-1151985323772691678?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/1151985323772691678/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=1151985323772691678&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/1151985323772691678'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/1151985323772691678'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/07/bianca-e-nera-in-tacchi-alti.html' title='Bianca e Nera in tacchi alti'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-1889042174206267366</id><published>2007-07-23T19:06:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:04.284+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><title type='text'>Mollette</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RqTgWh4GbcI/AAAAAAAAA-8/OfjIHARShkY/s1600-h/mollette.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RqTgWh4GbcI/AAAAAAAAA-8/OfjIHARShkY/s400/mollette.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5090440156490919362" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Vi lascio un po' di fresco, immagino ce ne sia bisogno!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-1889042174206267366?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/1889042174206267366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=1889042174206267366&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/1889042174206267366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/1889042174206267366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/07/mollette.html' title='Mollette'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RqTgWh4GbcI/AAAAAAAAA-8/OfjIHARShkY/s72-c/mollette.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-8680351666989925344</id><published>2007-07-17T13:57:00.000+02:00</published><updated>2007-07-17T14:00:27.925+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Il fiociniere Columbus Bartleby</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://web.dsc.unibo.it/%7Emontanar/ig/immagini/img3.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 250px; height: 311px;" src="http://web.dsc.unibo.it/%7Emontanar/ig/immagini/img3.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Che Columbus Bartleby fosse il miglior fiociniere della st. Patrick lo sapevano anche i sassi ormai, a Porto del Mar, in culo al Cile.&lt;br /&gt;Era taciturno però, e non parlava mai con nessuno, né di nessuno. Neppure dell'armatore W. T. Fedder. Non si univa mai ai suoi compagni quando si divertivano a sparlarne, dicendo che quella T. stava per Teodor. Un nome da invertito, dicevano. Ma se l'armatore li avesse sentiti in pasto ai pescicani li dava, in pasto ai pescicani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per lo più passava il suo tempo girellando sul ponte, mentre cantava il solito motivetto: una canzone balorda che, con la voce di madama Chica, manteneva ancora una parvenza di dignità, ma con quella roca del fiociniere sembrava al massimo uno grugnito scacciapensieri.&lt;br /&gt;Che poi madama Chica non era il vero nome della cantante del bar, giù al porto. Si chiamava Ines, invece, quel donnone dalle tette di balena, e dalla fica gentile, che accoglieva i marinai più tristi come un faro le navi sperdute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bartleby passava spesso il suo tempo con la Chica, quando non era sul ponte. Non ci faceva solo all'amore ma parlava anche, con lei. Era l'unico che ci parlava e del silenzio che manteneva sulla nave non rimaneva traccia quando stava col donnone. Anzi, gli si scioglieva la lingua come il pack a Natale, quando fa caldo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stava ad ascoltare pure. Aveste veduto come pendeva dalle sue labbra mentre parlava del marito, morto di crepacuore per quella cagna che gliel'aveva portato via. Una mattina di Maggio, ricordava, dopo tre mesi d'agonia aveva esalato l'ultimo respiro pronunciando quel nome. ¡Madre de dios! urlava la Chica mordendosi le labbra, ci stavo io al capezzale di quel “cachorro” mentre crepava, non la puttanella; e Bartleby, mentre l'ascoltava si metteva a piangere, tutte le lacrime di questo mondo si sarebbe detto. Un omone di quasi due metri con delle braccia da toro, che frignava come un bambino per le pene del passato di Ines.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si amavano quei due, non ingannatevi, l'amore è cosa per chi ha tempo d'innamorarsi. Si sopportavano, solo questo, e si davano una mano l'un coll'altra per lavar via il sudiciume di quel porto della miseria. Tanto più che Bartleby non era mai stato con una donna per amore.&lt;br /&gt;Nato da una prostituta, un padre non sapeva proprio cos'era. Nelle bettole di porto ci aveva passato la giovinezza, cresciuto fra i rutti dei marinai e le scopate al piano di sopra.&lt;br /&gt;Si domandava a volte, quando era per mare, e spesso proprio nell'attimo prima d'avvistare il soffio d'una balena, cosa fosse quella scintilla d'amor proprio che sentiva in cuore. Quella sensibilità che lo prendeva a volte e gli procurava lo scherno dei suoi compagni.&lt;br /&gt;Malediceva d'essere il migliore fra loro e per questo sempre esposto alle lodi, quando invece avrebbe voluto starsene tranquillo nel suo angolo di mondo, che tanto laggiù, sperduto fra le natiche del continente sudamericano, delle lodi poteva farsene ben poco. neppure le balene per questo avrebbero avuto maggior paura di lui. Non capivano, semplicemente, perché le si ammazzasse; per cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Chica lo coccolava come un frugoletto, stringendolo e soffocandolo fra i seni enormi, mentre lui adagiato sulla schiena le chiedeva di raccontare una storia, una storia del passato come sempre, perché il passato può esser merdoso quanto vuole ma è comunque meglio del presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché è cosi Chica? Domandava, perché non ci va mai bene niente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il donnone non rispondeva, lo stringeva solo di più e gli infilava la mano nei pantaloni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zani Ettore - Marzo 2003&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-8680351666989925344?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/8680351666989925344/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=8680351666989925344&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8680351666989925344'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/8680351666989925344'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/07/il-fiociniere-columbus-bartleby.html' title='Il fiociniere Columbus Bartleby'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-358996017665170416</id><published>2007-07-16T19:05:00.001+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:04.506+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gollum'/><title type='text'>Buone maniere</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RpuloYs2yiI/AAAAAAAAA-0/2xTuaq5EZig/s1600-h/gollum+si+lava+i+denti.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 399px; height: 301px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RpuloYs2yiI/AAAAAAAAA-0/2xTuaq5EZig/s400/gollum+si+lava+i+denti.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5087842317289048610" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il mio amico Gollum non conosce le buone maniere, come potete vedere, ma è un inseparabile compagno di sbronze&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-358996017665170416?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/358996017665170416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=358996017665170416&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/358996017665170416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/358996017665170416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/07/buone-maniere.html' title='Buone maniere'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RpuloYs2yiI/AAAAAAAAA-0/2xTuaq5EZig/s72-c/gollum+si+lava+i+denti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-458816803618843404</id><published>2007-07-15T13:50:00.001+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:04.954+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fotografie'/><title type='text'>July col cappello</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RpoKYYs2yhI/AAAAAAAAA-s/kwN0f-jWAOI/s1600-h/100_0219bis.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 319px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RpoKYYs2yhI/AAAAAAAAA-s/kwN0f-jWAOI/s400/100_0219bis.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5087390143132125714" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Juliana col cappello sotto lo splendido sole di Sicilia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-458816803618843404?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/458816803618843404/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=458816803618843404&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/458816803618843404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/458816803618843404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/07/july-col-cappello.html' title='July col cappello'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/RpoKYYs2yhI/AAAAAAAAA-s/kwN0f-jWAOI/s72-c/100_0219bis.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-436182174678134986</id><published>2007-07-15T00:13:00.001+02:00</published><updated>2007-07-15T01:02:21.360+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri'/><title type='text'>Un deplorevole tentativo di sublimazione</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.lealidiermes.net/images/narciso.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.lealidiermes.net/images/narciso.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Posso permettermi un pensiero? Intendo qualcosa che non sia per forza ben scritto, strutturato, ricercato? Forse addirittura uno sfogo chissà, vediamo che ne esce; bisogna partire, iniziare a scrivere e lasciare che le parole si susseguano le une dopo le altre come fossero bracciate che tirano una corda: oh issa, oh issa, forse in fondo al pozzo c'è qualcosa che vale la pena tirare in superficie.&lt;br /&gt;Emozioni probabilmente. Spesso tanta rabbia o peggio ancora: frustrazione. Ah brutta bestia la frustrazione, brutta perché non sai mai da dove arrivi esattamente, quando o perché sia cominciata. Nemmeno ti immagini quanto possa essere forte fin che non te la ritrovi appiccicata al collo come una sanguisuga che risucchia le tue ultime energie. Fai appena in tempo a chiederti: ma com'è possibile se fino a un attimo fa ero pieno d'energia? Tutto andava bene, ti sentivi abbastanza normale, né più né meno che il solito insomma, e poi... poi tutto ti cade addosso e ti rendi conto che non hai voglia di muovere un solo passo. No, non è depressione come si potrebbe pensare, non c'entrano tristezza o sbalzi d'umore, te ne rendi perché un po' ci pensi e scopri che qualcosa dietro c'è. Una parola non detta, un'incomprensione dell'ultimo minuto, un desiderio inafferrato, una stanchezza malcelata. Caos. Ecco il punto, il solito caos primigenio da cui tutto è nato e da cui tutto, in qualche strana misura, ancora dipende. Tanti piccoli perché che nascono crescono, si assommano e moltiplicano, si fanno beffe di te che li sottovaluti, li considerì solo le solite inezie, non ti accorgi che le relazioni assolutamente casuali che li legano stanno pian piano prendendo una forma. E' scritto nel loro DNA, o almeno lo sarebbe se l'avessero il DNA.&lt;br /&gt;Ebbene sì, non è quello che ci troviamo davanti, un ostacolo, di qualunque natura esso sia, la cosa importante, non è il muro contro cui sbattere la testa il vero problema ma sono gli invisibili sospiri che ci stanno ale spalle ad impedirci di muovere un solo muscolo, costringendoci in quella posizione tanto scomoda. Immobileruttiva frustrazione.&lt;br /&gt;Eh sì, è la vita in fin dei conti, che prepara un tumultuoso terremoto con un semplice ed irrinunciabile scopo: distruggere per concimare. La vita è in primo luogo una enorme fabbrica di Letame, con la L maiuscola.&lt;br /&gt;Suvvia non datemi del cinico, non credo che questo destino ci leghi ad una sorte già scritta, ci deprivi della nostra umana dignità o chissà quale altra minchiata. Anzi, ci da modo di scoprire ciò a cui aspiriamo davvero perché abbiamo bisogno di tutta la nostra migliore umanità per ricostruire ad ogni terremoto, e quello che ricostruiremo, il modo in cui lo faremo, gli scopi che ci prefiggeremo sono quanto di meglio abbiamo a disposizione: le nostre scelte.&lt;br /&gt;Scoprire che sì, l'amo ancora, oppure ammettere, no non l'amo più; afferrare l'idea che è il momento di cambiare qualcosa, o magari invece rendersi conto che la strada è quella giusta; aprire gli occhi e trovarsi improvvisamente di fronte ad un bivio dove prima c'era un muro. Ed, oddio, eccola la frustrazione, certo, ma è solo un attimo di salutare follia di fronte al quale ritrovare la voglia di dar bracciate ad una corda e pescare su dal pozzo. Raccolto il secchio si guarda dentro, si sorride alla vita e si riprende a camminare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zani Ettore&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-436182174678134986?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/436182174678134986/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=436182174678134986&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/436182174678134986'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/436182174678134986'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/07/un-deplorevole-tentativo-di.html' title='Un deplorevole tentativo di sublimazione'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-9219360182627895080</id><published>2007-07-14T15:21:00.000+02:00</published><updated>2007-07-14T15:43:45.713+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Narrativa'/><title type='text'>Nato da una sega</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://it.geocities.com/giovannibuzi/bacio_d_ibridi.30_5x40_5.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://it.geocities.com/giovannibuzi/bacio_d_ibridi.30_5x40_5.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;La prima volta che baciai una ragazza avevo quindici anni. A dire la verità fu lei a baciare me ma il risultato non cambia. Come si dice? Modificando l'ordine degli addendi la somma rimane invariata. Non è proprio la pura verità ma accontentiamoci di un'approssimazione. Poi, sarà pure banale, ma cavoli tutta quella lingua in bocca! Non c'ero mica abituato.&lt;br /&gt;Vi descriverò la scena, cosi avrete modo di comprendermi, ma prima un piccolo background conoscitivo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Il mio nome è Alfonso (già da solo porta in se tutta la mia disgrazia; ed è solo il nome), mio padre lavorava presso l'ATM come autista. Ora è pensionato ma le sue mansioni in casa non sono variate molto da allora, prima arrivava alle venti, mangiava la cena, guardava la tv, si toglieva la camicia e alzava il riscaldamento perché in canotta sentiva freddo. Adesso arriva alle venti, mangia la cena, esce alle ventuno con la tv quattro pollici in tasca e non si toglie la camicia perché fuori fa troppo freddo, però alza lo stesso il riscaldamento prima di andarsene. Sarà l'amore per le abitudini. Ah, dimenticavo: si chiama Fausto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Mia madre invece, si chiama Egidia, ha alle spalle una lunga carriera come casalinga. È un asso del ferro da stiro e non ha rivali con la calzamaglia. Ha un pessimo rapporto con la tecnologia e ha imparato a memoria soltanto come far partire la lavatrice, ancora oggi però si spaventa quando comincia a centrifugare. Ha paura che scoppi dice, eppure non si fa problemi a fare il caffè con la grappa quando mio padre vuole ricordarsi dei bei tempi andati, quando da giovane faceva il maestro di sci nel suo paesello di montagna.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;La lavatrice non è mai scoppiata, la moca del caffè quattro volte; con relativa scorta di "Foille" in casa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Ovviamente, come in ogni famigliola quasi borghese che si rispetti, in famiglia c'è anche una figlia, mia sorella maggiore (si chiama Giovanna ma la chiamiamo tutti Gege; non so perché) che a tredici anni, quando io ne avevo otto, si vestiva come madonna, quella di a letto con; a quindici era passata alla fase Dolores O'Riordan rischiando di soffocare nel mascara; a diciotto la mamma l'ha trovata svestita in casa e non era sola; adesso ne ha venticinque, si sta laureando e solo perché sta col suo ragazzo da addirittura sei mesi per tutti è diventata la santa della casa, ma a me non la da a bere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Io invece mi vesto ancora come a otto anni, o quasi: scarpe da ginnastica, tanto anche se sudo non mi puzzano i piedi, pantaloni neri o bianchi, non mi so decidere, maglietta girocollo di una taglia sopra che tanto sono abbastanza magro. D'inverno felpa e d'estate maniche corte. Facile no?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;*****&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Adesso possiamo finalmente tornare a quella notte di capodanno di cinque anni fa, quella della lingua in bocca per intenderci. Lei era una mia compagna di classe, non molto bella ma neppure un cesso, non molto simpatica ma neppure una stronza, l'unica cosa che aveva in abbondanza era la decisione e ne aveva per tutti e due perché se no a quest'ora sarei ancora illibato.&lt;br /&gt;Truccatissima, com'è d'uopo l'ultimo dell'anno, aveva ballato più volte sotto la distanza di sicurezza che di solito tendevo a tenere con le ragazze. Aveva fatto alzare la mia temperatura corporea non indifferentemente, insomma sudavo come un maiale sotto quella dannata maglia che chissà perché non mi decidevo a togliere e annodare in vita. Sarà per la maglietta dell'orso Yoghi che portavo sotto?! A mezzanotte esatta, l'ora dei fuochi, era sparita con tutti gli altri, uscita a far chiasso con i petardi che io invece odiavo e odio tuttora.&lt;br /&gt;Ero rimasto solo nella sala. Cioè solo, ero il solo nella sala a stare da solo, perché tutti gli altri stavano già, non mi ricordo come si diceva allora, slimonando, slinguando, baciandosi insomma. Ed ecco il momento magico, ecco che anche le mie campane si sono messe a suonare, ecco che una dolce mano si è appoggiata alla mia spalla, ecco che una vocina dolce mi fa: "Ehi, Alfonso che cazzo fai!". Non troppo dolce a dire il vero. Comunque fosse mi sono girato ed eccola lì di fronte a me che si teneva stretto forte un dito. "mi sono scottata" mi fa. "fammi vedere" le rispondo, e lei mi piazza il dito a due centimetri dal naso e si mette a ridere. Allora rido anche io, allora anche lei continua a ridere e io pure...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Dev'essere stato a quel punto che si è accorta che con me non era cosa facile perché il dito di fronte al naso si è avvicinato ancora e con tutta la mano si è stretto dietro la nuca, poi non mi ricordo bene come abbia fatto a farlo, ma l'ho fatto, ho avvicinato il mio volto al suo finché non ho incontrato le sue labbra. Ricordo di aver pensato che avevano un sapore meno salato di quanto immaginassi, poi lei ha spinto con la lingua e, anche se un po' impacciato sulle prime, mi sono lasciato andare. Alla fine credevo di essere un dio, credevo di essere stato bravissimo e di poter fare invidia a Clark Gable. Poi lei mi ha detto: "Sei un disastro Alfi!" ma ha sorriso per cui sul momento mi sono avvilito solo a metà, infine si è accorta dell'erezione e ho perso quel che rimaneva del mio orgoglio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Quando l'ho raccontato a Roberto, non dico che non mi voleva credere, ma ancora non capisco perché voleva chiamare il 118. Comunque mi ha dato dello scemo e mi ha detto: "Chi non scopa a capodanno non scopa tutto l'anno, ricordatelo!".&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Mia sorella invece, non so ancora come abbia fatto a scoprirlo, mi ha dato una pacca sulla spalla forte come non mai e quasi con le lacrime agli occhi ha proferito: "Finalmente, bravo il mio fratellino!" e poi è andata in discoteca con gli amici. Questa fu l'unica volta che mi parlò seriamente: bravo fratello adesso sei un uomo, credo che volesse dire, ma deve aver cambiato idea in fretta poi, anche se non mi ha più beccato a masturbarmi da allora.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;*****&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;"Devi essere nato da una sega", non lo dimenticherò mai: le prime parole di Carla (la lei del bacio) quando mi rivide a scuola il sette gennaio seguente, e non lo disse mica a bassa voce, quella... quella... quella vipera. Rimasi di sasso, zitto e livido in volto come un calamaro lesso, come una seppia senza il nero di seppia, come una caccola sul dito. Inebetito insomma.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Mi bruciò dentro per lunghi giorni, la mia prima delusione amorosa. Eh si, il mio primo amore era durato settanta secondi di bacio e sette giorni di sogni ad occhi aperti aspettando accanto al telefono che mi chiamasse. Ovviamente ero io che dovevo chiamare lei, probabilmente lo capivo pure allora, ma mi guardavo bene dall'ammetterlo. E poi, e poi in un niente, in sole quattro parole, una proposizione e un articolo indeterminativo tutto il mio bel castello di sabbia aveva fatto conoscenza con un Caterpillar.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Roberto seduto al banco vicino al mio rideva sotto ai baffi, il resto della classe faceva finta di non aver sentito ma eccome che aveva sentito e me lo fece notare all'ora di matematica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Gregori era interrogato e come al solito faceva scena muta, doveva solo svolgere un'equazione lineare ma lui nada, nisba, rien, vuoto cosmico. Allora Bellucchi dall'ultimo banco della classe pensò bene di gridare: "ma come Gregori non ce la fai? Ma sei proprio nato da una sega!" però guardava me, non verso la lavagna.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;La prof. s'incazzò, ma non abbastanza oso dire, l'avesse sospeso all'istante io sarei corso a baciarle i piedi, mentre invece lo chiamò solo alla lavagna; ma Bellucchi era bravo in matematica. E cosi mentre m'arrovellavo immaginandomi equazioni impossibili in settecento incognite cannibali, che divoravano il Bellucchi sputando di tanto in tanto un osso, non mi ero accorto di come Carla mi guardava: pentita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;*****&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;"De Lorenzo vedi un po' di abbassare la cresta eh, questo è l'ultimo tema dell'anno, se non prendi almeno sei e mezzo ti boccio! Capito!". Colucci era il nostro prof. d'Italiano, lo chiamavano il mastino ma non era male in realtà, fu l'unico che in cinque anni riuscì a farci capire l'analisi grammaticale e addirittura qualcosa della logica, penso che dovremo essergli grati in futuro se riusciremo a compilare il modulo della previdenza sociale, perché senza di lui la maggior parte della classe avrebbe a fatica scritto una frase ipotetica corretta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Io stavo elucubrando allegramente sul "signore degli anelli", non senza vantarmi almeno un poco di sapere che J.R.R. sta per John Ronald Reuel. Il tema era: "L'importanza degli eventi nella vita: momenti di felicità, di tristezza, di coraggio e di rimpianto", titolo che nei più aveva suscitato una nota di soffuso ribrezzo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Roberto stava parlando del padre nel suo tema, mi faceva un po' pena: suo padre era peggio del mio, beveva come una spugna e ruttava come un cinghiale di montagna; ma ad ognuno la sua guida, il suo mentore e modello di vita. Ero contento di non essere Roberto a volte.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Quando ebbi finito di scrivere la brutta chiesi di andare in bagno come facevo sempre, mi alzai e diressi con passo sicuro verso la porta pregustando quei cinque minuti di libertà e ozio nei cessi. Mi ha sempre reso felice trovarmi in un bel cesso piccolo, e magari anche puzzolente, sentendo il fiume di acido urico scaricarsi prepotente dal mio corpo per tornare ad essere parte del mondo circostante, anche se non lo direi mai al mio analista.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Fui di ritorno nel giro di pochi minuti comunque, mi sedetti al banco di piglio buono per iniziare la mia opera di ricopiatura ma c'era qualcosa che non andava: non era la mia la calligrafia rotondeggiante impressa sul foglio che avevo di fronte.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Era il tema di qualcun altro. Lo presi tra le mani e lessi l'intestazione: "Tema. Di Carla Sistri", lo rigirai guardandolo a occhi sbarrati, eh sì, era proprio il suo tema! Mi voltai verso il suo banco ma Carla stava a capo chino sul foglio facendo finta di ricopiare. Il mio foglio si trovava sotto, ma non ci feci più caso e iniziai a leggere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Ecco, ci sono delle volte nella vita di una persona che ci si sente proprio stronzi. Quella fu la prima per me, devo dire, in effetti, che Carla è stata il leit motif di tante prime volte nella mia vita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Dall'episodio della battuta sfortunata sulle progeniture e le abitudini sessuali di mio padre non le avevo più parlato, anzi avevo iniziato a comportarmi da snob nei suoi confronti, facendole pesare più di una volta la sua presenza in classe con battute un po' maschiliste. Nulla di troppo pesante eh, ci andavo leggero come un elefante indiano che fa la morte del cigno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Non avevo più incrociato il suo sguardo, se non con aria di sfida, e mai avevo realmente notato cosa mi rispondessero i suoi occhi, eppure era riuscita a fare in modo di dirmelo con quel suo tema.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;"... i momenti del rimpianto sono tanti nella vita di una persona, non vanno dimenticati perché sono le memorie dei nostri errori, sono l'alone blu dell'occhio pesto che ci portiamo dietro dopo una scazzottata. Io ne ho uno in particolare che non voglio dimenticare, ma che vorrei comunque poter cambiare in meglio, vorrei poter cambiare nel motivo di una risata tra amici, vorrei far diventare come una piuma leggera mentre invece è un macigno pesante. Ho ferito un mio amico, gli ho detto delle cose cattive e stupide e non ci sono parole migliori per scusarsi che non: scusami ho sbagliato...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Penso che sarebbe bello se potessimo dirle con serenità, tutti in coro. Trasformeremmo i momenti di rimpianto in momenti di felicità, i momenti di debolezza in momenti di coraggio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Per questo voglio ripeterle: scusami, ho sbagliato. Se le pronuncio a bassa voce sento già che il peso si scioglie e s'alleggerisce il cuore."&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;*****&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;"Alfiiiiiii, Alfiiiii, dove vai? Ricordati di comprare il latte se esci!". Mia madre, in ciabatte e vestaglia, mi ha beccato in pieno mentre cerco di sgattaiolare fuori. Purtroppo l'adolescenza ha portato con se anche sette centimetri d'altezza di troppo in quest'ultimo anno e non riesco più a passare dal corridoio nascondendomi dietro il vaso di fiori in formato extra large, sono io troppo extra long adesso. Mio padre invece è spaparanzato sul divano.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;"okkkeiiiii mamma!" le rispondo rassegnato, "ma non so a che ora torno, vado da Carla".&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;La mamma sta stirando, alza gli occhi e mi guarda un po' intontita, poi dice: " ha telefonato Roberto, dice di portargli il coso là, il ciddì di uinnovantotto, ma cos'è scusa? E poi, ma la Carla non è quella ragazza del liceo che odiavi?"&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Non c'è da preoccuparsi, la mamma sembra scema ma in realtà è solo che certe cose non sembrano entrarle in testa, la tecnologia e la vita sessuale del figlio poi sono completamente inesistenti nel suo universo personale. O forse fa solo finta, bah?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;"mamma, è un cd, un disco di dati, capito? E guarda che con Carla esco da quasi un anno a Febbraio".&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Sulla porta inceppo in mia sorella che torna da lezione, "ciao Gege, glielo fai capire tu a mà che faccio l'ITIS?"&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Zani Ettore - Gennaio 2002&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061004921888801309-9219360182627895080?l=altrestorie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://altrestorie.blogspot.com/feeds/9219360182627895080/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8061004921888801309&amp;postID=9219360182627895080&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/9219360182627895080'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8061004921888801309/posts/default/9219360182627895080'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://altrestorie.blogspot.com/2007/07/nato-da-una-sega.html' title='Nato da una sega'/><author><name>EttoreBilbo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06749723528625403275</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-3akg-2vT0cY/TwOJiMRFiII/AAAAAAAAEWQ/6VM8DMPSZdU/s220/100.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8061004921888801309.post-1872707783460572221</id><published>2007-07-05T17:37:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T23:13:05.126+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti Brevi'/><title type='text'>Il giorno in cui il SuperMegaComputer nacque col singhiozzo</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Ro0RsErXCBI/AAAAAAAAA9s/riwJY2JZYtM/s1600-h/COMPUTER.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5083739003238680594" style="margin: 0px 10px 10px 0px; float: left;" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_4IrdtjhD4mc/Ro0RsErXCBI/AAAAAAAAA9s/riwJY2JZYtM/s200/COMPUTER.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si chiama BEA, che per i cervelloni del centro starebbe a dire Biological Elaborator of Algoritms ma io lo chiamo il supermega, perché a quanto ho capito è davvero il più super computer che ci sia mai stato. Qui al centro lo coccolano un po' tutti, lo chiamano affettuosamente e lo cullano con delle nenie infantili che dovreste sentirli... Bea è un nome femminile ma chissà perché io continuo a vederlo più come un maschio. Il dottor Friesk dice che in fondo la questione del sesso è secondaria perché Bea non potrà certo riprodursi, però non vorrei mancargli o mancarle di rispetto solo perché il dottore sostiene che non importa. Bea non sa ancora parlare molto bene per cui anche se le chiedo come la pensa non potrebbe rispondermi. Il mio timore è che crescere sentendosi chiamare sia al femminile sia al maschile possa creare confusione nel suo cervellone, e lei è tutta e solamente cervellone. Ma ve lo immaginate, il primo computer pensante dell'umanità che diventa gay o bisex, nulla in contrario agli omosessuali ovviamente, però la cosa mi pare un po' comica.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Vorrei sentirmi più tranquillo riguardo a Bea, in fondo io sono solo uno spazzacorridoi qui al centro, un capitan ramazza che fa su è giù per i reparti col secchio in mano, eppure non riesco. Sarà che l'ho vista (o l'ho visto) nascere. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Quel giorno non doveva accadere nulla, secondo le previsioni la nascita era in programma per il Mercoledì seguente e si era solo a Domenica. Bea sguazzava tranquilla nella sua sacca enorme, piena di melma bianca il cui nome è liquido amniotico semiconduttore (ma cosa sia esattamente non chiedetelo a me), quando tutta la sala ha avuto come un sussulto. Avete mai avuto il singhiozzo? Ecco proprio così che ti senti tutto il busto contorcersi in un attimo dalla cintola in su, per poi spremersi di colpo e farti emettere quel suono gutturale, che la gente quando ti sente si affanna sempre a venirti appresso e darti pacche sulla schiena e chiederti se vuoi un po' d'acqua, o addirittura a cercare di spaventarti prendendoti di soppiatto e alla sprovvista. Allo stesso modo, tutti i ricercatori si erano fatti sotto al grande sacco e, premurosi, cercavano di calmare il singhiozzo di Bea. Certo è che Bea non poteva avere un autentico singhiozzo soprattutto per via del fatto che una bocca dalla quale singhiozzare non l'ha, però le vibrazioni che s'erano sparse per la sala hanno prodotto un rumore che pareva proprio quello: un grosso, forte e tumultuoso singhiozzo. Di spaventarla non si parlava neppure, e poi come? Di cosa ha paura una gelatina extra large in un sacco di liquido amniotico semiconduttore? Se non lo sapevano i dottori di certo non ci potevo arrivare io. Dalla passerella sopraelevata dove stavo a ramazzare ho visto Friesk che correva a destra e sinistra come un pazzo mentre il suo assistente Chappy, che invece si era immobilizzato a metà tra un passo e l'altro, continuava a balbettare frasi sconnesse. L'infermiera Tate sembrava l'unica capace di tenere a freno l'ansia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'infermiera Tate non è una vera infermiera, anzi deve essere un ingegnere dio-solo-sa-cosa ma va sempre in giro con quel suo grembiule azzurro che la fa sembrare tanto una sorella caritatevole. Sembrava sul punto di gridare: "Fermi tutti!!! Portatemi un secchio d'acqua calda e degli stracci puliti", come succede a volte nei film quando una donna sta per partorire e, manco a farlo apposta, è nel posto più sperduto del mondo, ma anche lei, dopo la prima iniziale euforia, s'è spenta di colpo, forse rendendosi conto che Bea doveva nascere sì, ma da dove? Voglio dire, noi esseri umani usciamo da una bella figa, calda e accogliente mentre Bea era semplicemente nel suo sacco e basta. Prima di vedere quella scena non ci avevo pensato alla mamma, a quella di Bea intendo, anche un supermega dovrebbe aver diritto ad una mamma mi sono detto o per lo meno ad una vagina, opportunamente ridimensionata, da cui sbucare facendo: "Cucù eccomi arrivato (o arrivata) ".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Credo proprio che tutto il personale presente si fosse messo a pensare alla mamma, folgorato sulla via di Damasco dal singhiozzo di Bea che doveva, forse voleva addirittura, nascere e non mancò di ribadire il concetto con un altro, conforme alla sua natura, supermega singhiozzo. La confusione era di nuovo massima. A Friesk e Chappy si era aggiunto il direttore generale del progetto, il dottor Wiska che sbraitava come un ossesso senza essere d'aiuto a ne
